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Serena Fuart

Artemisia e le altre: Milano racconta le donne

L’universo femminile dal 1930 a oggi.
La storia e la pittura di Artemisia Gentileschi.
A Milano due mostre molto riuscite hanno raccontato le donne.


Ho visitato “Lei e le altre”, un’esposizione di copertine di rotocalchi Rcs al Palazzo della Permanente a Milano e la mostra dedicata ai capolavori di Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale.
“Lei e le altre” offriva una grande quantità di immagini capaci di restituire l’universo femminile dal 1930 ai giorni d’oggi. Le copertine esposte erano di giornali di moda, rotocalchi dedicati all’auttalità, riviste femminili e maschili. Immagini di modelle, celebrità, donne comuni si susseguivano ininterrottamente nei pannell dell’esposizione. Una storia femminile raccontata attraverso più settori. La moda, per esempio. “I reportage delle ultime sfilate, illustrati o costruiti attarverso collage fotografici non raccontano unicamente l’evoluzione di abiti, materiali, colori, silouhette ma testimoniano come cambia nel tempo il modo di leggere la moda e i suoi protagonisti – si trova scritto nella presentazione della mostra - che prima erano sarti e creatori, poi stilisti, poi fashion designer e direttori creativi. Le riviste danno un nome alle forme in cui la moda si manifesta… e la diffondono facendola entrare nel nostro lessico quotidiano”.
Le donne sono raccontate anche attraverso le riviste femministe da sempre preposte a dialogare con le donne, a sostenerle nelle loro battaglie. “Sulle riviste, l’evoluzione della figura femminile è rappresentata da una polifonia di voci: un dibattito costante che coinvolge chi le dirige, chi vi scrive, chi le legge in un percorso di maggiore consapevolezza verso le nuove dimensioni dei diritti e dei doveri, dell’indipendenza e dell’emancipazione”.
La cultura femminile è raccontata anche attraverso l’evoluzione del concetto di casa. “Lo spazio domestico si trasforma dal palcoscenico della perfetta padrona di casa a luogo che rispecchia i grandi cambiamenti sociali degli ultimi anni, come lo scambio dei ruoli o la crisi della famiglia. La casa è lo specchio di chi la vive, dichiarazione del proprio status e ,come moda insegna, vetrina da pubblicare”.
La mostra rappresentava le donne anche attraverso star e celebrità. “Quasi un secolo di celebrities al femminile per raccontare l’evoluzione dei sogni e degli stili di vita; se prima le indiscusse protagoniste della cronaca rosa, nonché le icone di stile da eguagliare o criticare, erano le principesse, dive e socialities, oggi sono le veline, idoli pop, top model, attrici”.

Pettinature diverse, abbigliamenti dei più vari, tanti modi di esprimere la femminilità si susseguivano nelle copertine dei rotocalchi in esposizione. Forti le emozioni suscitate da questo collage di immagini, una sorta di film che racconta le donne in questo secolo. Molto interessanti i cambiamenti che si potevano notare: cambiamenti di argomenti trattati nelle riviste, di look, di stile, di atteggiamento. Un viaggio a tutti gli effetti negli anni della storia.

Ma a Milano anche un’altra donna è protagonista di una mostra a lei interamente dedicata: Artemisia Lomi Gentileschi (Roma,1593 – Napoli, 1653). “Vissuta durante la prima metà del XVII secolo, riprese dal padre Orazio il limpido rigore disegnativo, innestandovi una forte accentuazione drammatica ripresa dalle opere del Caravaggio, caricata di effetti teatrali; stilema che contribuì alla diffusione del caravaggismo a Napoli, città in cui si era trasferita dal 1630” – riporto da Wikipedia.
Artista dalla vita intensa, viene segnata dall’abuso sessuale subito da Agostino Tasso amico del padre. Questo fatto influenzò alcuni suoi lavori come il capolavoro “Giuditta decapita Oloferne” in cui traspare la rabbia e la voglia di rivalsa.


