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Giovanni Santi

Il Palazzo del Governo di Livorno, modernità di un tipo edilizio


Giovanni Santi, architetto, dottore di ricerca in “Scienze e tecniche per l’ingegneria civile”, è docente esterno di Architettura Tecnica presso il Corso di Laurea in Ingegneria Edile Architettura dell’Università di Pisa.

Sfogliando i numeri della rivista “Architettura” degli anni quaranta, ventesimo anno dell’era fascista [Cfr. Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia], notiamo che il nuovo formato cartaceo è più grande dei precedenti numeri degli anni trenta ma, soprattutto, ci imbattiamo in una quarta di copertina non più segnata dalla pubblicità degli italici prodotti edilizi del tempo, ma caratterizzata da un aspetto più sobrio, il bianco della carta è tramato da un disegno leggero che richiama i ricorsi di elementi squadrati di una possibile facciata architettonica. Una sintesi, questa, di molte architetture che contraddistinguono il periodo e che segneranno anche i decenni successivi dove il rigore geometrico del disegno si accosterà alla precisa applicazione della tecnica costruttiva, soprattutto, nell’uso del rivestimento delle architetture (fig. 1).


Figura 1. Dettaglio di uno degli ingressi del Palazzo del Governo di Livorno, quello su via della Banca è caratterizzato dalla presenza di un grande bassorilievo in travertino che emerge dalle lisce facciate dei ciechi volumi vicini (fonte immagine: archivio G. Santi).


Figura 2. Il rigore compositivo del Palazzo della banca Postale a Vienna, 1905, di Otto Wagner è accentuato dalla sapiente operazione che Wagner compie: celare la realtà strutturale della sua opera attraverso l’uso del rivestimento in lastre marmoree (fonte immagine: archivio G. Santi).

Il rapporto tra struttura e rivestimento, nella cultura architettonica, è questione ampiamente dibattuto; alla struttura, univocamente, viene associato un valore positivo, nudo, chiaro poiché capace di manifestare il proprio essere, la propria funzione, di contro a ciò che copre, spesso, si associa una valenza negativa, quasi posticcia, un semplice rivestimento inessenziale con funzioni cosmetiche [Cfr. Dizionario critico illustrato delle voci più utili dell’architetto moderno, diretto da Semerani L., Faenza, 1993, p. 145]. In tale quadro ciò che avviene per ultimo, nella pratica edilizia ordinaria, talvolta assume il carattere di finitura, quasi di abbellimento, rischiando una definizione incerta, quasi casuale. Ma l’arte del rivestire, in architettura, è strettamente connessa alla composizione, infatti, se il materiale, la tecnica costruttiva e le necessità pratiche rivestono un ruolo oggettivo, la composizione, la decorazione e l’ornamento attribuiscono il segno estetico e concettuale (fig. 2). Il rivestimento, perciò, coniuga figurazione e tecnica costruttiva con le ragioni di un’architettura così come le arti si fondano su una ragione essenziale: una tecnica e un materiale originari. Ma tali ragioni derivando anche dall’utilità sono figlie di una necessità, per cui si ha che il manufatto edilizio corrisponda al suo fine razionale, e in tale quadro la produzione architettonica dell’Italia fascista, incarnandosi nel mito del Duce, assieme a quello della romanità, dell’Impero, e dell’italiano nuovo, diviene uno strumento di governo, attraverso cui ottenere il consenso delle masse [Cfr. NICOLOSO, 2011].


Figura 3. Progetto vincitore del concorso per il nuovo Palazzo del Governo di Savona dell’architetto Beniaminio Bellati (Immagine tratta da, L’Architettura Italiana. Periodico mensile di architettura tecnica, 5 Maggio 1939, XVII anno, XXXIV).


Figura 4. Progetto vincitore del concorso per il nuovo Palazzo del Governo di Rovigo degli architetti Virgilio Vallot e Orlando Veronese (Immagine tratta da, L’Architettura Italiana. Periodico mensile di architettura tecnica, 2 Febbraio 1939, XVII anno, XXXIV).

