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Denise Ulivieri

Ghino Venturi “di buon sangue etrusco, di gusto sicuro e di sensibilità squisita”

Denise Ulivieri è professore aggregato di Storia dell'Architettura presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell'Università di Pisa (1).

Il fascismo ha fatto ricorso all’architettura e alla sua funzione evocativa per autoesaltarsi e ottenere il consenso generale. In tal senso il ruolo che assume l’immagine architettonica è di primaria importanza e proprio per questo in Italia il dibattito sull’architettura conosce in questo periodo una straordinaria vivacità. Ragionando in termini di produzione architettonica quella messa in campo dal fascismo è smisurata come “nessun altro popolo nello stesso periodo ha neanche lontanamente pensato di fare” [PIACENTINI, 1941].
Ghino Venturi, “di buon sangue etrusco, di gusto sicuro e di sensibilità squisita” [DE SIMONE, 1998, p. 34], è uno dei personaggi significativi del panorama dell'architettura del ventennio.
Venturi frequenta, insieme ad Arnaldo Foschini e Marcello Piacentini, i corsi di architettura presso l’Istituto romano di Belle Arti tenuti dal professore Luigi Rosso, “un eclettico convinto, di formazione veneziana” [DE ROSE, 1995] con indubbie inclinazioni al neogotico.
Il 1911 è l’anno del giubileo dell’unità italiana che viene festeggiato con una serie di celebrazioni. Le esposizioni di Roma hanno lo scopo di manifestare all’Italia tutta e al mondo intero il volto nuovo di Roma capitale. Per Roma 1911, Marcello Piacentini, non ancora trentenne, “è incaricato di progettare il nucleo dei padiglioni di rappresentanza, di curare la direzione artistica delle Esposizione regionale e etnografica e la loro sistemazione urbanistica a piazza d’Armi, su un’ampia spianata a di là del Tevere” [LUPANO, 1991, p.15].
Ghino Venturi vince il concorso per la progettazione dell’ingresso principale alla Mostra etnografica regionale di Piazza d’Armi; egli traduce le architetture di Roma antica, e sceglie il tipo dell’arco trionfale a tre fornici, filtrato e mediato da un linguaggio eclettico. Venturi si impone all'attenzione della scena architettonica romana e a partire dall’ingresso d’onore, “Piacentini traccia il segno di due viali che si divaricano e poi si ricongiungono in curva” [LUPANO 1991, p.15].
Dal 1911 è socio effettivo dell’Associazione artistica fra i Cultori di Architettura, fondata nel 1890 per iniziativa di Giovan Battista Giovenale, un sodalizio di intellettuali, architetti e ingegneri romani e non, che ha come obiettivo quello “di promuovere lo studio e rialzare il prestigio dell’architettura, prima fra le arti belle” [Annuario dell’Associazione artistica fra i Cultori di Architettura, n. 1 (1981), pp. 9-10].
Venturi partecipa attivamente alle battaglie e alle discussioni a favore della creazione di una scuola superiore di architettura di grado universitario per la formazione di “moderni architetti”. Nel 1919 è membro, del comitato promotore romano, insieme a Enrico Del Debbio, Vincenzo Fasolo, Arnaldo Foschini, Giulio Magni, Marcello Piacentini, per la creazione della scuola di architettura [NICOLOSO, 1999, p. 34]. E’ proprio l’Associazione artistica fra i cultori di architettura di Roma che nel mese di giugno dello stesso anno, pungola il nuovo ministro della Pubblica istruzione, Alfredo Baccelli, per l’apertura della Scuola superiore di architettura di Roma.
La Scuola che viene istituita il 31 ottobre 1919 colma, commenta Venturi, “quella grave lacuna dello insegnamento artistico che aveva generato disastrose conseguenze costringendoci a una ripetizione meccanica di vecchi stili o a un balordo asservimento a quello d’oltralpe” [VENTURI, La scuola superiore di architettura, p. 107].
In questi anni Venturi, lavora “con grande, forse con eccessiva modestia” nonostante sia dotato di “tali qualità da rimanere in prima linea”.
Nel 1915 con Marcello Piacentini cura l’allestimento espositivo della sezione dedicata alla scultura, alla III Mostra della Secessione Romana.
Qualche tempo dopo vince il secondo premio del concorso per un serbatoio d’acqua a villa Umberto I, già Borghese, a Roma, ideando una costruzione ben proporzionata e ambientata “pur conservando il carattere particolare della sua funzione”.
Tra il 1920 e il 1922 Piacentini progetta la trasformazione del palazzo dello Strozzino, a Firenze, in cinema-teatro Savoia, poi Odeon, e chiama Ghino Venturi a coordinare i lavori.
