L’Ostello Celica di Lubiana.
Barbara Cortina
Veduta esterna dell’ostello Celica.
Barbara Cortina ha conseguito la Laurea specialistica magistrale in Storia dell’Arte nel marzo 2007 presso l’Università di Pisa. Dal settembre 2007 collabora in qualità di redattrice per Teknemedia e il corrispettivo cartaceo ArtKey Magazine. Attualmente lavora a Roma presso lo Studio Joseph Kosuth.
Lo scrittore sloveno Lojze Kovacic, nel 1990, interrogandosi sull’identità della città di Lubiana, giungeva alla considerazione di quanto questa sia stata nel corso della sua storia strettamente connaturata tanto alla eterogeneità delle sue genti (una sorta di melting pot ante-litteram) quanto alla sua conformazione urbanistica ed architettonica, con i suoi ponti sul fiume Ljubljanica, con i palazzi e le chiese barocche a interrompere la regolarità data dall’intreccio del cardo (che proietta la città a nord, verso le Alpi e a sud, verso il mare) con il decumano (che connette idealmente due colline, il Tivoli e la collina del Castello). Un’identità costituita, dunque, in egual misura dall’uomo e dallo spazio.
Oggi, come tutta l’area Balcanica, anche la città di Lubiana sta attraversando una fase di rinnovamento sociale e culturale e il dinamismo in campo urbanistico ed architettonico segue di pari passo, non senza strascichi polemici come sempre accade quando una città comincia a ridisegnare i propri spazi pubblici ma con la consapevolezza che nessuna realtà urbana può sopravvivere limitandosi alla conservazione delle pre-esistenze. A questo proposito possiamo considerare il caso dell’ostello Celica emblematico di questo processo e precursore di un approccio che non ha paura d’interrogarsi sulla propria storia.
Una foto storica.
Situato su un’area di 1062 mq nella zona autonoma di Metelkova – un’enclave culturale costituitasi dopo anni di lotte ed occupazioni semi-clandestine ai tempi della guerra in Yugoslavia ed oggi paragonata al distretto di Christiania a Copenhagen – ha aperto ufficialmente le porte nel luglio 2003. Celica, in sloveno, significa cella ed è proprio questa la sua peculiarità: prima della riconversione, l’edificio è stato per circa 100 anni, dal 1882 quando fu costruito durante l’impero Austro-Ungarico al giugno 1991 (data che sancì l’indipendenza della Slovenia) un carcere militare, l’unico ad essersi salvato dalla demolizione del distretto militare in cui sorgeva grazie alle battaglie di attivisti, artisti ed intellettuali da cui sarebbe nata l’attuale Metelkova.
Artefice di questa realizzazione dal punto di vista architettonico è stato il ‘KUD Sestava’, capitanato da Janco Rozic, architetto, filosofo ed ecologista, nonché ex-soldato dell’esercito Jugoslavo, uno dei primi a Lubiana a lavorare sul concetto di spazio e sulla sostenibilità ambientale. Il progetto è stato finanziato dalla municipalità cittadina col concorso dell’associazione studentesca dell’Università di Lubiana. Alla base di tutto, l’idea forte e anche, se si vuole, un po’ visionaria, di trasformare simbolicamente un luogo di repressione e violenza, stretto e confinato, in un luogo di pace, aperto al mondo circostante e pulsante di vita ed iniziative culturali; un luogo della ragione e della libertà di movimento ed espressione per esorcizzare il tempo in cui queste furono oscurate.
Uno scorcio della cella 107.
Il ‘KUD Sestava’ si è definito come un team di amici e creativi uniti da una chiara visione dello spazio e da un’organizzazione e un’etica del lavoro ricalcata sul modello delle antiche corporazioni di arti e mestieri medievali e rinascimentali ma incorporandovi le più aggiornate ricerche su arte e scienza. ‘Lo spazio in cui viviamo ci è così vicino – scrive Janco Rozic – che rispetto ad esso non abbiamo il giusto distacco (1)’. Ma il distacco a volte è necessario, voltarsi e cambiare pagina perché – continua – ‘il luogo abitato inizia dove finisce la violenza (2) ’; solo così possiamo uscire dai limiti dello spazio (in sloveno prostor) verso una condizione di libertà (in sloveno prostost).