Centinaia sono le architetture che vengono costruite per imprimere sul territorio il marchio del regime: case del fascio, scuole, uffici postali, ministeri, palazzi di giustizia, stazioni ferroviarie e marittime, strutture sportive, sedi di enti parastatali, palazzi del governo ed altri ancora fino alle imponenti sistemazioni urbanistiche. Gli edifici pubblici costruiti, perciò, sono identificati come architetture del fascismo erette dal regime per il popolo, e in questo rapporto tra regime e popolo, tra architettura e potere, i Palazzi del Governo ricoprono un ruolo rilevante che si spinge oltre la funzione contenuta configurandosi come notevoli esempi architettonici. Dalle riviste dell’epoca sono numerosi i progetti e le realizzazioni di nuovi Palazzi del Governo ed è soprattutto l’istituto del concorso, svolto a livello nazionale (figg. 3, 4), che seleziona, tra i progetti redatti dai gruppi di progettisti partecipanti, i migliori che in alcuni casi saranno eseguiti e in altri rimarranno su carta. Molti di questi Palazzi si inseriscono negli ampi piani di risanamento e sviluppo, dell’epoca, che modificheranno la struttura urbana di parecchi centri storici occupando un ruolo cardine e una posizione strategica all’interno delle città come ad esempio a Bolzano, Latina, Salerno, e Livorno (figg. 5, 6, 7); un’importanza che anche oggi viene dimostrata dall’uso fatto di tali Palazzi visto che non sono poche le sedi di prefetture o questure che trovano qui un’idonea dimora [per approfondimenti, cfr. MERLO, 2006].


Figura 5. Progetto vincitore del concorso per il nuovo Palazzo del Governo e della Regia Questura di Livorno dell’architetto Alberto Legnani e dell'ingegner Armando Sabatini (Immagine tratta da, Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia, Annata XVI, Febbraio 1937, XV, fascicolo II).


Figura 6. L’impianto planimetrico di concorso del nuovo Palazzo del Governo e della Regia Questura di Livorno si plasma con l’immediato contesto urbano generando una significativa ritmicità degli spazi aperti (Immagine tratta da, Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia, Annata XVI, Febbraio 1937, XV, fascicolo II).


Figura 7. Il plastico del progetto di Legnani e Sabatini mostra la grande piazza sul mare sulla quale l’edificio si doveva attestare, a differenza dell’attuale conformazione urbana della zona. (Immagine plastico tratta da, Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia, Annata XVI, Febbraio 1937, XV, fascicolo II. Fonte vista aereo fotogrammetrica: http://it.bing.com/maps/)

Edifici, perciò, nati allo scopo di rispondere a precise funzioni, progettati partendo da una costante tipologica degli elementi funzionali e razionali (atrii d’ingresso, appartamenti, uffici, caserma, ricovero antiaereo, sale ricevimento) con regole di aggregazione che, nonostante la invarianza funzionale, hanno prodotto soluzioni differenti (1) (figg. 8, 9, 10).
Tra i Palazzi citati quello di Livorno svela un chiaro lessico razionalista illuminato dal bagliore mediterraneo, quest’ultimo dato sopratutto dallo studio del dettaglio e dalla finezza con cui sono lavorati i materiali di rivestimento impiegati. La realizzazione della sua geometrica mole bianca si inseriva in un più ampio piano di risanamento del centro storico avviato a partire dagli anni trenta del Novecento che prevedeva massicce demolizioni per far posto a nuovi edifici dando alla città un nuovo volto fascista [per approfondimenti, cfr. PIERI, 2007].


Figura 8. Lo schema planimetrico aperto del nuovo Palazzo del Governo e della Regia Questura di Livorno soddisfa le richieste del bando di concorso soprattutto nella separazione funzionale dei vari ambienti; vengono infatti resi indipendenti, organicamente e architettonicamente, gli uffici della Questura con il vero e proprio Palazzo del Governo (Immagine tratta da, Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia, Annata XVI, Febbraio 1937, XV, fascicolo II).


Figura 9. Lo schema distributivo del Palazzo del Governo di Savona è caratterizzato al piano terra da un enorme atrio che si configura come un’estensione della prospiciente piazza, ed è articolato su quattro piani nei quali trovano spazio gli alloggi per le autorità, il Prefetto, gli uffici, un reparto della caserma agenti, il rifugio antiaereo con tutti i vari servizi svolti in colonna (Immagine tratta da, Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia, Annata XIX, Ottobre 1940, XVIII, fascicolo X).


Figura 10. Dal punto di vista distributivo funzionale il progetto per il nuovo Palazzo del Governo di Rovigo è caratterizzato da un’ala adibita alla Prefettura con gli uffici aperti al pubblico e di Gabinetto, da una parte adibita a rappresentanza, con le sale ricevimento, gli alloggi per gli ospiti e ufficiali, ed infine la parte per gli alloggi dell’autorità e i locali di servizio (Immagine tratta da, L’Architettura Italiana. Periodico mensile di architettura tecnica, 2 Febbraio 1939, XVII anno, XXXIV).

