Un centro per la musica e la cultura. Il Gasteig a Monaco di Baviera.

Federico Gavazzi

 Gasteig: veduta d’insieme dalla Rosenheimer Strasse.

Federico Gavazzi è laureato in Scienze dei beni culturali all’Università di Pisa, curriculum Storia dell’architettura (relatore della tesi, Prof. Giuseppe Bonaccorso). Nel 2009 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’arte contemporanea, presso l’Università di Bologna. Attualmente collabora con associazioni culturali di Livorno e provincia.

Il Gasteig di Monaco, inaugurato il 10 novembre del 1985 dopo sette anni di lavori, si presenta come un centro culturale polivalente sul modello di altre analoghe costruzioni europee o americane, a partire dal Centre Georges Pompidou di Parigi o dal Barbican Arts Center di Londra. Si situa nel quartiere di Haidhausen, sulla riva destra del fiume Isar, dalla parte opposta rispetto al centro storico.
L’elemento principale attorno al quale si articola il complesso è dato dal grande auditorium da 2387 posti a sedere, la Großer Konzertsaal o Philharmonie, dove si tengono i concerti della München Symphonieorchester des Bayerischen. L’edificio comprende anche una seconda sala più piccola, la Kleiner Konzertsaal da 191 posti, caratterizzata da una resa acustica ottima per i concerti di musica da camera e musica barocca, la Carl Orff Saal dove si svolgono spettacoli teatrali, conferenze e proiezioni di film, il Richard Strauss Konservatorium, lo studio teatrale Black Box, la Biblioteca Municipale, la Volkshochschule, ovvero il centro di educazione per adulti, caffè e negozi. Qui si svolgono i più importanti concerti di musica sinfonica nonché tutti i principali eventi culturali della città, a partire dal Festival del Cinema.
La volontà della municipalità di Monaco, committente dell’opera, è stata quella di realizzare il più grande centro culturale della Germania e la più grande sala da concerti tedesca, riunendo sotto un unico tetto le principali istituzioni culturali cittadine (1) . La Philharmonie ha preso il posto della Tonhalle, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, e dopo quarant’anni ha riconsegnato ai Münchner Philharmoniker una sede stabile.

 Interno della Philharmonie con la cavea a terrazze digradanti e il caratteristico rivestimento in quercia rossa americana.

Il concorso fu bandito tra il 1971 e il 1972 dal borgomastro Georg Kronawitter. Il progetto vincitore, redatto dagli architetti Carl F. Raue, Eike Rollenhagen, Gerd Lindemann e Günter Grossmann, si presenta chiaramente come una rilettura postmoderna di certe complesse articolazioni spaziali di Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto e del gusto per le masse murarie e per le ampie vetrate di Peter Behrens, collocando comunque l’opera nel filone organico espressionista e nel solco della tradizione architettonica del Novecento tedesco. Tra il 1970 e il 1985, durante tutta la realizzazione del complesso, Rollenhagen, Lindemann e Grossmann sono stati titolari dello stesso studio, distintosi per progetti di grandi edifici comunitari (sale per congressi, centri per la musica e la cultura, municipi) che hanno dimostrato una sempre maggiore inclinazione proprio verso la componente organica ed espressionistica dell’architettura moderna.
Nel Gasteig i volumi poligonali si compenetrano determinando l’imponente mole dell’edificio che nel complesso ricopre circa 90.000 mq e racchiude un volume di quasi 450.000 mc. Le superfici murarie sono rivestite di mattoni. Questi contribuiscono a dare l’impressione di solennità e potenza e stabiliscono un altro elemento di continuità con la tradizione tedesca e scandinava (2). Buona parte del piano terra comunque si apre in vetrate dalle quali è possibile accedere agli ambienti interni. Le vetrate sono leggermente arretrate rispetto ai piani di facciata, alle spalle dei pilastri rettangolari o dietro il possente attico che contribuisce a dare unità all’edificio. La massa muraria si interrompe aprendosi soltanto in corrispondenza dell’alta vetrata a elementi poliedrici che rivela all’esterno la presenza della grande sala da concerto, coprendo il foyer e il sistema principale di scale d’accesso alle gradinate della Philharmonie e consentendo a chi percorre l’interno dell’edificio la vista continua sull’Isar e sul centro cittadino.

 Foyer della Philharmonie: particolare del punto di ristoro al terzo livello.