A guardare oggi l’ostello Celica (su cui è prossima una pubblicazione) dall’esterno con i suoi vivaci colori e le strutture ricettive al piano terra, non ci si immaginerebbe mai che sia stato una prigione eppure basta salire al primo piano per trovarle lì, 20 celle, ciascuna un pezzo unico, rinnovate da artisti da ogni parte del mondo – Irlanda, Giappone, Finlandia, Russia, Regno Unito, solo per citarne alcuni – e trasformate in stanze da letto piccole ma confortevoli. Tutte conservano ancora le sbarre originali a porte e finestre (e per accedervi si cammina tuttora attraverso lo stesso corridoio stretto e lungo percorso negli anni dai detenuti) ma gli interni svelano non poche sorprese e non mancano gli ospiti che tornano a distanza di tempo per provare, ogni volta, stanze diverse e nuove sensazioni. I mobili al loro interno sono parte dell’effetto artistico ma funzionali e posizionati per sfruttare al meglio lo spazio. Oltre alle finestre originali, poste molto in alto, sono state ricavate delle finestre aggiuntive che permettono agli occupanti di osservare la vita del quartire. La cella 107, opera dell’artista russo Maxim Issajev con la collaborazione di Aleksandra Manic, Elena Vasic, Svetlana Miljkovic, presenta un’intera parete affrescata da un murale blu popolato da personaggi alla Chagall; la cella 116 – di Irena Brunec, Franci Azman, Tanja Strbad, Susan Pollock - ha il letto circolare a mezzanino, sospeso a circa 1m dal soffitto; nella cella 101 gli artista irlandesi Asling O’Beirn e Franc Purg, hanno riprodotto un angolo della prigione di Belfast e appeso alle pareti istruzioni su come comportarsi in caso di sommossa. Tra tutte le stanze, generalmente improntate ad atmosfere rilassanti e orientaleggianti, questa è l’unica che rievoca le turbolenze e le lotte dei dieci anni di rivendicazioni di Metelkova, dal 1991 al 2001. Alla fine del corridoio, si accede alla Sala della Pace, una stanza dedicata alla preghiera in cui cinque nicchie racchiudono i simboli delle maggiori religioni del mondo più uno spazio vuote per le confessioni minori.
Il corridoio di accesso alle celle.
Niente è stato lasciato al caso dai membri del KUD Sestava; un delicato simbolismo pervade anche le aree collettive al piano terra dove un asse ideale dispone l’Oriental Cafè ad est, il Western Cafè ad ovest e il ristorante sloveno al centro. Il pavimento leggermente convesso è uno stratagemma per convogliare le persone verso gli spazi comuni piuttosto che nell’isolamento delle proprie stanze.
La sala dedicata alla preghiera.
Non sono mancate le critiche a questa riconversione dal negativo al positivo e c’è qualcuno che ancora pensa che l’edificio andasse demolito – come una nuova Bastiglia – per fare di quel giorno una grande festa nazionale.
Ma aveva una visione Rozic e l’ha portata a compimento attraverso l’unione di architettura, arte ed estetica: ‘per me la realizzazione dell’ostello – dice – era diventato un problema personale: se è possibile dimostrare che ogni edificio può essere ristrutturato e ogni parte del nostro pianeta può essere in un certo senso recuperata (3)’.
Oggi l’ostello Celica è una delle maggiori attrazioni turistiche di Lubiana.
(1) Janco Rozic, Celica / Topolove, dall’utopia al topos, dalla specialità alla spazialità, intervento tenuto in occasione di XII Stazione 2005, Festival Stazione di Topolò, Comune di Grimacco (UD)
(2) Ibidem
(3) Helen Selley, The Prison Everyone Wants to Stay In, in ‘Deutsche Welle’, Dicembre 2008
IL PROGETTO IN DETTAGLIO
Concetto 1993-2003:
Janko Rožič, architetto, Jiri Kočica, scultore, Žiga Okorn, pittore, Vesna Krmelj, storica dell’arte, "Sestava” ACS
Progetto 2001-2003:
Janko Rožič, Ira Zorko, Aleksander Ostan e gli associati Gašper Drašler, Nataša Pavlin, Nadja Obersnel, Primož Gašperšič
Guest artists:
Matej Bizovičar, Roman Makše, Boštjan Novak, Dragica Čadež, Rene Rusjan, Irena Brunec, Franc Purg, Jiri Bezlaj, Aisling O'Beirn, Giovanni Morbin, Antony Gormley…
Guest architects:
Miha Dešman, Katarina Pirkmajer Dešman, Janez Koželj, Chet Kanra, Juhani Pallasmaa
Investitori:
Mestna občina Ljubljana, Študentska organizacija univerze v Ljubljani (The Municipality of Ljubljana, Students’ Organisation of the University of Ljubljana)
Investimento: EUR 1 500 000
Gestione: Šouthostel
Area: 1062 mq
Indirizzo: Hostel Celica Metelkova 8, 1000 Ljubljana, Slovenia
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