Nel 1921 l’architetto partecipa, insieme a molti altri romani e non, al “Concorso per un nuovo Ponte sul Tevere in Roma” presso il nuovo quartiere di Piazza d’Armi, e sceglie la soluzione a tre arcate che va oltre l'impostazione strettamente storicistica.
Nel 1921 progetta con Piacentini e Foschini, la sistemazione dell’isolato fra le vie di Torre Argentina, corso Vittorio Emanuele, S. Nicola a’Cesarini e via Florida a Roma, uno dei nodi più densi di traffico di Roma. “Dal corso Vittorio Emanuele, per questa strettoia di via Torre Argentina, passano oggi numerosissime linee tramviarie, dirette al Viale del Re, al Testaccio, a S. Paolo, a Monteverde, al Gianicolo, in Trastevere ecc., tutti quartieri popolosissimi e tendenti sempre ad ingrandirsi” [L’Architettura Italiana, XVIII, 10, 1923, p. 109].
Nel 1922 “il Chicago Tribune propone di erigere un edificio in un’area sulla Nord Michigan Avenue per alloggiare i suoi uffici”. Gli architetti stranieri sono svantaggiati a causa del difficile accesso alle informazioni del bando e così molti italiani giungono tardivamente a elaborare e a consegnare i progetti.
Fra gli italiani rimasti esclusi, perché ritardatari, vi sono gli architetti Marcello Piacentini e Ghino Venturi che accolgono con entusiasmo “l’invito rivolto dalla Direzione del Giornale di creare soprattutto una facciata che rappresenti il più bell’edificio di uffici del mondo” [L’Architettura Italiana, XVIII, n. 5, 1923, p.51]. Piacentini e Venturi creano “un grattacielo originale innanzi tutto nel taglio generale e nel movimento dei vari corpi di costruzione” [L’Architettura Italiana, XVIII, n. 5, 1923, p.51]. I due architetti affrontano il tema del grattacielo con una certa ingenuità, elaborano una forma ibrida che intende salvare “la metropoli americana con un soffio d’aria d’Italia”.
All’inizio degli anni venti, l’Associazione artistica fra i Cultori di Architettura, accresce il numero delle esposizioni sociali e dei concorsi. La vivace attività concorsuale promossa dall’Associazione viene divulgata e caldeggiata nella rivista «Architettura e Arti decorative», fondata nel 1921 in seno all’Associazione stessa, ideata dai soci Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni, e divenuta in breve tempo un punto di riferimento nella pubblicistica specializzata.
E’ proprio Venturi in qualità di membro prima e di presidente della Commissione Concorsi poi, che sostiene l’Associazione poiché “ha inteso con tale iniziativa, divenuta ormai istituzione viva e perenne, creare accanto ai rinnovati studi d’architettura, una palestra di lavoro e di ricerca d’arte, e dimostrare così praticamente e sperimentalmente di quali ottimi risultati possa esser fecondo il sistema italiano dei pubblici concorsi” [VENTURI, Concorsi sociali, p.33].
Nel corso del ventennio è presente in molteplici commissioni di concorso.
Nel 1921 viene bandito un “concorso per villini da erigersi in Anzio”, promosso dalla Società Anonima Nuova Anzio, “sotto gli auspici e il controllo dell’Associazione Artistica fra i cultori di Architettura”. La commissione giudicatrice è composta da Piacentini, Foschini e Venturi per l’Associazione artistica, e dagli ingegneri Astori e Grazioli per la Società Anonima Nuova Anzio [BERTA, 2007-08, p. 160]. Nel 1923 l’Associazione Artistica fra i cultori di Architettura, “avendo in animo di affrontare non soltanto temi prettamente artistici, ma anche di pubblica utilità”, bandisce un concorso per un gruppo di case asismiche in una località della Marsica. La commissione giudicatrice è composta da Giovannoni, Piacentini, Venturi e Morpurgo.
Nel 1923 il comune di Roma bandisce un concorso nazionale per la sistemazione dell’aula consiliare in Campidoglio, per dare una definizione “pratica e definitiva alla sala della rappresentanza cittadina”; la commissione giudicatrice premia Ghino Venturi che “ha presentato un progetto variante inteso alla conservazione integrale della massima aula capitolina ed alla sua naturale restaurazione” [CECCHELLI, 1923-24, p. 370]. Il bando stabilisce “la riduzione in altezza ed in lunghezza della grande aula senatoria” e richiede “la decorazione di questo ambiente così, inopportunamente rimpicciolito”. Venturi oltre a presentare il progetto rispondente al bando e giudicato il migliore, espone “un secondo progetto nel quale ha svolto il suo concetto mirante alla conservazione dell’aula senatoria, proponendo la costruzione ex novo della sala consiliare” [CECCHELLI, 1923-24, p. 370] (fig. 1). L’Associazione artistica fra i cultori di Architettura di Roma saluta “attraverso questa bella vittoria, una intelligenza che potentemente si afferma”.


