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Michele Emmer

Il cinema? è matematica!

Lei, Angelina Jolie, è un agente delle tasse inglesi, sospesa, doppiogiochista, amante di Alexander Pearce, che ha truffato alcune centinaia di milioni di sterline al fisco inglese.
E’ continuamente seguita, registrata, spiata. Riceve un messaggio per andare a Venezia e, nel messaggio, astutissimo (si fa per dire) le si suggerisce di abbordare uno sconosciuto in treno che somigli al vero Pearce.
Siamo sul treno, la Jolie cerca la persona adatta, ed ecco che la trova, in seconda classe, un uomo che fuma. In realtà ha una sigaretta elettronica che emette vapore, ha una lucina per simulare la parte accesa della sigaretta. E’ il personaggio interpratato da Johnny Depp. E chi sarà l’uomo fortunato scelto dalla Jolie per sedurlo, l’uomo necessariamente pieni di interesse, risorse, fascino? E’ un insegnante di matematica, nel College della Madison County Community.
E lei le risponde: “Non l’avrei mai creduto” (quasi una citazione de “Non l’avrei giammai creduto” del Don Giovanni di Mozart). Citazione peraltro inopportuna dato il livello del film.
E l’insegnante di matematica gioca a fare il detective, prendendosi subito dalla Jolie l’epiteto di professore paranoico. Ma in realtà non lo è affatto. E’ una persona gentile, premurosa, disponibile, si scopre a poco a poco. Sarà per lui un complimento “Sei la persona meno quadrata che conosco.”
E finalmente il docente di matematica, nella stanza del lussuoso albergo dove la Jolie lo ha invitato, la bacia con passione, ma è solo un sogno, forse...
Cominciano i guai, gli inseguimenti, le sparatorie, il matematico Depp è anche molto agile a scappare sui tetti di Venezia. E sa anche ballare bene. Si scoprirà poi che è tutta una copertura, è un finto insegnante di matematica. E’ lui il vero Pearce, come si era capito dalla prima inquadratura di Depp. Già perché il film è prevedibile, per essere benevoli. Suspence nulla, azione al rallentatore, un film inesistente. Però, resta il fatto che il grande truffatore gentiluomo Pearce, dovendo corteggiare almeno apparentemente Angelina Jolie, sceglie di essere un insegnante di matematica! Un bel salto da quando negli anni sessanta nel film “Dear Brigitte” James Stewart diceva al figlio che non voleva che nessuno per strada lo prendesse per un matematico! Insomma sono passati cinquant’anni tra i due film e non sono passati invano.

Diventa credibile che un matematico non sia il solito personaggio folle e incapace di gestire la propria vita ma sia tanto affascinante da fare innamorare Angiolina Jolie. Si potrebbe sottilizzare che in realtà il personaggio interpretato da Depp non è un docente di matematica, si nasconde dietro quella identità per sembrare innocuo e inoffensivo. Ma sono sottigliezze. Resta il fatto che ad un matematico si è pensato. Chissà cosa ci riserva il futuro. Dimenticavo, il film di cui si parla è The Tourist di Florian Henckel von Donnersmarck, il geniale regista de La vita degli altri. Irriconoscibile.

Dal film The Tourist

Di grande interesse invece il film Incendies di Denis Villeneuve, candidato all’Oscar 2011 per il miglior film straniero (Ha vinto l’Oscar il film danese “In un mondo migliore” di Susanne Bier in cui una delle protagoniste è una giovane matematica). Il film inizia con un dialogo tra lei, Jeanne Marwan, e Coen, professore di matematica dell’università, dove lei è assistente:
“La matematica, come l'avete conosciuta fino a oggi, ha cercato di fornire risposte certe.. e definitive a problemi certi.. e definitivi. Ora… state per affrontare un'avventura totalmente diversa. Vi troverete di fronte problemi insolubili che vi porteranno sempre verso altri problemi, altrettanto insolubili. Le persone intorno a voi vi ripeteranno che la cosa su cui vi scervellate... è inutile. Non avrete argomenti per difendervi, perché quei problemi saranno di una complessità… estenuante. Benvenuti nella matematica pura, nel paese della solitudine. Vi presento la mia assistente la signorina Jeanne Marwan.”
Jeanne: “Buongiorno. Inizieremo con la Congettura di Siracusa.” [Detta anche congettura di Collatz dal nome del matematico che la propose nel 1937 e nota con molti altri nomi, riguarda i numeri interi. Se si considera un numero naturale n, cioè un numero del tipo 1,2,3,4,....., se n è pari si divide per 2, ses sè dispari si moltiplica per 3 e si aggiunge 1. Se si continua ad operare in questo modo, da qualsiasi numero si parte si arriva sempre a 1. La congettura non è ancora dimostrata]
Parlando del film un critico cinematografico, Edoardo Beccattini, lo ha paragonato ad una dimostrazione di un teorema “Denis Villeneuve dimostra di essere un regista con due ossessioni: la matematica e le tragedie contemporanee. La donna che canta [titolo italiano del film] è un film costruito come una formula e la prima inquadratura è la sua equazione. Le indagini di Jeanne e la vita della madre coraggio Niwal rappresentano infatti dimostrazione e corollario dello stesso enunciato: due percorsi che non solo arrivano alla medesima verità, ma anche a raccontare, in sostanza, la stessa storia due volte. Ma la ridondanza non fa paura a Villeneuve. Sa che la matematica crea solo certezze e perciò evita di lasciare ogni possibile dubbio, costruendo la tensione ricorrendo a una logica talmente ferrea da pensare di poter rendere credibili anche le espressioni numeriche più paradossali (1+1=1). Le ambizioni di La donna che canta sono quindi molto alte ma le vicende della storia e della politica contemporanea, così ispide e indecifrabili, non si adattano bene alla liscia perfezione delle funzioni matematiche.”

