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Mariagrazia Leonardi

Non luoghi versus Neo-luoghi
Sperimentazioni progettuali di un giovane atelier di Architettura a Catania

SOA “Spazio Oltre l’Architettura” è uno studio associato di progettazione che nasce a Catania nel 2012. Sette giovani progettisti under 35 decidono di riunirsi e creare un luogo per l’incontro tra competenza e creatività, che avvicini il ruolo dell’architetto e dell’ingegnere alla collettività. L’Atelier è quindi luogo di comunicazione e partecipazione che apre il proprio spazio alla città. Il campo di azione si amplia svolgendo accanto all’attività progettuale anche quelle culturali, legate, in particolare, al mondo dell’arte. Lo spazio diventa officina di idee, dove fotografia, pittura, comunicazione, grafica confluiscono in un unico grande progetto. Progettazione architettonica e restauro, design di interni e arredo sono i principali campi di azione ai quali SOA applica la propria filosofia.


Nuove parti di città.
Il concorso di idee per la riqualificazione di piazza ed edifici della Stazione di San Giovanni in Persiceto (Bo).
Il progetto prevede la riqualificazione del piazzale di fronte alla Stazione ferroviaria e il recupero di alcuni edifici limitrofi. Un non luogo come direbbe Marc Augé, separato dalla città ma anche quotidiano sito urbano di attraversamento

Riqualificazione di piazza ed edifici della Stazione di San Giovanni in Persiceto: attraversamenti e neo-luoghi urbani.

Una pista ciclabile è parte del progetto Eurovelo 7 che ha l’obiettivo di favorire il transito turistico in tutta l'Europa e di valorizzare localmente la mobilità sostenibile, ma esiste solo a tratti ed è priva delle necessarie strutture di servizio. Questa, nata sul tracciato ferroviario, è però l’unico reale collegamento tra la Stazione e l’Ex Arte Meccanica, ma è angusta e buia, non vi sono aree di sosta e non si connette con la città.
Disorganizzati sono pure i percorsi presenti nel piazzale della Stazione. Un tratto ferrato di servizio taglia l’area in due parti; non esistono luoghi pedonali di attraversamento né collegamenti con le vie ciclo-pedonali urbane.
Porta urbana e luogo di attesa, la Stazione deve offrire spazi per la sosta a breve e a lungo termine. Come zona di scambio, è pertanto da attrezzare per chi viaggia, ma è anche una parte di città priva di piazze e spazi pubblici ricreativi.
Diversi sono gli edifici in stato di abbandono da restituire alla città con una nuova destinazione d’uso. Si offrirebbero così nuovi spazi pubblici, recuperando, attraverso l’utilizzo dei sistemi costruttivi attuali, le architetture più pregevoli, e integrando elementi contemporanei dove particolare attenzione è data all’efficienza energetica degli edifici e alla sostenibilità ambientale.
E così nell’idea progettuale di SOA gli spazi della Stazione sono dedicati principalmente al servizio dei viaggiatori, ma sono aperti anche al pubblico esterno dal piazzale antistante. Nuove architetture costituiscono un polo formativo-culturale a servizio della comunità. Il recupero dell’edificio dell’Ex Arte Meccanica, per la sua valenza storica e architettonica rappresenta l’occasione per creare un potenziale polo attrattivo entro un più ampio progetto di riqualificazione urbana.
Nel piazzale della Stazione si riorganizza il sistema dei percorsi e l’area è liberata dagli elementi superflui e di poco pregio architettonico o urbano. Si mantengono le preesistenze arboree e si riordina la composizione dei pieni e dei vuoti. Forme geometriche pure gestiscono la composizione dello spazio aperto. Un grande quadrato, ampia zona permeabile ricoperta da un prato verde, al centro del vuoto urbano enfatizza la forma tipica della piazza. Posto in modo asimmetrico rispetto all’edificio della Stazione, segue il percorso ferrato che segna profondamente l'area del piazzale e si prolunga sul marciapiede antistante un Centro Medico, incastrandosi con questo, così da raccordare visivamente le due aree. Esso è attraversato dai quattro percorsi che confluiscono nella zona: carrabile, pedonale, ciclo-pedonale e ferrato. Altre due forme quadrangolari, più piccole, ritornano sul piazzale a definirne le aiuole. Le aree a verde sono contenute all’interno di una struttura in acciaio, leggermente sopraelevata e sospesa, così da creare una superficie continua senza interruzione di materiale. La struttura in acciaio in alcuni tratti diviene una seduta lineare che segue gli spigoli del volume.
Il percorso carrabile di via Astengo divide il “quadrato” in due parti raccordate da un percorso pedonale che disegna il collegamento tra la Stazione e la città. Questo percorso, posto volutamente in modo asimmetrico rispetto all’asse dell’edificio, si sviluppa dall’ingresso principale della Stazione fino al marciapiede antistante il Centro Medico ed è segnalato da una serie parallela di parallelepipedi a pianta quadrata che diventano a volte sedute, a volte fontana, altre volte corpi illuminanti. Il calcestruzzo traslucido caratterizza gli elementi illuminanti e quello colorato a vista tutti gli altri elementi d’arredo. La pavimentazione è in asfalto colorato riciclato, ricavato dal materiale di recupero del vecchio piazzale.
Una scultura realizzata in tubolari di acciaio si piega e affonda nel terreno per risalire in superficie al di fuori del “quadrato” verde collegando visivamente le pensiline per il bus-stop e del bike-net. Nell'estremità ovest il tubolare si trasforma in una piccola fontana artistica a raso. Alcuni tubolari rigidi oltre a sorreggere la struttura servono a contenere al loro interno le lampade a Led per l’illuminazione del piazzale.
A ovest, su via Astengo, è posta la pensilina per l’attesa degli autobus, a est è collocata la pensilina che accoglie i servizi di bike-net e bike-sharing. Entrambe le pensiline sono state pensate come due superfici, una orizzontale e una verticale, che si incastrano da un lato, creando una sorta di L rovesciata. Il lato più piccolo che poggia a terra oltre alla funzione strutturale ne svolge una comunicativa.
Il tetto delle pensiline è ricoperto da un film sottile in silicio amorfo che serve ad alimentare un eventuale pannello informativo interattivo e il servizio di bike-net. Ancora una volta, si è scelto di dare regolarità attraverso l’utilizzo di forme geometriche primarie.
Tutto il tracciato ciclo-pedonale, dal sottopassaggio fino all’ex Arte Meccanica, si trasforma in una mostra itinerante di arte contemporanea con opere di street-art.
I locali della Stazione sono recuperati come bike-hotel. Altri tre locali, a servizio sia dei residenti che dei viaggiatori a due ruote, sono una Ciclo-officina, una Casa della Musica e l’edificio di Arti e Mestieri dedicato alla formazione professionale.
 Dal punto di vista architettonico la scelta progettuale è stata quella di
allineare i tre edifici e realizzare delle forme volumetriche
 pure.
Per enfatizzare la purezza delle architetture si è deciso di rivestire i muri esterni e la copertura con una
 facciata ventilata continua. I tre edifici
 sono collegati da un elemento longitudinale vetrato. Nei vuoti generati dagli interstizi tra le architetture si collocano delle micro-corti verdi che si affacciano sul parco ferroviario. 

