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Claudia Lamberti

Tirrenia, anni Trenta: città del turismo e del cinema

Angiolo Mazzoni, colonia marina Villa Rosa Maltoni Mussolini, Tirrenia-Calambrone, progetto 1925-26, inaugurazione 1933 (cartolina d'epoca)

VIDEO Costruzione delle colonie nella nuove località marine di Tirrenia-Calambrone, Giornale sonoro Luce 233

Claudia Lamberti, dottore di ricerca in storia dell'architettura contemporanea, lavora presso l'Università di Pisa. Autrice di numerose pubblicazioni in ambito storico architettonico ed urbanistico dall'età bizantina al nostro secolo, è professore a contratto di Storia dell'architettura contemporanea alla Facoltà di Ingegneria di Pisa.

Ghino Venturi, colonia marina Regina Elena, Tirrenia-Calambrone, 1933 (cartolina d'epoca)

Il tratto di litorale e di macchia mediterranea tra Marina di Pisa e Livorno aveva fino agli anni Trenta il nome di Mezzapiaggia. Un intervento di bonifica della pineta di Tombolo fino alla costa portò il Re Vittorio Emanuele III a decretare, su consiglio del Duce, nel novembre 1932 la fondazione di Tirrenia, nome simile alle tante urbanizzazioni fasciste (Sabaudia, Littoria, Pontinia etc). La costa pisana, ancora intatta, fu oggetto di lottizzazioni dirette dall'Ente autonomo Tirrenia, dipendente dal Ministero degli Interni e non dalle amministrazioni comunali pisana o livornese.
Al concorso nazionale per il piano regolatore della nuova città parteciparono molti professionisti, fra cui anche il celebre Adolfo Coppedè, che si collocò secondo. Il progetto prescelto fu infatti quello "Di fronte a mare aperto" diretto dall’ingegnere e pittore pisano Federigo Severini (1888-1962). Egli aveva già costruito in città il palazzo delle Poste, quello della Provincia e la Casa del Fascio, nonchè contribuito al disegno della nuova Facoltà di Ingegneria.
A Tirrenia, Severini propose soluzioni che coniugassero le esigenze turistiche del committente con il rispetto ambientale, sancito da una norma che prevedeva si potesse edificare solo su un sesto dei terreni disponibili, mantenendo il resto come pineta.



Federigo Severini, piano regolatore di Tirrenia
e progetto della sua passeggiata a mare, 1933 (ASPi)

La zona si prestava alla costruzione di residenze estive, alberghi e stabilimenti balneari che ne valorizzassero le qualità climatiche e la rendessero un polo turistico, tuttavia, oltre alle colonie marine, Benito Mussolini intravedeva per Tirrenia anche un altro destino. Convinto che la cinematografia fosse una forte arma di propaganda, incaricò Gioacchino Forzano (1884-1970), uomo di teatro e suo fidato amico, di fare in quella pineta la prima moderna città del cinema italiano.
Con il supporto economico di Edoardo Agnelli, degli imprenditori Borletti e di alcune banche, Forzano comprò dall’Ente Autonomo Tirrenia un vasto terreno adatto a girare scene con dune desertiche, oppure zone boscose, nonchè abbastanza grande per installarvi sia ricostruzioni di esterni cittadini sia teatri di posa cinematografica. Il progetto di questi ultimi, col nome di stabilimenti Pisorno, fu affidato ad Antonio Valente (1894-1975).



Antonio Valente, complesso cinematografico Pisorno, 1933ss.
(Archivio Valente, Roma; cartolina d'epoca)

Il rapporto tra Valente e la produzione filmica fu duplice: da un lato, da uomo di teatro potè sperimentare su “altri palcoscenici” oltre al celebre "Carro di Tespi" le sue capacità di scenografo e scenotecnico; dall’altro, come architetto si trovò anche nel contesto cinematografico - come già nella pratica di progettista (ad esempio per la Sala dei Martiri nella Mostra del decennale della rivoluzione fascista del 1932 o il padiglione italiano dell'esposizione internazioanle di Chicago del 1933 ) - nel cuore della politica propagandistica fascista. La storia di Antonio Valente non si esaurisce tuttavia nei successi degli anni del fascismo, ma parte dalla sua attività di scenografo teatrale in contatto con le più importanti Avanguardie degli anni Venti e arriva fino agli anni Settanta, quando abbandonò l'incarico di professore al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, peraltro da lui progettato, passando per la progettazione di tipologie architettoniche quali teatri, cinema, residenze estive borghesi sul litorale Tirrenico o colonie per le vacanze dei “giovani italiani”, secondo il programma pedagogico del regime.