Figura 1. Ghino Venturi (Primo Premio), Concorso per la sistemazione dell’aula consiliare in Campidoglio, Roma. Variante fuori concorso, progetto di una nuova sistemazione degli uffici e dell’aula nel gruppo di case delle corporazioni (“Architettura e Arti Decorative”, III, fasc. 8 , 1923-1924).

Nel 1923 il Campidoglio, per iniziativa del governatore Cremonesi, istituisce una commissione di studiosi di portata nazionale per studiare un nuovo piano regolatore di Roma al fine di aggiornare l’assetto cittadino sulla base delle nuove necessità, oltre a Ghino Venturi ne fanno parte Manfredo Manfredi, Rodolfo Bonfiglietti, Guido Cipriani, Luigi Cozza, Gustavo Giovannoni, Marcello Piacentini, Massimo Settimi.
Il nuovo assetto degli uffici capitolini viene affidato a Venturi, che per la sistemazione dell’aula consiliare in Campidoglio aveva proposto, fuori concorso, il progetto di una nuova organizzazione degli uffici e dell’aula nel gruppo di case delle corporazioni [CECCHELLI, 1923-24, p. 375].
Nel composito e articolato gruppo di “fabbricati capitolini un po’ vecchi, un po’ nuovi, adibiti ad uffici comunali”, Venturi ricompone e integra anche la facciata di Onorio Longhi, che in origine si trovava all’ingresso della proprietà Altemps sulla via Flaminia. Nella seconda metà dell’Ottocento l’ingresso viene sacrificato per i lavori di ampliamento della via, la facciata di Longhi viene smontata e conservata, e fin dal 1908 Gustavo Giovannoni auspica la sua ricostruzione. Attraverso un lavoro accuratissimo Venturi ricostruisce la facciata in travertino nel prospetto del nuovo palazzo della Tesoreria comunale sul fianco destro del Palazzo Senatorio.
Nel mese di aprile del 1923 viene fondato il sindacato architetti di Roma e Venturi entra nel direttorio insieme all’architetto Alberto Calza Bini e al dalmata irredento, l’ingegnere Vincenzo Fasolo. Qualche mese dopo viene creato il sindacato provinciale architetti di Roma e l’architetto occupa la carica di segretario [NICOLOSO, 1999, p. 54].
In un articolo, dedicato all’edilizia scolastica promossa e sostenuta dal comune di Roma, Venturi analizza il Regio Liceo Ginnasio Terenzio Mamiani costruito a Piazza d’Armi su progetto di Vincenzo Fasolo. Si tratta di “un vastissimo edificio dalla linee larghe ed imponenti; di carattere seicentesco modernamente sentito, sobrio nelle decorazioni e scrupolosamente studiato nella disposizione generale delle masse e dei particolari architettonici” [VENTURI, I nuovi edifici scolastici del municipio di Roma, p. 548].
Accanto al Regio Liceo si presenta il progetto di un edificio scolastico di grandi proporzioni, ideato dallo stesso Ghino Venturi, ancora in costruzione, con il prospetto principale sulla via Monte Zebio a Roma. E’ un fabbricato progettato per la nuova scuola elementare, l’attuale scuola “Ermenegildo Pistelli”, del quartiere di Piazza d’Armi all’epoca in gran parte costruito ed abitato [VENTURI, I nuovi edifici scolastici del municipio di Roma, pp. 549-50] (fig. 2).