Passando così agli interni, torna come costante l’impiego del mattone a rivestimento delle superfici murarie e dei pilastri, adesso prevalentemente a sezione circolare. L’attenzione ai particolari è estrema. Sono stati impiegati quasi cento tipi di mattoni di produzione artigianale messi in opera secondo orientamenti diversi per sottolineare i vari dettagli architettonici: la parte superiore dei pilastri, ad evocare dei capitelli, i corrimano delle balaustre, la congiunzione tra pareti e soffitti. Il pavimento è quasi tutto rivestito di moquette con motivi disegnati dagli stessi architetti.

Le sale da concerto applicano le soluzioni più avanzate nel campo dell’acustica, portando ad un ulteriore livello di perfezione la resa del suono. Nella Philharmonie gli architetti si sono avvalsi della consulenza del prof. H. A. Mueller. Si rinuncia alla sala da concerto centralizzata, con l’orchestra completamente circondata dal pubblico, come abbiamo tra l’altro a Berlino (Scharoun) e Roma (Piano), e viene adottata la tipologia a pianta semicircolare con disposizione interna a terrazze, che sempre in Germania ritroviamo nella Gewandhaus di Lipsia. La sala ha una larghezza di 69 metri sul fondo e un’altezza media di 17 metri, con una cubatura complessiva di 29.800 mc. Viene scelta la forma a ventaglio che, oltre ad essere particolarmente efficace per accogliere un numero elevato di spettatori, stabilisce una corrispondenza tra la planimetria della sala e l’andamento delle strade che delimitano l’area del Gasteig, la RosenheimerStraße e la KellerStraße. Questa forma e la grande ampiezza rappresentano di per sé un inconveniente per ottenere una resa acustica ottimale, limitando il supporto delle pareti laterali nel riflettere le onde sonore e nel procurare la necessaria “impressione spaziale” della musica (3). Il problema è superato disponendo i settori del pubblico su terrazze digradanti, secondo una prassi ormai comune negli auditoria di questo tipo: i gradini così creati compensano la lontananza delle pareti e lo spettatore ha una buona visione dei musicisti anche nelle ultime file. L’interno è completamente rivestito con pannelli di quercia rossa americana e particolari vele nascondono i palchi tecnici nelle pareti laterali; infine il controsoffitto, anch’esso in quercia rossa, presenta un peculiare andamento scalato e scanalato per migliorare la diffusione del suono. L’acustica che è stata così ottenuta è ottima. Il suono è leggermente diverso da un’area all’altra della platea. Solo chi è seduto esattamente al centro ha l’impressione di trovarsi in una cattedrale mentre il timbro si fa più chiaro e meglio bilanciato, e quindi la qualità ancora migliore, quando ci si sposta dall’asse mediano o si sale ai livelli più alti (4) . Con un tempo di riverbero alle medie frequenze di 1,95 secondi e un suono caldo e pieno, lo spazio è perfetto per l’esecuzione di tutta la musica sinfonica da Mozart a Strauss (un suono più asciutto sarebbe richiesto invece per le dissonanze della musica del Novecento). Il palco è molto ampio, in grado di accogliere le orchestre più numerose e un centinaio di coristi; l’organo è un Klais con 5675 canne; i solisti si collocano verso il fondo, sul podio elevato, per sfruttare al meglio il supporto acustico offerto dal piano e dalla parete fonoriflettente alle loro spalle. Dal soffitto scendono alcuni elementi curvi in poliestere, che ormai troviamo in tutte le sale da concerto ad alta fedeltà e che impediscono la dispersione del suono rimandandolo ai musicisti e consentendo loro un ascolto perfetto della musica suonata.

 Foyer della Carl Orff Saal: austero e funzionale consente l’accesso anche alla Kleiner Konzertsaal, alla Black Box e alla Glasshalle.

