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Segnalazioni librarie
a cura di Donato Ferro
(si ringraziano gli editori per i testi e le immagini)

LUCA FERRIERI
Fra l’ultimo libro letto
e il primo nuovo da aprire

Letture e passioni che abitiamo


Fra l’ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire si schiude il territorio segreto delle passioni di lettura, che fendono la notte e accendono il giorno. Fra primo e ultimo si apre il regno del penultimo, abitato dai sogni diurni, dalla tentazione del libro-cuscino, dalla sfida del libro-accetta.
Il viaggio prende le mosse dalle passioni ‘tristi’ come la malinconia, la nostalgia, l’accidia, e fa rotta verso il desiderio di felicità e di amore che tutto muove. Cercando di far emergere i legami e gli intrecci tra le diverse passioni. La lettura viene letta a partire dalla stiva della nave, dove il cielo è un pavimento fessurato.
Ci sono due libri in questo libro. Uno naviga le acque limacciose della teoria in cerca di un porto di pace. L’altro raccoglie frammenti di esperienze e di sguardi leggenti e li annota a margine, in un basso continuo e autobibliografico che punteggia il testo principale.
Li attraversa uno strano indice che cerca di classificare l’inclassificabile, inseguendo e tracciando ogni slittamento semantico e posturale delle passioni e delle situazioni di lettura.
Tra le righe, la nevicata della lettura che tutto avvolge e imbianca.

LUCA FERRIERI sperimenta e scrive da anni sul tema della teoria e della pratica della lettura e delle comunità di lettori. Ha pubblicato numerosi volumi sull’argomento, tra cui il primo è Il lettore a(r)mato (Stampa Alternativa, 1993) e l’ultimo è La lettura spiegata a chi non legge (Editrice Bibliografica, 2011). È direttore dei servizi culturali e bibliotecari del comune di Cologno Monzese (MI). Con questo libro intraprende un ipotetico e utopico viaggio attraverso le passioni della lettura, a partire da quelle ‘tristi’, per approdare in futuro a quelle amicali e amorose, passando per la palude del ri-sentimento

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SIMONETTA CHIAPPINI
O Patria mia
Passione e identità nazionale
nel melodramma italiano dell’Ottocento

Nota iconografica di Andrea Muzzi


Gli stranieri ci hanno considerati, per almeno tre secoli, e ancor prima che fossimo una nazione, il “popolo cantante”. Italianità ha significato spontaneo talento musicale, ma anche vocazione alla pigrizia e alla delizia estetica, inerzia politica e inaffidabilità civile. Eppure il melodramma, frutto dello splendore e del malessere di un popolo oppresso, negli anni della riscossa risorgimentale è riuscito a interpretare la necessità di costruire il carattere nazionale: il “volgo disperso” geniale e truffaldino sarebbe divenuto, anche grazie alla musica, un popolo di eroi, di generosi combattenti, di martiri capaci di sacrificio e di coscienza civile. La trasformazione della donna-Italia da femmina violata e sconfitta, destinata a compiacere i vincitori e i potenti, a figura di immacolata redentrice fu rappresentata ed esaltata attraverso le peripezie vocali dell’eroina operistica, il soprano, che con la sua voce ardente e angelica ne incarnava il sublime destino di sacrificio, morte e resurrezione. Questo libro disegna l’intreccio tra melodramma e storia d’Italia, tra passione e politica, esplorando i rivoli sotterranei e i meandri segreti di un’identità nazionale ancora da scoprire.

SIMONETTA CHIAPPINI collabora con istituzioni internazionali come il Rossini Opera Festival e la Columbia University. Ha ideato e condotto spettacoli in collaborazione col Museo Archeologico di Firenze e la Fondazione Toscana Spettacolo ed è membro della Società delle Storiche Italiane. Tra le sue pubblicazioni figurano Folli, sonnambule, sartine. La voce femminile nell’Ottocento italiano (Le Lettere 2006), giunto nella rosa dei finalisti del premio Fida ninfa indetto dall’Accademia Filarmonica di Verona e un contributo sul melodramma negli Annali della Storia d’Italia (Risorgimento): La voce della martire. Dagli evirati cantori all’eroina romantica (Einaudi 2007)

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LUCIO RUSSO
L'America dimenticata
I rapporti tra le città e un errore di Tolomeo


La quasi totalità degli studiosi ha finora negato l'esistenza di antichi contatti tra l'America e il Vecchio Mondo, ma in questo libro, indagando su una questione apparentemente secondaria di storia della geografia (l'origine di un grossolano errore di Tolomeo), si dimostra che le fonti ellenistiche dell'antico geografo conoscevano latitudini e longitudini di località dell'America centrale. Questa scoperta costringe a rivedere sotto una nuova luce molti aspetti della storia. Da una parte mostra come il crollo delle conoscenze che investì il mondo mediterraneo all'atto della conquista romana sia stato ben più profondo di quanto in genere si creda. Dall'altra apre nuovi possibili scenari di lungo periodo, lasciando intravedere la possibilità di sostituire all'idea oggi dominante dell'evoluzione indipendente e parallela delle civiltà un'unica storia, connessa sin dalla remota antichità.