Figura 2. Ghino Venturi, progetto per scuole elementari da costruirsi a Piazza d’Armi, attuale scuola elementare “Ermenegildo Pistelli”, Roma (“Architettura e arti decorative”, III, fasc. 12, 1923-1924).

Venturi, “giovane, ma assai valoroso”, quando, nel 1924, realizza l’edificio nelle immediate vicinanze del Lungotevere Arnaldo da Brescia (2) “non abbandona la decorazione di schietta tradizione toscana”, che viene continuamente rammentata nei portoni decorati con putti che reggono festoni colmi di frutta e sovrastati da chiavi d’arco trasmutate in mascheroni dalla doppia natura umana e ferina. Venturi è particolarmente attento al trattamento plastico della parete muraria basamentale, che imita il bugnato rustico ispirato alla tradizione rinascimentale fiorentina e riproduce solchi che enfatizzano la superficie irregolare del paramento stesso. I frontoni finestrati che vivacizzano la soluzione del tetto e l’inserimento di bow-window che rompono la monotonia verticale dei prospetti, sono espliciti richiami alla tradizione architettonica d’Oltralpe [Architettura e Arti decorative, IV, fasc. 2, 1924-25, p. 94-96] (fig. 3).


Figura 3. Ghino Venturi, casa al Lungo Tevere Flaminio, oggi Lungotevere Arnaldo da Brescia (l’edificio prospetta su via Pasquale Stanislao Mancini, via Emanuele Gianturco, via Giuseppe Pisanelli), Roma (“Architettura e arti decorative”, IV, fasc. 2, 1924-1925).