(..) La psicologia dell’architettura ha il compito di descrivere e spiegare gli effetti emozionali che l’architettura è in grado di provocare. (..)” [WÖLFFLIN, 1886, p. 14], tali fenomeni definibili con il termine impressione corrispondono all’espressione di un oggetto, ma soprattutto di un’architettura. Questa comunica emozioni in chi la osserva ed è la ricerca di tali emozioni che condizionò l’idea di progetto del Palazzo del Governo di Livorno: l’esigenza di imprimere all’edificio un carattere monumentale, rispondente anche ad esigenze funzionali, portò i progettisti alla definizione di un complesso assemblaggio di volumi eterogenei, chiusi, alle due estremità, e da due prospetti solenni, ma non simmetrici, verso il mare e la città, impreziositi da un misurato apparato ornamentale. Il carattere monumentale si denota anche da una massa compatta che si plasma allineandosi con il tessuto edilizio circostante, generando cortili e spazi pubblici aperti; la corrispondenza tra forma e funzione si sostanzia nelle facciate attraverso una diversa partitura delle aperture, la pareti si presentano traforate da finestre di varia forma, quadrata, rettangolare e circolare, che svelano la destinazione degli spazi interni, smaterializzando, in taluni casi, l’imponente bianca cortina (2).


Figura 11. Rilievo del fronte lato mare del Palazzo del Governo di Livorno (Rilievo: archivio G. Santi).


Figura 12. Vista del fronte principale, lato mare, su Piazza Unità d’Italia (fonte immagine: archivio G. Santi).


Figura 13. Dettaglio del prospetto su Piazza Unità d’Italia, emerge il continuo dialogo che si crea in facciata tra gli elementi decorativi e di rivestimento, e le masse volumetriche (fonte immagine: archivio G. Santi).

Il complesso edilizio è caratterizzato da una volumetria compatta sviluppata su due piani fuori terra e si articola attorno ad un sistema a tre corti, la maggiore delle quali è servita direttamente dal grande accesso posto sul fronte principale, rivolto verso il mare. Tale fronte, simmetrico nell'impaginato delle aperture, è connotato dal rapporto tra parti cieche e finestrate, nella sua parte settentrionale, infatti, vi è un puro volume cieco che emerge soprattutto nella visione d'angolo, e al cui interno sono situate le celle di sicurezza, nella parte centrale, al piano terra, si trova un ampio portale tripartito, sovrastato da una balconata con fregio a bassorilievo, ai cui fianchi ed al di sopra si dispongono finestre rettangolari riquadrate con cornici; coronano il tutto, al secondo piano, le sedici finestre a sviluppo verticale, la cui altezza è il doppio di quelle dei piani sottostanti, anch’esse riquadrate ed inserite all'interno di una nicchia in cui spicca, al di sopra della finestra, una lastra marmorea quadrata. Su tale lato principale, verso il mare, si dispongono internamente oltre all’atrio, lo scalone d’onore, e i saloni di ricevimento e rappresentanza (figg. 11,12,13).
Il prospetto lungo via Fiume, lato sud, riprende il tema della facciata principale, con i finestroni rettangolari, posti all’interno di nicchie, posizionati in sommità, con le altre aperture, ai livelli più bassi, chiuse all'interno di grandi cornici lapidee (figg. 14, 15), mentre, nella parte in prossimità di via della Banca, si ha una maggiore articolazione spaziale, con l'accostamento dei diversi volumi.
Ma è il fronte settentrionale, dirimpetto alla chiesa di San Giovanni, a mostrare la ricercatezza del linguaggio architettonico, qui l’evidente funzionalismo e la mancanza di elementi monumentali contribuisce ad una maggiore articolazione volumetrica, laddove le ritmiche aperture orizzontali si stagliano nettamente nella bianca cortina del paramento in pietra artificiale con graniglia di travertino (figg. 16,17).


Figura 14. Alcune delle finestre poste al piano secondo sul prospetto lungo via Fiume (fonte immagine: archivio G. Santi).


Figura 15. Dettaglio di parte delle finestre poste ai piani terra e primo lungo via Fiume (fonte immagine: archivio G. Santi).


Figura 16. Vista d’angolo su via San Giovanni e via della Banca, l’ingresso è evidenziato dalla presenza di un portale verticale dal basso rilievo e dalla serie di luci quadrate (fonte immagine: archivio G. Santi).


