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Maria Airoldi

Leonardo da Vinci e la cucina

Maria Airoldi (Palermo, 1946). Architetto. Si occupa di cultura dell’abitare. Ha pubblicato con l’editrice Rotundo “Poesia e prosa domestica”, con le edizioni Ares “Dimensione casa”.

Leonardo da Vinci si è occupato anche di cucina? Posta 15 anni fa, questa domanda avrebbe suscitato, in persone di media cultura, risposte forse dubbiose ma comunque orientate in senso negativo. Da qualche anno a questa parte invece molti sono pronti a sostenere che l’attività di cuoco è stata la vera grande passione di Leonardo, che non solo vi ha dedicato tempo ed energie, ma l’ha accompagnata con la creazione e fabbricazione di macchine con funzioni assimilabili a quelle dei nostri attuali elettrodomestici. Il motivo di queste diffuse convinzioni può essere totalmente fatto risalire a un piccolo libro, opera di Jonathan e Shelagh Routh e pubblicato nella traduzione italiana col titolo “Note di cucina di Leonardo da Vinci”. (1)
Solo che Jonathan Routh, autore del testo insieme alla moglie Shelagh, non è precisamente una storico rinascimentale, ma è noto piuttosto come ideatore della Candid Camera; e infatti, come scrive Roberto Dolci, “l’allegro ottantenne con la moglie Shelagh ha scritto una credibile e colossale beffa, digerita come quella di Marcel Duchamp (che lascia ancora tranquilli i polsi di tanti critici d’arte tra i più noti) e quasi digerita come quella del Da Vinci Code di Dan Brown”. (2)
Ma mentre il “Codice da Vinci” mantiene in sottofondo una sua cupa pretesa di credibilità, il testo della coppia inglese sconfina spesso e volentieri nell’assurdo, e risulta di conseguenza una lettura non solo piacevole ma anche in varie pagine francamente divertente. Volendo però rispondere in modo adeguato alla domanda iniziale bisogna mettere da parte il cosiddetto codice Romanoff, pura invenzione della coppia Routh, e fare riferimento alla reale documentazione storica. Sempre Roberto Dolci nell’articolo citato scrive : “Visitando l’ultima dimora di Leonardo ad Amboise si nota che la cucina ha una singolare importanza tra le altre stanze della casa. Leggendo le pagine rimaste di Leonardo, che costituiscono circa il dieci per cento di quello che aveva scritto, s’intende che tra le sue arti c’era anche la cucina”. (3)

Amboise. Castello di Clos Lucè. Cucina

Di fatto gli interessi di Leonardo si sono spinti anche agli aspetti più semplici della vita quotidiana, sempre nell’intento di ridurre lo sforzo fisico e di ottimizzare le risorse. Fra le prime “macchine” progettate, ci sono due modelli di girarrosto, varianti meccaniche dei tradizionali girarrosti, a volte molto pesanti, azionati a mano dal personale di cucina dell’epoca. Un modello (Codice Atlantico, f, 21r) è collegato a un sistema di pesi, e sembra sia stato applicato nella cucina del castello di Chenonceaux, attualmente ancora funzionante e visitabile.

Castello di Chenonceaux. Girarrosto a pesi realizzato su disegno di Leonardo

Il secondo sistema (Codice Atlantico, f, 5v), più elaborato, sfrutta un’elica verticale che gira mossa dall’aria calda ascendente sopra il camino e tramite ingranaggi trasmette il movimento all’asse del girarrosto. L’idea di sfruttare il movimento di aria calda prodotto dal fuoco è rimasta presente nel pensiero di Leonardo e la ritroviamo in un progetto di camino-cucina (Codice 2037, 20, r) studiato in modo da indirizzare la fuoriuscita dei fumi sfruttandola per affumicare carne, salsicce e altri generi commestibili. (4)

Modello di girarrosto ad aria calda, realizzato in base al disegno di Leonardo

D’altra parte non sono le uniche occasioni in cui Leonardo si interessa alle minute vicende della vita ordinaria. Ancora nel codice 2037 ritroviamo il modello dettagliato di quella che l’illustre progettista chiama “bucatiera” e che noi potremmo definire come “ambiente-lavanderia”: una stanza che prevede il serbatoio per la lisciva, il deposito dei panni sporchi, la caldaia per la bollitura e i vari canali di distribuzione dell’acqua, il tutto collegato col pozzo e organizzato in modo da facilitare la successione logica delle operazioni di lavaggio. (5)
E sempre a Leonardo si deve il progetto di un telaio a mano (Codice Forster II c.49v) e del primo telaio meccanico (Codice Atlantico foglio 985), di una filatrice automatica (Codice di Madrid I c67r) e di un orditoio che sembra sia rimasto in uso per secoli presso il Setificio fiorentino di San Frediano. Quindi effettivamente esiste un Leonardo meno conosciuto, attento alle possibilità di sviluppo della vita civile e anche alle piccole necessità quotidiane: una versione familiare della sua creatività, forse più sentita e più umana di quella universalmente nota e legata alle esigenze, rappresentative e militari, della vita di corte della sua epoca.

(1) vd Routh Shelagh Routh Jonathan “Leonardo’s Kitchen. Note Books” Collins, London 1987
traduz. Ital. “Note di cucina di Leonardo da Vinci” ediz Voland Roma 2005
(2) Roberto Dolci “La cucina di Leonardo” in “Transfinito” 16/1/2007
(3) Roberto Dolci op. cit.
(4) Luigi Firpo “Leonardo architetto e urbanista” Utet Torino 1963
(5) Luigi Firpo op. cit