Antonio Valente, chiesa di S. Francesco a Tirrenia, 1954ss (cartolina d'epoca)

Negli anni della Pisorno, l’intreccio tra il Valente scenografo e scenotecnico del cinema e il Valente architetto degli stabilimenti di posa si fa sempre più fitto: gli vengono commissionati incarichi su entrambi i fronti ed egli può così creare spazi adeguati alle nuove tecniche di ripresa e sviluppare innovative proposte per l’allestimento interno dei teatri di posa.
La Pisorno guadagnerà il soprannome di “Hollywood del Tirreno”, sia perché era stata fondata in una località climaticamente e naturalmente adatta alle riprese, come Hollywood appunto, sia per le potenzialità che sembrava promettere, alimentando grandi speranze per il cinema italiano. Il sogno era che Tirrenia, al pari dei grandi teatri californiani, desse nuova linfa alla produzione autoctona, favorendo la realizzazione di film di successo.

Antonio Valente, disegno di un teatro di posa

Nell’archivio Valente a Roma sono presenti numerosi disegni e fotografie dell’epoca, sia per quanto riguarda le strutture principali dei teatri e i loro accessori, sia per ciò che concerne le rimesse, gli spogliatoi per le comparse, i locali per le numerose maestranze, il dopolavoro per gli operai. Si cominciò con tre teatri di cui due grandi da costituire un record: infatti uno aveva all’epoca il volume più grande d’Europa (m. 50x30x16), il secondo, semicircolare, il diametro di m. 36 e la profondità di m.40, andando a costituire la curva allora più grande d’Europa.
Si arrivò nel giro di poco tempo a cinque strutture, consentendo di passare da una produzione di circa 6 film annui a ben 15. Annessi ai teatri di posa vi erano camerini per gli attori, spogliatoi per figuranti, sartoria, deposito per 8.000 costumi, parrucchieri, truccatori, magazzini, falegnameria, sale di proiezione, sale sviluppo e stampa, reparti tecnici di fotografi, ottici e fonici, depositi per le pellicole, centrale elettrica, uffici, autorimessa, ristorante.
La disposizione dei locali era funzionale alla lavorazione di più film contemporaneamente, e in ogni caso si articolava in modo che i diversi reparti tecnici non si intralciassero a vicenda nel progredire delle varie fasi della lavorazione delle pellicole.
Nei teatri pisani, Antonio Valente realizza una novità assoluta: ponti-luci reticolari appesi alla soffittatura e capaci di assicurare un veloce scorrimento delle illuminazioni per le varie scene, un'illuminazione per sempre indipendente dalle scene e che non richiedeva più l’intervento sul set degli elettricisti, col rischio di rovinare gli arredi nello spostamento delle più antiche pesanti strutture fisse per i fari. Sia i teatri di posa Pisorno che quelli successivi del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, prevedono l’adozione dei nuovi ponti-luci scorrevoli, sebbene le vicende belliche e la grande richiesta di “ferro per la Patria” dopo il 1940 abbiano impedito di fatto l’attrezzatura interna di alcuni dei teatri romani.
La Pisorno, dunque, iniziò l’attività presentandosi come il più moderno complesso europeo e Giovacchino Forzano in primis ne sperimenta le potenzialità. Nel 1935 si consolida il duraturo sodalizio con Antonio Valente, che porta a girare a Tirrenia numerosi film, per i quali l’architetto attende alla realizzazione dei costumi e delle scene. Campo di Maggio, Maestro Landi, Fiordalisi d’oro, Sei bambine e il Perseo, tanto per citarne alcuni, sono il risultato più significativo dell’attività di Valente architetto e scenografo della Pisorno, alla quale rimarrà legato anche negli anni Quaranta e Cinquanta, lavorando con vari registi, fra i quali Joseph Losey, che a Tirrenia girò Imbarco a Mezzanotte.