A tirare le somme dell’esperienza dei primi quattro anni della Scuola Superiore di Architettura di Roma viene chiamato proprio Venturi, è lui, infatti, che presenta e commenta le prime tesi di laurea di Luigi Piccinato, Pietro Maria Favia e Amerigo Mattioli [cfr.: VENTURI, La scuola superiore di architettura, pp. 107-104; CUCCIOLA, 2006, p.21]. Nel suo discorso egli scioglie l’equivoco dell’irrazionalità artistica contrapposta alla razionalità tecnica evidenziando che l’obiettivo è quello di dare concretezza alla produzione dell’architetto. Non a caso Venturi, in pieno accordo con Gustavo Giovannoni, promotore e regista del processo che ha portato alla nascita della scuola, chiarisce che il compito del professionista è costruire “case ben fatte”. Egli emula l’“architetto integrale”, figura professionale nuova teorizzata da Giovannoni, professionista in grado di controllare tutte le scale d’intervento: dall’infisso al piano regolatore. In tal senso la concezione dell’architettura di Venturi non si limita al singolo edificio, ma è in stretta relazione con un ambito spaziale più vasto, come la strada, il quartiere o la città.
La rivista di storia e d’arte “Architettura e arti decorative” diretta da Giovannoni e Piacentini, nel 1925 inserisce anche Ghino Venturi nel gruppo di redazione formato da Carlo Cecchelli, Arnaldo Foschini, Giulio Quirino Giglioli, Vittorio Grassi, Giuseppe Lugli e Roberto Papini.
In questi stessi anni Ghino Venturi è nella V Ripartizione del comune Roma, nella sezione architettura, è un momento in cui l’ufficio è chiamato a studiare le soluzioni migliori per i punti nevralgici dei lavori di Roma Capitale, in particolare quelli di sistemazione della zona Argentina tesi a favorire una maggiore visibilità del tempio rotondo di Ercole Custode.
Venturi ha raggiunto un certo prestigio professionale e sistema il suo studio di architettura, tra via Napoleone III e via Gioberti, nel quartiere Esquilino, in un edificio, progettato nel 1926 da Vincenzo Fasolo, che rappresenta una reinterpretazione "romantica" dello stilismo tradizionale.
L’architetto romano è tra i componenti del gruppo La Burbera, capeggiato da Giovannoni e Foschini, composto da Aschieri, Boni, Del Debbio, Fasolo, Giobbe, Limongelli, Nori. Il gruppo elabora un programma monumentale per la città di Roma che prevede massicci sventramenti e che nel 1929 viene presentato alla Mostra dei Piani Regolatori e dell’Abitazione (3).
Nella primavera del 1929 Venturi è tra gli architetti scelti dal generale Giovanni Faracovi e da Alberto Calza Bini per concretizzare il cosiddetto piano Faracovi, che ha lo scopo di costruire una serie di ossari militari per restituire una degna sepoltura ai caduti della prima guerra mondiale, “seppelliti in un’infinità di cimiteri di guerra sorti in modo provvisorio, in prossimità dei campi di battaglia” [FIORE, 2003, p. 233]. Nel maggio del 1932 Venturi e Pietro Del Fabbro presentano un progetto, che viene approvato dalla commissione consultiva, per la “sistemazione permanente delle salme dei caduti di guerra” nel cimitero militare di Redipuglia. Ma il nuovo commissario generale Ugo Cei si oppone al progetto e blocca il cantiere già avviato [FIORE, 2003, p. 238].
Nel 1931 Venturi vince il concorso per la sistemazione totalitaria dell’isolato compreso fra le vie dei Maroniti, della Panetteria e del Tritone, in conformità con il progetto del piano regolatore della città di Roma vigente, che prevedeva l’ampliamento di via del Tritone compreso fra la via Due Macelli e la via della Panetteria.
Sull’area del vecchio palazzo Bachetoni Vaccari, nel nuovo isolato, Venturi costruisce - nel 1932 il prospetto su via del Tritone è pressoché ultimato un fabbricato, il palazzo dell’Istituto Nazionale Assicurazioni, “in cemento armato nelle sue strutture portanti, ed in muratura ordinaria per il resto. Tutta la zona bassa del fabbricato è in peperino di Viterbo mentre la parte al disopra è lavorata in pietra artificiale” [L’Architettura italiana, XXVII, n.1, 1932, pp. 10-12].
Il primo agosto del 1929 il comune di Pisa pubblica il bando di concorso per il piano regolatore e d’ampliamento della città e della Marina, la commissione giudicatrice è formata da Ghino Venturi, Corrado Ricci, Gustavo Giovannoni, Pietro Cupello e Francesco Bernieri. La commissione termina i lavori un anno dopo assegnando immancabilmente il primo premio al gruppo Petrucci [NUTI–MARTINELLI, 1981, pp. 114-15]. Nel 1933 l’architetto romano è coinvolto nelle vicende della costa pisana-livornese con la partecipazione al concorso “per il progetto di massima di un piano regolatore del territorio sul quale dovrà nascere la città balneare denominata Tirrenia” [Architettura e arti decorative, X, fasc. 8, 1931, pp. 365-90], nel quale conquista il terzo posto e dove tra il 1932 e il 1934 realizza la chiesa, il centro servizi e progetta la grande Colonia Regina Elena, uno dei sette complessi elioterapici del periodo edificati.
Fin dal 1929 l’architetto romano è occupato a Livorno nella costruzione dell’impegnativa opera pubblica del nuovo complesso ospedaliero [cfr.: CAGIANELLI-MATTEONI, 2003, pp. 63-64; LANZA, 1932, p. 309-344] (fig. 4).


Figura 4. Ghino Venturi, veduta panoramica dell’Ospedale Costanzo Ciano, oggi Nuovi Spedali Riuniti, Livorno, (R. Lanza, Le opere del Decennio, “Liburni Civitas”, V, 1932).

L’illustre cittadino livornese, eroe nazionale e gerarca fascista, Costanzo Ciano, è “l’ardente animatore delle energie cittadine”, è lui il “fervido propugnatore” della realizzazione di grandi opere pubbliche e del risanamento del centro della città.
E’ “l’instancabile” Ciano che sceglie Venturi, stimato architetto e urbanista, per progettare, dal 1934, i quartieri dell’Istituto Case Popolari labronico nella zona di via Fabio Filzi (poi “Shangai”), della ex Barriera Fiorentina (poi Barriera Garibaldi), in via Alessandro Pannocchia, in via del Marzocco (fig. 5) e in via Nicola Tacchinardi [cfr.: CAMPANA, 1936; BORTOLOTTI, 1977; CAGIANELLI-MATTEONI, 2003, pp. 64-67; TONELLI BRESCHI, 2010-11].