Figura 17. Dettaglio del portale verticale di ingresso, posto su via San Giovanni, e delle luci quadrate fonte di illuminazione del corpo scala interno (fonte immagine: archivio G. Santi).

La pietra nazionale, per l’epoca, doveva rivestire impreziosendo le architetture ma soprattutto le strutture a telaio in cemento armato, esaltando la stereometria dei volumi, ma nel progetto del Palazzo del Governo di Livorno furono poi le ristrettezze economiche delle leggi autarchiche del periodo, che imposero un ripensamento del rivestimento lapideo in travertino di Rapolano del primo progetto, che fu sostituito con lastre in pietra artificiale, realizzate in conglomerato cementizio e graniglia di pietra naturale della stessa natura di quella imitata che andarono a rivestire la struttura portante basata sul concetto caratterizzante la costruzione dell’epoca, cioè l’ibridazione tra muratura e telaio in cemento armato (3). In tale quadro l’uso di questo materiale non diviene un limite, anzi, la trattazione prospettica dei fronti è finemente studiata ed improntata anche ad una modularità dettata da esigenze tecnologiche; in molti progetti dell’epoca (fig. 18) “(..) Gli stessi particolari costruttivi che compaiono inalterati in più progetti (porte, finestre, ringhiere, pluviali, ma anche mobili ecc.) sono motivati dalla necessità di realizzare un elevato numero di progetti in un arco di tempo piuttosto limitato e ci testimoniano una ricerca tecnologica rivolta più verso la peculiarità architettonico-espressiva che verso la serialità produttiva. (..)” [Cfr. CACCIAGUERRA - GATTI, 1999, p. 220], così anche nel Palazzo del Governo di Livorno diviene rilevate lo studio del dettaglio architettonico; la perfezione della posa degli elementi di rivestimento di facciata, che culmina nelle aperture prospettiche ossia nelle finestre riquadrate dalle cornici in travertino, mostra particolari accorgimenti tecnico realizzativi finalizzati anche alla resa estetica (figg. 19, 20). Ciò avviene ad esempio evitando il taglio a quartabuono nell’angolo della pietra della cornice, onde evitare future rotture delle punte, si realizza una fuga tra la facciata e la cornice della finestra aumentando così l’effetto chiaroscurale e ovviando ad eventuali problemi di gocciolamento delle acque meteoriche sulla facciata, ma soprattutto colpisce la perfezione della posa delle lastre di rivestimento della facciata che vengono poste seguendo perfettamente la modularità delle aperture: chiari ricorsi di elementi squadrati di una facciata che ci ricorda i numeri della rivista “Architettura”così ricca di progetti ed edifici lontani nel tempo ma di una lampante contemporaneità.


Figura 18. Concorso per il Palazzo del Governo di Rovigo, studi di facciata del progetto secondo classificato a firma dell’ing. Torri e arch. Franzi. Si nota lo studio prospettico improntato alla modularità in relazione anche al rivestimento lapideo di facciata (Immagine tratta da, L’Architettura Italiana. Periodico mensile di architettura tecnica, 2 Febbraio 1939, XVII anno, XXXIV).


Figura 19. Dettaglio di una delle finestre riquadrate da cornice in travertino poste lungo i prospetti, si nota la modularità degli elementi e la precisa posa in opera (fonte immagine: archivio G. Santi).


Figura 20. Dettaglio della cornice che perimetra le finestre rettangolari. Si notano i particolari accorgimenti tecnico realizzativi, viene evitato il taglio a quartabuono nell’angolo della pietra della cornice, viene realizzata una fuga tra la facciata e la cornice aumentando l’effetto chiaroscurale e ovviando agli eventuali problemi di gocciolamento delle acque meteoriche in facciata, le lastre di rivestimento della facciata vengono poste seguendo la modularità della finestra (fonte immagine: archivio G. Santi).


