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Tiziana Pezzella

Rafael Masó: la casa sul fiume


Ancora una casa. Stavolta in una città di provincia della Catalogna; una casa affacciata sul fiume che di quella città è filo conduttore e vuoto vitale; un luogo divenuto da subito simbolo del progressismo di una famiglia di intellettuali illuminati, profondi sostenitori dell'identità culturale del territorio in cui vivono.
Tra il 1911 ed il 1919 Rafael Masó ristruttura la casa di famiglia ottenuta dall'unione di quattro abitazioni affacciate sull'Onyar ed avente la propria facciata di rappresentanza sul vivace Carrer de les Ballesteries. Il giovane architetto ha una nuova opportunità di declinare all'unisono creatività ed abilità artigianale, a vantaggio di un committente di cui conosce perfettamente abitudini domestiche e qualità dell'abitare. Suo padre era stato il fondatore del Diario de Gerona, il quotidiano che proprio al pianterreno di quell'edificio veniva stampato già dal 1889 e che da lì continuerà a dare voce alla città ancora per molti anni.
Ma veniamo alla forma che assume Casa Masó a seguito dell'intervento di ristrutturazione: l'ingresso avviene attraverso un portale centinato impreziosito da possenti conci in pietra levigata che ben risaltano contro la parete bugnata di colore più scuro. Il vestibolo a cui si accede è interamente occupato dalla rampa di scale che, seguendo una linea spezzata, sale fino al piano nobile; domina qui la linea diagonale che prende le due possibili forme delle fasce alterne di maiolica bianche e verdi della parete a destra, piuttosto che quella del segno frammentario che perimetra le mattonelle su fondo beige che rivestono la parete sinistra. L'abitazione si apre con un piccolo vano accogliente tutto giocato sui colori caldi del bruno e del crema, rifinito dalla grata trasparente dei listelli in legno che inquadrano la scalinata diretta al piano superiore.


La verticalità prende il posto dell'andamento obliquo e tutto concorre a far sì che lo sguardo salga fino al lucernario posto in cima, unica fonte di luce della stanza e punto d'approdo di questa prima ascesa.


Gioiello del piano nobile è certamente la sala da pranzo, luogo di condivisione e teatro della vita domestica, nonché espressione massima dell'idea di “opera d'arte totale” del suo progettista. In una sorta di horror vacui pacificato, qui Masó non lascia nulla di intentato nel campo della progettazione: dal disegno del tavolo e delle sedie a quello delle vetrate che ingentiliscono porte e finestre, dall'ideazione del lampadario solenne al trattamento a listelli in fibra naturale riservato alle pareti.


Alla solennità persino troppo compassata della sala da pranzo fanno da contrappunto i due ambienti affacciati sulle sponde del fiume: venuta meno la funzione di rappresentanza, qui l'architetto dà corpo e sostanza ad un'architettura intima e disinvolta, in una parola perfetta. Tanto la veranda che conduce alla stanza del cucito quanto la cucina si ispirano all'idea di accoglienza e di benessere domestico; se nella prima giunge discreta l'eco delle decorazioni geometriche alla Mackintosh o dei raffinati disegni delle Officine Viennesi, nella seconda sembra rivivere la forma rassicurante della cucina d'antan, con le sue piastrelle bianche, l'acquaio in pietra ed il pavimento – elegantissimo! - giocato sul motivo della geometria triangolare.


L'alternanza di ambienti più formali e spazi meno rigorosi continua con quella che è forse la stanza più austera dell'intera abitazione; si tratta dello studio progettato da Rafael per il fratello maggiore Santiago, avvocato ed uomo politico oltre che unico erede della casa di famiglia. Il progetto di ogni pezzo d'arredo pare qui rispondere alla volontà di dar vita ad una sorta di Sancta Sanctorum della giurisprudenza, luogo esclusivo a cui hanno accesso solo pochi iniziati.


Più che parlare del soggiorno o dell'unica camera da letto ancora arredata - ambienti troppo “ingessati” per rappresentare a pieno la vivace creatività del nostro architetto - mi piace chiudere questo racconto informale con la stanza che è l'essenza stessa dell'informalità, in quanto luogo di intimità assoluta: la sala da bagno. Ne fanno un ambiente invitante innanzitutto il colore, un giallo caldo declinato in un paio di tonalità; poi la dimensione, decisamente generosa rispetto alle altre sezioni abitative; infine la modernità del doppio lavabo, della rubinetteria e delle appliques in metallo di gusto smaccatamente moderno.


A dire il vero Masó aveva già dato prova di questa sua particolare predilezione per i luoghi delle “abluzioni” progettando un delizioso angolo lava-mani in un minuscolo anfratto della zona giorno, dove si era servito della stessa tinta amarillo, qui abbinata ad incantevoli paraste bicolore dal rigore neo-rinascimentale.


Il nitore della facciata sul fiume - restituita al paesaggio urbano dopo i recenti restauri - è la pelle naturale e discreta del piccolo alveare di stanze in cui l'idea di casa di Rafael Masó si fa più accogliente e sincera proprio negli ambienti meno aperti agli estranei: un omaggio in punta di piedi alle uniche persone davanti a cui era ancora il ragazzo, il fratello, il figlio prima ancora che l'Architetto.