Dal film Incendies

Penso che il regista avesse ben chiaro la difficoltà di raccontare in modo logico e conseguente una storia così complessa che riguarda la guerra, i fanatismi, l’odio. Il film è ambientato in Libano durante una delle tante guerre civili tra mussulmani e cristiani. E con quella scena iniziale Villeneuve ci dice che l’essere una persona rigorosa, intelligente, conseguente, essere un matematico insomma, come paradigma della capacità di affrontare situazioni nuove ed imprevedibili, complicate, sia proprio la caratteristica di cui si ha bisogno. Senza rinunciare ai propri sentimenti, alle proprie paure, alla propria inadeguatezza.
Il matematico Coen: “Che cosa ti dice il tuo intuito? Il tuo intuito ha sempre ragione. È per questo che hai la stoffa per diventare un vero matematico.”
Come ha sottolineato un altro critico, Fabio Ferzetti, il regista insiste “su una cornice intellettuale - Jeanne è una matematica di talento - che rende ancora più crudele quel caos ingovernabile...Siamo su un terreno altissimo, capace di unire sangue e astrazione, il tumulto dei corpi e il lavorio incessante dell'intelligenza e della pietà.”
Non aveva forse Platone detto che il mondo avrebbe dovuto essere governato dai matematici?
“La geometria la si coltiva in funzione della conoscenza di ciò che perennemente è...attirerà l’anima alla verità e sarà capace di produrre pensiero filosofico, per mantenere in alto ciò che ora teniamo in basso... dobbiamo raccomandare agli abitanti del tuo bello stato di non trascurare assolutamente la geometria.”
Quanto alla possibilità che 1 + 1 = 1 non vi è alcun problema, dipende da come si conta.
Nella pièce teatrale di Wajdi Mouawad, da cui il film è tratto, il legame con la matematica è più esplicito. Intanto la lezione che tiene la giovane matematica Jeanne Marwan è sulla teoria dei grafi. Nella sua presentazione del corso afferma, rivolta agli studenti:
“Vi sarà rimproverato di sprecare la vostra intelligenza dietro ad esercizi teorici assurdi, invece di metterla al servizio della ricerca contro l’AIDS o i trattamenti contro il cancro [tra l’altro anche in questo settori lavorano i matemtici]. Non avrete alcun argomento di difesa, perché gli stessi vostri argomenti sono di una complessità teorica assolutamente sconvolgente. Benvenuti nella matematica pura, cioè a dire nel paese della solitudine. Introduzione alla teria dei grafi.”
E della teoria dei grafi Jeanne cerca di utilizzare la struttura per comprendere quello che le accade, stabilendo un legame tra i poligoni della teoria e le persone con cui deve avere a che fare. “Partendo da una applicazione teorica, come faccio a tracciarne il grafo e la forma del poligono corrispondente? Quale è la forma della casa dove vivono i membri di questa famiglia rappresentata da questa applicazione? Non ci arriverete mai. Tutta la teoria dei grafi riposa essenzialmente su questo problema impossibile per ora da risolvere. Ora, è questa impossibilità che è meravigliosa.”
E davanti alle notizie sconvolgenti che gli comunica il notaio dopo la morte della madre esclama. “Quale è il mio ruolo in questo poligono? Mio padre è morto, questa è la congettura. Tutto porta a credere che sia vera. Ma nulla lo prova. Non ho visto il suo cadavere, né la sua tomba. Può quindi essere che, tra 1 e ¤, mio padre sia vivo.”
E ritorna spesso la giovane matematica a tentare di costruire un grafo che spieghi quello che le succede. Sarà la madre a dirle che il suo posto è nel cuore stesso del poligono.
Solo alla fine la giovane matematica scopre di aver trovato il comportamento dei personaggi e la soluzione della trama quasi poliziesca. Non sono mancati colpi di scena, sentimenti e reazioni forti, imprevedibili. Il motivo per cui la protagonista deve essere una matematica?
Non perchè la matematica deve essere applicata rigidamente nel cinema e nell’arte come pensano i critici ma perché la matematica, come dimostrano gli ultimi venti anni di film e testi teatrali ispirati alla matematica, o meglio ai matematici, possono essere un grande fonte di ispirazione, di suggestioni, di mistero e di fascino.

La predisposizione per le lingue è tanto misteriosa quanto quella di certe persone per la matematica e la musica, e non ha niente a che vedere con l’intelligenza o la cultura. E’ qualcosa di particolare, un dono che alcuni possiedono e altri no.
Mario Vargas Llosa, Avventure della ragazza cattiva