Figura 5. Ghino Venturi, prospetto del gruppo di fabbricati in via del Marzocco, Livorno (C.L.A.S., Ufficio Tecnico, Concessioni edilizie approvate, 1936).

Venturi predilige il tipo edilizio a fabbricazione semiaperta o aperta, qualifica i grandi blocchi di abitazione attraverso un linguaggio che se da un lato imita le forme di precedenti stili, dall’altro “ricerca nuove forme che rispondano alle esigenze ed ai mezzi moderni” [GIOVANNONI, 1916, p. 168].
Per la committenza privata progetta, nel 1934, la palazzina Domenici, con il fronte principale su via Giovanni Paganucci, di proprietà di Gastone Domenici, titolare della società edile “il Tirreno”, dove Venturi elabora in chiave moderna i temi già trattati nel fabbricato romano posto nelle vicinanze del Lungotevere Arnaldo da Brescia (fig.6).


Figura 6. Ghino Venturi, prospetto nord palazzina Domenici, Livorno, (C.L.A.S., Ufficio Tecnico, Concessioni edilizie approvate, 1934).


Figura 7. Ghino Venturi, chiosco per la musica, Terrazza Costanzo Ciano oggi Terrazza Mascagni, Livorno, ca. 1935, (R. Lanza, Le opere del Decennio, “Liburni Civitas”, V, 1932).

Nel 1935, costruisce il chiosco per la musica della Terrazza Costanzo Ciano oggi Terrazza Mascagni (fig. 7), e due anni dopo firma la sede del quotidiano “Il Telegrafo” a Livorno.
Nel 1936 Venturi partecipa al Concorso per il progetto di massima dell’edificio ad uso del palazzo del governo e della Regia Questura di Livorno, cui partecipano tra gli altri i gruppi Colasanti-Quaroni-Muratori-Fariello, Lupo-Roisecco-Cappellini-Donnini, Mazzocca e Salghetti-Drioli. Egli elabora una pianta che si lega in modo uniforme al costruito, proponendo il fianco su via San Giovanni parallelo alle abitazionei esistenti [MERLO, 2006, p. 31].
Nel 1938, nell’ambito del programma generale per la sistemazione definitiva delle sepolture militari italiane, realizza il sacrario militare di Oslavia (Gorizia) “sulle alture tanto battute dal flagello della guerra”. Si tratta di “un fortilizio di quattro torri, di cui una più grande centrale collegata alle tre periferiche mediante gallerie sotterranee” [Rassegna di Architettura, X, n. 10, 1932, pp. 407-409].
Durante gli anni difficili del dopoguerra e della ricostruzione Ghino Venturi ricopre importanti cariche.
Dal 1948 Arnaldo Foschini è direttore dell’Istituto INA Casa; per attuare il piano INA Casa vengono create delle mini commissioni tecniche, composte da un professionista esperto, uno più giovane, che esaminano i progetti pervenuti all’ente. Le commissioni fanno capo a Venturi che sarà responsabile anche della selezione dei progettisti.
Venturi fa parte, insieme a Pasquale Carbonara, Arnaldo Giaccio, Saul Greco, Adalberto Libera, Pier Luigi Nervi, Adriano Olivetti, Giulio Roisecco, anche di una commissione tecnica consultiva che esprime “pareri su questioni quali criteri di costruzione, albo dei progettisti, adozione di particolari tecniche o materiali” [DI BIAGI, 2001, p. 13]. “In seno all’Ina-Casa, Venturi rappresenta l’anello di collegamento con la vecchia organizzazione fascista” [Di Biagi 2001, p. 91-92].
Nel 1956 il primo piano regolatore del comune di Livorno, dopo il piano di ricostruzione, viene redatto da un gruppo di tecnici del comune e professionisti esterni. La commissione esecutiva del piano è formata da Ghino Venturi insieme a Leonardo Detti, Lando Bartoli, Giorgio Franceschi e Giorgio Amato.

Note

(1) Questo testo è il risultato di una parziale ricognizione documentaria. Le ricerche sull’architetto Ghino Venturi sono ancora in corso da parte di chi scrive.
(2) L’edificio prospetta su via Pasquale Stanislao Mancini, via Emanuele Gianturco e via Giuseppe Pisanelli.
(3) Mostra organizzata in occasione del 12° Congresso Internazionale dei Piani Regolatori tenuto a Roma.

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