Data la valenza storica e architettonica dell’edificio dell’ex Arte meccanica si è deciso di intervenire con opere di restauro e di demolizione delle superfetazioni. L’edificio, è composto da quattro corpi di fabbrica, il primo caratterizzato da un tetto con capriate in legno, il secondo di tipo industriale con copertura a shed, per il terzo e il quarto, con strutture fatiscenti in ferro, si è optato per la sostituzione con un nuovo intervento di architettura contemporanea.

L’architettura contemporanea riqualifica le preesistenze.

Interior Architecture versus flessibilità
Progetto EUS a Catania
La scala dell’architettura degli interni è invece affrontata dallo studio nella realizzazione del centro di formazione e degli uffici EUS, nel centro storico di Catania.



EUS, Catania. Planimetria e sezione degli uffici.

Una hall d’ingresso divide l’area dedicata alla formazione da quella dedicata agli uffici. Il concept progettuale si fonda sulla flessibilità, creando uno spazio regolare, cangiante grazie all’utilizzo di pareti scorrevoli nella zona delle aule e spazi aperti e continui per tutto il piano in cui si sviluppano gli uffici.
Il corridoio diviene l’occasione per la creazione di un nastro, che, partendo dalla parete della hall, attraversa una porta in vetro, scende a pavimento per poi risalire all’ingresso delle aule, ripiegandosi su se stesso lungo il controsoffitto.
Il nastro che attraversa gli ambienti, sulla parete e sul pavimento è lamiera di ferro, che crea giochi di luce ed enfatizza la lunghezza del corridoio, mentre a soffitto diventa fessura di luce.
Elemento costantemente presente nel progetto, il nastro in ferro pone in evidenza anche l’area coordinamento, l’amministrazione e la zona progetti.
All’interno dell’openspace l’unica area isolata è la sala riunioni, che è stata progettata con tre pareti in vetro in modo da mantenere una continuità visiva con il resto dall’ambiente.



Sala riunioni e uffici. La continuità visiva degli spazi.

Unico elemento materico che emerge è il setto che chiude la sala riunioni, reso ancor più evidente dal trattamento cromatico e materico.
L’area relax e di ristoro è schermata da una parete in moduli quadrati in forex fissata a soffitto e retro illuminata.
Questa è l’unica parte dell’ambiente che assume una forma organica e si contrappone all’ordine formale dell’intero progetto.

L’addizione della componente “organica”.