Un dolore importante che la segna ma che comunque supera. La sua vita infatti è, in seguito, un fluire di lavoro, successi e riconoscimenti, cosa non facile per una donna a quell’epoca.
Intensa anche la sua vita sentimentale contraddistinta da un matrimonio con figli e da un’importante storia extraconiugale vissuta con passione.
“Poiché lo stile del padre… si riferiva esplicitamente all'arte del Caravaggio… anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, sulla scia del pittore lombardo. Probabilmente Artemisia conobbe personalmente Caravaggio, che usava prendere in prestito strumenti dalla bottega di Orazio …” riporto sempre da Wikipedia.
A Roma si sposa anche se è un matrimonio riparatore della violenza. Lavorerà molto. È riferibile agli esordi romani tra l’altro anche la Madonna col Bambino.
Artemisia si trasferisce quindi a Firenze dove conosce davvero il successo.
Qui nel 1616 venne accettata nell'Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a godere di tale privilegio e conquistò i favori e la protezione di persone influenti, a cominciare dal Granduca Cosimo II de' Medici e, in special modo, della granduchessa-madre Cristina.
Artemisia fu in buoni rapporti con Galileo Galilei.
Suo estimatore il nipote di Michelangelo Buonarroti.
“Appartengono al periodo fiorentino la Conversione della Maddalena e la Giuditta con la sua ancella di Palazzo Pitti e una seconda (dopo quella di Napoli dipinta 8 anni prima) versione della Giuditta che decapita Oloferne agli Uffizi…”
Nonostante il molto lavoro e l’indiscusso successo Artemisia, avendo un rapporto difficile con i creditori e una convivenza non facile con suo marito, fece, nel 1621, ritorno a Roma dove però nonostante la sua bravura e i suoi riconoscimenti non trovò molte commesse tanto che fu costretta a trasferirsi a Venezia (1627).
Sono da assegnare a questo periodo, il “Ritratto di gonfaloniere”, la “Giuditta con la sua ancella “, la “Venere dormiente” e ”Ester e Assuero”.


Dal 1630 al 1637 Artemisia si trasferisce a Napoli. L'esordio artistico di Artemisia in città è rappresentato forse dalla “Annunciazione” del Museo di Capodimonte.

“Poco più tardi il trasferimento nella metropoli partenopea fu definitivo e lì l'artista sarebbe rimasta - salvo la parentesi inglese e trasferimenti temporanei - per il resto della sua vita. Napoli (pur con qualche costante rimpianto per Roma) fu dunque per Artemisia una sorta di seconda patria nella quale curò la propria famiglia (a Napoli maritò infatti, con appropriata dote, le sue due figlie), ricevette attestati di grande stima, fu in buoni rapporti con il viceré Duca d'Alcalá, ebbe rapporti di scambio alla pari con i maggiori artisti che vi erano presenti (a cominciare da Massimo Stanzione, per il quale si deve parlare di una intensa collaborazione artistica, fondata su una viva amicizia e su evidenti consonanze stilistiche)”
Nel 1638 altri successi l’attendono a Londra presso la corte di Carlo I. ”Artemisia ebbe dunque a Londra una sua attività autonoma, che continuò per un po' di tempo anche dopo la morte del padre, anche se non sono note opere attribuibili con certezza a questo periodo”.
Artemisia ritorna poi a Napoli come emerge dalla corrispondenza con il collezionista don Antonio Ruffo di Sicilia che fu suo mentore e buon committente. L'ultima lettera al suo mentore che noi conosciamo è del 1650 e testimonia come l'artista fosse ancora in piena attività. Morì nel 1653.

Traspare emozione, sentimento, movimento vita dai suoi quadri. Lo noto mentre mi aggiro tra i suoi capolavori. Il colore usato è intenso e mi prende l’anima. In molti dei suoi quadri sono protagoniste donne che assumono un ruolo attivo nel dipinto. Le figure femminili rappresentate hanno un atteggiamento forte e indipendente e questo mi ha colpito non poco.
La forza espressiva del suo linguaggio pittorico e l’interesse verso la sua figura artistica vennero letti e utilizzati anche in chiave da femministe che tentarono di avvalorare il più possibile la figura di questa grande artista.
La mostra espone oltre cinquanta opere e dà spazio non solo ai suoi quadri da camera ma a tutta la sua produzione artistica. Ne esce un’artista completa che ha affronta in modo eccellente una gamma di generi pittorici e temi molto alta e variegata. La mostra è suddivisa nelle quattro fasi che contraddistinguono la sua vita: gli inizi a Roma, gli anni a Firenze, il ritorno a Roma e la permanenza a Napoli.
Un viaggio nella sua storia artistica e nella sua vita. Un viaggio unico da percorrere tutto fino in fondo. A Palazzo Reale.