Manifesti di film prodotti a Tirrenia da Giovacchino Forzano:
Sei bambine e il Perseo
(1939), Il re d'Inghilterra non paga (1941)

I destini turistico e cinematografico di Tirrenia sono rimasti intrecciati a lungo, tuttavia i teatri di posa, occupati durante il conflitto dalla truppe americane, subirono pesantemente nel dopoguerra la concorrenza di Cinecittà, nonostante importanti registi e attori del cinema italiano realizzassero pellicole in questa sede. Forzano nel 1959 dichiarò fallimento e gli stabilimenti, rinominati Cosmopolitan Film-Tirrenia furono acquistati da Carlo Ponti che se per un periodo richiamò importanti registi, a breve decise di far cessare le attività artistiche puntando a una lottizzazione urbanistica dell'area. I divieti imposti dai regolamenti a difesa dell'ambiente bloccarono tale iniziativa, aprendo comunque una stagione di decadenza della Pisorno: gli edifici senza manutenzione, se non per il breve riutilizzo nel 1982 per la festa nazionale dell'Unità, hanno subito un considerevole degrado. Tra progetti di realizzazione di un museo del cinema e concessioni dei terreni a nuovi usi, si prospetta un impiego residenziale e turistico dell'area. Tuttavia la memoria della stagione d'oro cinematografica non è svanita e nel 2005 il tratto della strada omonima, Pisorno, davanti all'ingresso degli studi è stato dedicato ad Antonio Valente.

Sofia Loren nel film Pellegrini d'amore, girato a Tirrenia nel 1953

Tirrenia, meta fissa dei pisani per l'abbronzatura estiva, tanto da istituire 80 anni fa, nel 1932, un'apposita linea ferroviaria Pisa-Marina-Tirrenia-Calambrone-Livorno, soppressa ma forse da ripristinare, ha in parte perso l'attrativa turistica nazionale ed internazionale. Dapprima le celebri colonie marine si sono trasformate in istituti di cura per anziani o sono andate letteralmente in rovina, ma un nuovo piano urbanistico ne ha in anni recenti ripreso le sorti trasformandole in case, residence e tornando a riabilitare a livello storico le realizzazioni di grandi protagonisti dell'architettura fascista. L'augurio è che il tratto di costa tra Pisa e Livorno torni a essere pienamente utilizzato sia dai vacanzieri che dai nuovi residenti in uscita dai capoluoghi, in modo da mantenere viva la località in tutte le stagioni.

Tirrenia, Stazione del vecchio "trammino" tra Pisa e Livorno
(cartolina d'epoca)


Giulio Pediconi, Mario Paniconi, Colonia marina femminile
dei Fasci Italiani all'Estero
, Tirrenia-Calambrone, 1933-34
(in Architettura, 12, dicembre 1936, p. 577 )

VIDEO Visita di Galeazzo Ciano alla Colonia marina femminile dei Fasci Italiani all'Estero, Giornale Luce B0945 del 26/08/1936

http://www.youtube.com/watch?v=TaVmFKdAq-I

Colonia marina femminile dei Fasci Italiani all'Estero, Tirrenia-Calambrone, dopo il restauro nel 2008 ha preso il nome di Villaggio Solidago.
(Wikipedia, sub vocem)

Bibliografia

N. Cau e Elena Casarosa (a cura di), Inventario dell'Ente Autonomo Tirrenia, Pisa, Comune di Pisa, 2009.
R. Ciuti, La costruzione del litorale pisano, Pisa, Felici, 2005.
V. Cutini, R. Pierini, Le colonie marine della Toscana: la conoscenza, la valorizzazione, il recupero dell' architettura per la riqualificazione del territorio, Pisa, ETS, 1993.
M. Dringoli, Sale cinematografiche e cinematografia nella storia contemporanea di Pisa, in La Nuova Città, vol. 13, 2007, pp.65-76.
G.Garzella, O. Vaccari, L.Nuti, Pisa: il riflesso del mare, Pisa, Pacini, 2008.
C. Lamberti, Antonio Valente architetto al cinema in L. Cuccu, L.Cardone (a cura di), Antonio Valente. Il cinema e la costruzione dell'artificio, Pisa, ETS, 2005, pp. 29-47.
G. Meucci, I destini incrociati di Marina e Tirrenia, in S. Bruni (a cura di), Pisa unita nelle arti: un profilo di città, Firenze, Polistampa, 2011, pp. 239-247.
O. Niglio, Il nuovo Calambrone, Milano, Electa, 2006.