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La fattoria ricostruita

Francesco Bove


Quando il Comune di Montalbano Jonico, alcuni anni fa, decise di far ricostruire una fattoria del III secolo a.C., di cui erano sopravvissute solo le fondazioni, si pensò che l’opera di ricomposizione filologica del manufatto avesse solo un significato culturale e che potesse essere poco più di un oggetto da museo all’aperto.
L’edificio era stato, infatti, costruito in un’area di straordinario valore storico e ambientale, vale a dire in una parte della chora degli antichi centri urbani di Siris-Heraclea della Magna Grecia, dove, tra VII e V secolo a.C., si erano insediati i coloni mediante una vasta opera di canalizzazione e di appoderamento dei terreni, ottenuta mediante partizioni modulari rettangolari di passo costante.
In questa rete dalle nitide geometrie si erano inserite le piccole fattorie degli agricoltori e qualche tempio. Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. questo sistema di organizzazione agraria e urbana iniziò una fase di irreversibile declino. Con la fine del III secolo la romanizzazione impose diffusamente le sue forme di strutturazione territoriale. In questa fase di profonda trasformazione venne edificata la fattoria oggetto dell’intervento di ricostruzione, che, pertanto, rappresenta una testimonianza rara di struttura insediativa rurale, con finalità essenzialmente produttive, anticipatrice delle più sofisticate forme della villa rustica romana.


Edificata mediante pareti intelaiate (assi di legno e mattoni di argilla cruda) appoggiate su bassi muri in ciottoli, conglomerato e frammenti di tegole, articolava i suoi volumi, coperti da tetti lignei con manto di tegole, su tre lati di un piccolo spazio rettangolare, successivamente chiuso da un ulteriore corpo di fabbrica, forse un granaio o comunque un ricovero di animali e derrate alimentari, e trasformato in un impluvio. La fattoria era dotata solo di pochi ambienti per l’abitazione delle famiglie dei coltivatori. Il resto degli spazi era adibito alla lavorazione dei prodotti e agli attrezzi e dalle attività di trasformazione di alcuni prodotti. L’indagine archeologica aveva evidenziato l’originalità di questa tipologia di casa a corte.
Attualmente la zona, dove è stato realizzata l’opera, è in gran parte ricoperta da una macchia mediterranea estesa circa quattrocento ettari e si trova tra i fertili terrazzamenti del metapontino a pochi chilometri dal mare laddove nel dopoguerra la riforma agraria ha maggiormente inciso nella trasformazione del paesaggio.
Si è pensato di rifare questa significativa architettura con materiali e finiture dell’epoca, utilizzando l’argilla perfino per i pavimenti dopo averla mescolata con vari tipi di olio.


Le difficoltà costruttive sono state soprattutto determinate dalla necessità di dover calcolare la struttura sulla base della normativa tecnica vigente e proteggere le pareti in terra cruda dagli agenti atmosferici durante il processo di edificazione. Per questa ragione si è preferito dare autonomia statica al telaio ligneo e comporre il tetto prima di elevare le murature. Le tamponature sono costituite da doppio paramento in mattoni crudi di produzione seriale, costipati nell’intercapedine con paglia e argilla reperita negli scarti di lavorazione e posta in opera secondo le tecniche tradizionali con sola acqua. Il cantiere ha mantenuto costantemente, un carattere artigianale essendo stato necessario servirsi in tutte le fasi di lavorazione di maestranze in grado di offrire una varietà notevole di prestazioni manualistiche.
Le finiture interne sono state realizzate con intonaco in terra cruda e completate con coloriture compatibili. Quelle esterne sono state integrate con uno speciale strato in calce per proteggere le pareti dalla pioggia e dall’aggressione degli organismi infestanti.


Alla fine del lavoro la sorprendente scoperta. L’edificio non appare solo un reperto del passato ma dimostra di possedere eccezionali qualità abitative, anche per le moderne esigenze di uso e, aspetto non trascurabile, richiede per la climatizzazione un modesto impiego di energi
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