Note

(1) I Palazzi del Governo possono configurarsi come importanti espressioni dell’architettura tra le due guerre con linguaggi spesso diversificati: il Palazzo di Arezzo, una raffinata opera realizzata tra il 1937 e il 1939 da Giovanni Michelucci; quello di Enna, del ’35 enfatica costruzione di Salvatore Caronia Roberti, quello di Foggia, massivo monumento costruito da Cesare Bazzani; quello di Latina, ultimato nel 1934 su progetto di Oriolo Frezzotti, in coerenza con il più generale disegno della città di fondazione; quello di Livorno, realizzato nel 1936 da Armando Sabatini e Alberto Legnani; quello di Pescara, ideato da Vincenzo Pilotti; quello di Sondrio, una mole sospesa tra tradizione e modernità opera di Giovanni Muzio; quello di Taranto, con le fattezze di grandiosa e arcaica fortezza, ultimato nel 1934 su invenzione di Armando Brasini; quello di Terni, progettato da Cesare Bazzani nel 1930; quello di Salerno, articolato edificio su progetto di Ricciardi, De Angelis e Amendola.

(2) Il 17 marzo 1936 il Ministero dei Lavori Pubblici avviò un concorso per il progetto di massima per il nuovo Palazzo del Governo e regia Questura di Livorno. Successivamente la stessa commissione decretò una seconda gara fra i tre progetti prescelti sui tredici inizialmente partecipanti; il verdetto finale premiò quello proposto dall'architetto Alberto Legnani e dell'ingegner Armando Sabatini.
Il progetto venne finalmente approvato il 24 luglio 1937 ed il 4 novembre successivo fu dato inizio alle demolizione degli edifici che insistevano sull'area, tra i quali si ricorda il vecchio Bagno dei forzati, ampiamente trasformato nel 1908 e sede dell'ospedale pubblico fino all'apertura degli Spedali Riuniti. Da notare come i disegni esecutivi, lievemente variati rispetto a quelli di concorso, vennero redatti dai progettisti tra il settembre e l'ottobre del 1938: i lavori di costruzione iniziarono poco dopo e si conclusero, per il rustico, nell'inverno del 1939. Il 15 marzo del 1940 venne stipulato il contratto per il secondo stralcio dei lavori ed il 10 novembre del 1941 quello per l'esecuzione del grande bassorilievo in travertino da porsi in facciata; il 7 maggio del 1942 infine venne stipulata la convenzione per le opere e le finiture interne che furono ultimate alla fine dello stesso anno.

(3) La tradizione dei surrogati e imitazioni della pietra naturale è plurisecolare, numerosi gli esempi di pietra artefatta, pietra ricostituita, pietra ricomposta o marmorino, il termine pietra artificiale viene però introdotto non prima della seconda metà dell’ottocento. Successivamente con l’introduzione del cemento come legante si viene a determinare la realizzazione di quella che propriamente si definisce pietra artificiale o talvolta litocemento, e che trova una eccezionale diffusione e sperimentazione nei modellati e negli apparati decorativi correlati inizialmente allo stile Liberty, e successivamente nel periodo eclettico e infine nel Decò. La pietra artificiale, abbandonata la sua veste decorativa, si reinventa come materiale da rivestimento, seguendo appieno le nuove linee architettoniche del razionalismo e dell’architettura littoria; tale processo sarà anche favorito dalla politica autarchica imposta dal regime fascista a partire dal 1926. La pietra artificiale si dimostra un materiale pienamente autarchico, non solo perché surrogato di un materiale favorito e voluto dal regime, la pietra naturale, ma poiché realizzata ricorrendo a componenti prevalentemente italiani, come il cemento, nello specifico quello bianco, e a componenti di scarto e di recupero, come le polveri e le graniglie di pietre naturali. Una semplice composizione che consentiva di ottenere uno spettro di pietre imitate molto ampio e diversificato, ma che soprattutto permetteva di replicare, con grande efficacia, il travertino, pietra simbolo del periodo fascista.


Bibliografia

Architettura. Rassegna di Architettura. Rivista del Sindacato Nazionale Fascista Architetti. Diretta da Marcello Piacentini Accademico d’Italia.
Dizionario critico illustrato delle voci più utili dell’architetto moderno, diretto da Semerani L., Faenza, 1993.
CACCIAGUERRA G., GATTI M.P., Le case del balilla di Mansutti e Miozzo: la modernità di un tipo edilizio, in “Studi sull’edilizia in Italia tra Ottocento e Novecento”,a cura di Capomolla R., Vittorini R., Roma, 1999.
MERLO A. (a cura di), La ricostruzione del centro storico di Livorno nel secondo dopoguerra, Firenze, 2006.
NICOLOSO P., Mussolini architetto, Torino, 2011.
PIERI E., Il Palazzo del Governo di Livorno. Bianche geometrie del potere, Pisa, 2007.
WÖLFFLIN H., Prolegomena zu einer. Psychologie der Architektur, München, 1886.