Hevelius mette a disposizione dei propri lettori una selezione di titoli da
leggere online su Issuu.com.
L'iscrizione alla nostra newsletter consente di ricevere informazioni periodiche
sulle iniziative della casa editrice, sulle nuove uscite e sulle promozioni speciali.

Mappe, cabrei e disegni 

Anna Còccioli Mastroviti 


Una intensa e secolare attività fin dal Rinascimento coinvolge nobili ed ecclesiastici nella conoscenza e nel governo del territorio per un uso, un controllo ed una gestione sempre più puntuali. Alla cartografia, documento del contesto territoriale, testimonianza del prestigio del casato, complessa orchestrazione figurata ora connotata da una precisione filologica, ora caratterizzata da una stesura simbolica, la colta aristocrazia piacentina affida la memoria dei propri beni: terreni, palazzi, ville, corsi d'acqua, mulini, fabbricati rurali.
L'analisi della ricca documentazione reperita assume pieno valore se affiancata dalla rilettura di altri materiali: note di spese, libri di conti, relazioni, contratti ecc. che ci consentono di cogliere l'evoluzione dei modi iconografici della rappresentazione del territorio e del paesaggio più in generale.
Le grandi e belle mappe, i cabrei, infine i più noti disegni (di progetto?) e le molte proposte per interventi progettuali, documentano la ricchezza e l'elevata qualità grafica dei materiali cartografici, l'intensa attività condotta nel ducato farnesiano ad opera di alcune figure di professionisti del rilievo e del disegno: G.Battista Barattieri, Gianantonio e Fortunato Tocchi, Giuseppe Brugora, Gioseffo Porcelli.

Cabrei e mappe costituiscono anche per la farnesiana città di Piacenza e per il suo esteso territorio una testimonianza della "civiltà del vedere".
Fra il Seicento e il Settecento si registra una progressiva indagine cartografica tesa alla ricognizione del territorio, nella convinzione che il sapere passi attraverso il rappresentare.
Le cause e le destinazioni di queste carte sono molteplici e differenziate. Misurazione e descrizione di estese proprietà fondiarie erano sovente connesse ad annosi problemi di divisioni di terre e/o deviazione di acque, a questioni di eredità e alla volontà di delimitare i confini fra più nuclei famigliari.
Duplice era la funzione dei cabrei: economica-giuridica, legata alla gestione delle terre, e ideologica, di esibizione-celebrazione di una classe sociale che si rappresenta anche mediante la rappresentazione della terra posseduta. Simbolo del proprio potere. Di grande interesse sono i cabrei che illustrano i beni dei marchesi Landi delle Caselle, Casati, Mischi, quelli dei conti Marazzani Visconti e Barattieri.
Nel corso del Settecento si riducono le famiglie nobili committenti di cabrei, ma non in territorio piacentino, ove il cabreo raggiunge esiti di elevata eleganza grafica, riflessa nel gusto per la decorazione affidato ora al fregio e alla presenza delle insegne araldiche. Riaffermazione ideologica di un modello antico di potere, come documentano, fra gli altri, i cabrei sciolti raffiguranti i beni del conte Antonio Camillo Marazzani Visconti (1785) e del conte Domenico Maria Scotti Scipione Cigala.


Il grande cabreo dell'Archivio Marazzani Visconti Terzi, eseguito nel 1826, conclude la parabola storica del cabreo figurato. Iniziata sul volgere del Cinquecento, si arresta all'inizio del XIX secolo. Erano mutati i tempi. Da un lato la manualistica offre elementi e strumenti per la restituzione grafica della misura agrimensoria e per la sua esatta raffigurazione, dall'altro la nuova figura professionale dell'agrimensore cartografo, dalle conoscenze tecniche in progressivo affinamento, risponde alle esigenze e alle domande di una committenza interessata all'uso della cartografia cabreistica nella quale la messa in forma del paesaggio avviene ora anche secondo le regole del bello e nella quale l'acquerello integra la configurazione delle cose.



Ingegneri e periti agrimensori per il rilievo del territorio.
G.Battista Barattieri, Alessandro Bolzoni, i Tocchi, Gioseffo Porcelli, Antonio Fornaroli, Francesco Zanetti : sono solo alcuni dei molti nomi emersi dalla ricerca. Castelli, ville, edifici rurali, mulini, prativo, ortivo e zone boschive sono puntualmente registrati nelle mappe con una ricchezza straordinaria nei secoli XVII e XVIII. Alessandro Bolzoni, ingegnere della Comunità nonché teorico dell'architettura, è autore della realizzazione del taglio di un'ansa del Po a Caselle Landi nel 1593. Di questo intervento, per il quale aveva fornito il disegno il bolognese Scipione Dattari, si conserva un'interessante documentazione cartografica.
G.Battista Barattieri, autore di un trattato, Architettura d'acque, edito fra il 1656 e il 1663, è autore, fra le altre, della bella ancorché poco nota mappa della "Possessione Crosione" del marchese Francesco Casati, a Valera , nell'oltre Po (1659).

Al 1693 risale il cabreo relativo ai beni dei conti Barattieri a S. Pietro in Cerro. La "pianta in giusta misura delineata", è del 1693 e raffigura sia il castello del conte Paolo Emilio Barattieri con ampio giardino retrostante, sia il palazzo del conte Somaglia costruito lungo la "strada pubblica" e tuttora visibile per chi giunge a S. Pietro da Cortemaggiore, sia infine le grandi estensioni delle terre dei Barattieri. La mappa, in scala di 200 trabucchi piacentini, specifica i beni del conte Paolo Emilio, quelli del conte Francesco, registra la possessione denominata Casanova del conte della Somaglia. Ampie aree in parte affilagnate, in parte prative.