LUCIO RUSSO si è occupato di meccanica statistica, calcolo delle probabilità e storia della scienza. Su quest'ultimo argomento ha pubblicato La rivoluzione dimenticata (Feltrinelli 1996), Flussi e riflussi (Feltrinelli 2003) e, con Emanuela Santoni, Ingegni minuti (Feltrinelli 2010). È anche autore di alcuni pamphlet, come Segmenti e bastoncini (Feltrinelli 1998) e La cultura componibile (Liguori 2008).

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MICHELA NACCI
Strade per la felicità
Il pensiero politico di Bertrand Russell


Bertrand Russell e la politica: tutti ricordano l’attivista in prima linea contro la guerra e il nucleare, che arringa la folla o è circondato da giovani che marciano insieme a lui. L’immagine del leader pacifista ha oscurato quella del pensatore politico, quale egli decise di essere nel 1915 e quale fu per tutta la vita. Questo volume offre una ricostruzione complessiva del suo pensiero politico, da German social democracy del 1896 a Human society in ethics and politics del 1954. Al centro della riflessione di Russell si colloca la teoria della natura umana. L’orizzonte della politica è contenuto fra i poli dell’individuo e del genere umano. Il fine della politica è la felicità.

MICHELA NACCI è professore associato di Storia delle dottrine politiche presso l’Università de L’Aquila. Nel 1998 ha vinto il Premio Anna Maria Battista per il volume La barbarie del comfort. Il modello di vita americano nella cultura francese del Novecento, Milano, Guerini, 1996. Ha pubblicato fra l’altro: L’antiamericanismo in Italia negli anni Trenta, Torino, Bollati Boringhieri, 1989, Pensare la tecnica. Un secolo di incomprensioni, Roma-Bari, Laterza, 2000, Politiche della tecnica. Immagini, ideologie, narrazioni, Genova, Name, 2005, Storia culturale della Repubblica, Milano, Bruno Mondadori, 2009, Figure del liberalsocialismo, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2010.


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MICHELE EMMER
Numeri immaginari
Cinema e matematica


Spesso relegata dalla memoria degli anni di scuola tra le astruserie temibili, la matematica si prende al cinema una formidabile rivincita. I numeri e lo schermo sono affratellati dall’immaginazione. Per entrambi interi mondi diventano possibili. E oltre che possibili, diventano divertenti. Nessuno può saperlo meglio di Michele Emmer, tra i pochissimi matematici di rilievo a vantare fin dall’infanzia la dimestichezza con il mezzo cinematografico: dall’altra parte dello schermo, s’intende. È lui il bambino di nove anni che sta al pianoforte nel film Camilla, per la regia del padre Luciano, una delle figure eminenti della nostra cinematografia. Figlio d’arte e giovane matematico già affermato internazionalmente, Michele Emmer decide di non tenere separate le sue due passioni imperiose. Le ragioni di questo libro nascono allora e durano una vita intera. Numeri immaginari attinge a piene mani alle esperienze personali, ma non ha l’andamento tradizionale di un’autobiografia; fa scorribande in sessant’anni di cinema che mette in scena matematici, fornendone anche un repertorio aggiornatissimo e unico nel suo genere, ma si sottrae alle convenzioni di un saggio critico. Strutturato come un film, cattura il lettore dalla prima inquadratura ai titoli di coda. Scorrono sullo schermo delle pagine capolavori del passato e grandi produzioni di fine-inizio millennio, popolari serie televisive o corti sperimentali di scarsa circolazione, e il fermo-immagine interviene sempre al momento giusto, quando un’informazione e una chiosa competente servono a esplicitare ciò che ci era sfuggito, a richiamare libri e vicende a cui, da spettatori, non avevamo pensato. Il privilegio di avere accanto, in sala, un matematico che sa di cinema moltiplicherà il piacere della visione.

MICHELE EMMER insegna Spazio e forma all’Università La Sapienza di Roma. Si occupa da anni di cinema e arte – i suoi diciotto film hanno avuto circolazione mondiale – e dei rapporti tra matematica e cultura, su cui dal 1997 organizza ogni anno a Venezia un convegno internazionale. Presso Bollati Boringhieri sono usciti Visibili armonie. Arte, cinema, teatro e matematica (2006), Bolle di sapone. Tra arte e matematica (2009), vincitore del premio Viareggio, e il DVD Flatlandia, accluso al romanzo omonimo di Edwin A. Abbott (2008).