Nel Secondo Dopoguerra la Germania ha realizzato numerosi spazi per la musica e il primo termine di paragone non può che essere la Philharmonie di Hans Scharoun a Berlino. In generale tutto il Kulturforum a Berlino-Tiergarten, specialmente nel progetto originario, è il riferimento più diretto, vista l’analoga idea di un vasto polo culturale ugualmente consacrato alla musica. L’equilibrio e la funzionalità degli spazi e certe complesse articolazioni degli interni berlinesi sono riecheggiate nel Gasteig, private degli aspetti più marcatamente espressionistici ma costantemente arricchite dalla volontà di rapportarsi al tessuto urbano della città di Monaco. Anche gli altri ambienti si distribuiscono in modo lucido e funzionale attorno ad una moltitudine di lunghi passaggi. Il complesso di corridoi e scale, che Rollenhagen stesso definisce “piranesiano”, attraversa l’edificio e lo mette in dialogo con la rete stradale che lo circonda e con la città (5). Si tratta quindi di una complessità non meramente stilistica ma finalizzata a tracciare corrispondenze. Non è un caso che la costruzione è stata pensata in origine anche come il punto di partenza di un riassetto generale del quartiere Haidhausen. L’area è famosa perché vi sorgeva la Bürgerbräukeller, la birreria in cui fu dato avvio al Putsch di Monaco, il colpo di stato tentato da Hitler e dalle sue SA la notte tra l’8 e il 9 novembre del 1923, e dove nel 1939, sempre l’8 novembre, avvenne il fallito attentato al Fürer da parte di Georg Elser. La birreria, fortemente danneggiata dall’attentato e dai bombardamenti inglesi del 1944, è stata demolita negli anni Settanta e lo spazio utilizzato in parte per la costruzione del nuovo edificio. L’attenzione al contesto ed alle preesistenze è un aspetto che proprio a partire da quegli anni diventa determinante nella stesura dei progetti architettonici ed è considerato uno dei tratti peculiari del postmoderno in architettura.

 Gasteig: particolare della vetrata a elementi poliedrici che copre il foyer della Philharmonie.

Dalla grandiosità del foyer della Philharmonie, che si sviluppa su quattro piani e ne segue l’andamento curvilineo, si passa, solo salendo le scale di un livello, alla sobrietà funzionale del secondo foyer, su due piani, dal quale è possibile l’accesso alle altre sale: la Carl Orff Saal, la Kleiner Konzertsaal e il Black Box. La Carl Orff Saal ha una forma trapezioidale ed è in grado di accogliere 598 spettatori; è dotata di un palco per gli spettacoli o le conferenze e di un sistema di amplificazione Meyer M1D che rende l’acustica ottima per tutti gli eventi che qui si svolgono; le dimensioni più ridotte e l’amplificazione non rendono necessario il rivestimento di legno, ritorna l’impiego del mattone e sono lasciati in vista gli elementi strutturali in metallo. La stessa essenzialità high tech la ritroviamo nel Black Box (285 posti), con il suo caratteristico stage quadrato in posizione centrale.

 Gasteig: dettaglio dell’ingresso principale.

Dal secondo foyer si accede anche alla Glasshalle, il lungo corridoio coperto dal tetto di vetro che separa e allo stesso tempo rende possibile l’accesso ai locali del conservatorio e della Volkshochschule sul lato nord e della biblioteca sul lato sud. Quest’ultima, sezione principale della Biblioteca Municipale, è interamente a scaffale aperto e presenta al piano terra un’importante sezione dedicata alla musica. I prospetti esterni si fanno più austeri, mentre l’interno si articola funzionalmente in più piani, carico di suggestioni romaniche, specie nei pilastri del vano delle scale che tagliano i vari livelli salendo fino ai lucernari.

 Interno della Philharmonie: si notino i pannelli di rivestimento dei palchetti tecnici e gli elementi curvi in poliestere sospesi sull’orchestra.

In conclusione, al di là di alcune voci critiche che hanno accompagnato, come spesso avviene, la realizzazione di un edificio di tali dimensioni e di tali costi (187.100.000 di Euro), il Gesteig rappresenta oggi il primo polo culturale della città, una realtà dinamica che trova una splendida sinergia tra il contenitore e i contenuti, gli ambienti e le numerose iniziative che vi si svolgono.

(1) Con i suoi 2387 posti a sedere, la Philharmonie di Monaco ha una capacità superiore a quella di Berlino (2200 posti) ed alla Gewandhaus di Lipsia (1900 posti).
(2) BISCOGLI, p. 276
(3) FORSYTH 1987, p. 292
(4) BERANEK 1996, p. 319
(5) BISCOGLI 1987, p. 279
Anche per gli ambienti della Philharmonie di Berlino è stato avanzato da Ulrich Conrads proprio un riferimento a Piranesi.

Bibliografia:
LEO LEROY BERANEK, Concert halls and opera houses: music, acoustic and architecture, Springer-Verlag, New York, 1996.
LUIGI BISCOGLI, Eccezionale accordo dissonante di funzione e di vuoti. Centro culturale Gasteig a Monaco di Baviera, in “L’Architettura” 378 (1987), pp. 265-280.
MARIE-LAURE BOULET, CHRISTINE MOISSINIAC, FRANÇOIS SOULIGNAC, Sale da concerto, Tecniche Nuove, Milano, 1992.
MICHAEL FORSYTH, Edifici per la musica, Bologna, Zanichelli, 1987.
Gasteig. Kultur für München, in <http://www.gasteig.de/> (visitato il 26-04-2010).



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