Alla metà del terzo decennio del Settecento risale il cabreo dei beni dei marchesi Mischi in val d 'Arda. Si tratta di una mappa acquerellata, eseguita dal perito Francesco Brugora nel 1725. E' la tenuta Bocone, dei marchesi Mischi, in località La Sforzesca, tuttora esistente nei pressi di Castell'Arquato, in val d’Arda. Il cabreo sviluppa l'iconografia con un taglio verticale, illustra case, prati e boschi. Una documentazione di grande interesse e di qualità che, come la mappa del 1748 eseguita dal Fortunato Tocchi su commissione di Antonio Camillo Marazzani Visconti, vescovo di Senigallia, è il portato di una progressiva volontà di messa a punto e di perfezionamento della strumentazione scientifica per la rappresentazione e il controllo cartografico del territorio.
 

Di grandi dimensioni è la bella mappa (1760) dei beni dei conti Marazzani Visconti a S. Giorgio Piacentino, eseguita dall'ingegnere piacentino Fortunato Tocchi, perito di casa Marazzani Visconti. Con eccezionale puntualità descrittiva registra i beni della famiglia. Al centro Tocchi disegna la pianta del castello di Montanaro, munito di fossa, gli orti e gli ortini e il grande giardino alberato retrostante il fortilizio. Il castello, che sul volgere del Seicento e nei primi tre decenni del secolo successivo subì una radicale trasformazione, si presenta nella cartografia dei secoli XVIII e XIX al centro di una vasta zona in parte ortiva, in parte prativa. Nella cartografia del Settecento la residenza è ancora registrata con la denominazione castello, circondata da una fossa asciutta, preceduta dalla "piazza" e arricchita da un grande giardino sul retro. 


Un ancora poco noto Gaetano Baccalini, pubblico ingegnere piacentino, nel 1785 eseguì il "Disegno delle due possessioni...nel territorio di Monticelli Piacentino". Firmata e datata 22 gennaio 1785, in scala di trabucchi piacentini, corredata anche dallo stemma Marazzani Visconti, la grande mappa visualizza la possessione Sforzesca inferiore e la Sforzesca superiore, del conte Antonio Camillo.


Non conosciamo l'autore del progetto per il giardino della marchesa Viridiana Pallavicini a Croce Santo Spirito, in un ambito territoriale prossimo al Po. E’ questa l'unica testimonianza grafica del grande giardino che circondava la residenza suburbana della marchesa Pallavicini a Croce S. Spirito, lungo la Statale per Cremona. L'elaborato visualizza sia la residenza castellana, sia l'impianto di alcune aiuole nel quale l' anonimo progettista dimostra di conoscere i più complessi tracciati à broderie offerti dalla trattatistica francese sul giardino.


Ciò che contraddistingue la cartografia poderale di questo secolo nel territorio farnesiano sono l'accuratezza della resa dei poderi e la divisione dei campi in strisce, le alberate di carpini o pioppi. Sono appezzamenti di medie o grandi dimensioni, interamente coltivati (seminativi, ortivi, prativi), talora attraversati da fossi di scolo, presenti numerosi nell'ambito delle sistemazioni idraulico-agrarie della campagna piacentina.

Eccezionale testimonianza del XIX secolo, al cabreo (composto di 33 fogli) dei beni Marazzani Visconti posti in val Nure, fra Montanaro, Paderna, Costapelata, Valconasso, Minarolo, eseguito da Luigi Berri nel 1826, sono consegnate la memoria visiva della villa-castello di Montanaro e del castello di Paderna, oltre a quella di altri fabbricati, rustici e di servizio, che insistevano in quelle zone. L'importanza di questo cabreo efficacemente acquerellato, e solo in parte edito, risiede nel fatto che documenta con ampiezza e nella totalità i beni che la nobile famiglia possedeva in val Nure: ville, castelli, edifici di servizio e le ampie aree verdi di pertinenza.


Castelli cinti da fossati e giardini protetti da siepi costituiscono preziose testimonianze, nella cartografia dei secoli XVII-XVIII-XIX, di una realtà fortificata e residenziale ancora eccezionalmente conservata. Di questa articolata realtà insediativa che dalle rive del Po sale alle zone collinari, sulla quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggisitici di Parma e Piacenza ha in corso un’indagine finalizzata ad un primo censimento per la tutela dell’edilizia rurale e di villa di maggiore rilevanza tipologico-architettonica, rendono ragione anche i cabrei e le mappe. Le carte offrono un contributo alla conoscenza della storia e dell'evoluzione dell'assetto del territorio, consentono di ricostruire il ruolo assunto dai professionisti del disegno e del rilievo, di intendere i rapporti che essi intrattenevano con l'aristocrazia. Dallo studio di questo materiale si ricavano interessanti informazioni sullo spazio costruito, attraverso codici e tecniche della rappresentazione che riflettono motivazioni diverse in rapporto all’esecutore - ingegnere, ingegnere militare, cartografo, tecnico al servizio della corte , agrimensore, cosmografo - alla committenza - sovrani, magistrature, istituzioni pubbliche, nobili, letterati - alle funzioni militari, amministrative, fiscali, progettuali e agli usi, nonché al crescente mercato di cui gode anche l’iconografia urbana dalla fine del Cinquecento.