La chiesa di S. Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo di Renzo Piano.
Antoniettachiara Russo
Altare della chiesa di S. Pio (ancora con la croce di Arnaldo Pomodoro)
Dal Luglio del 2004 i frati minori di San Giovanni Rotondo accolgono ogni anno decine di migliaia di fedeli nel nuovo santuario, progettato dal Renzo Piano Building Workshop (d'ora in poi RPBW). Il complesso architettonico, realizzato in gran parte grazie ai proventi delle offerte dei fedeli, ha suscitato un forte impatto sulla critica contemporanea, generando reazioni a volte contrastanti.
In effetti, l'opera del RPBW offre molteplici prospettive di analisi, mostrando la compresenza di diverse tipologie architettoniche (santuario, auditorium, cripta, spazi attrezzati per i gruppi e per i frati) coordinate da una sapiente progettazione che si muove su diversi temi e scale dimensionali.
Scopo di questo piccolo contributo è quello di procedere a una breve tematizzazione delle problematiche che la nuova aula liturgica impone nel panorama dell'architettura sacra contemporanea, in particolar modo nell'architettura delle chiese costruite dopo il Concilio Vaticano II.
Disegni della chiesa di S. Pio da Pietrelcina.
Il contesto urbanistico.
La chiesa nuova dedicata a S. Pio è sorta con lo scopo di creare un luogo di accoglienza per il flusso di pellegrini che ogni anno si reca in visita a San Giovanni Rotondo. Il progetto nasce con una coraggiosa finalità: gestire le folle di fedeli senza congestionare il centro storico della città, rispettando al contempo la riservatezza della vita monastica dei Frati
Minori Cappuccini.
Il nuovo santuario è collocato lateralmente alla chiesa precedente, più in basso sul promontorio garganico. Il complesso è parzialmente nascosto dagli alberi alla visione dei pellegrini che si avvicinano dalla strada principale, ed il suo impatto visivo non è prevaricante rispetto al paesaggio, grazie all'adozione della pietra locale (la pietra di Apricena) nella pavimentazione del sagrato e negli archi strutturali.
Spazio urbano di raccordo tra il centro storico e il santuario, l'ampio sagrato si pone come un luogo di cesura tra il paese, dove trovano posto le attività turistico-ricettive, e il cuore spirituale della zona.
Santuario di S. Pio, veduta dalla chiesa antica.
Una lieve pendenza conduce dolcemente il visitatore al santuario, e l'ampiezza dell'area, costeggiata solo da dodici ulivi e da vasche d'acqua, assolvono alla duplice funzione di preparare il fedele all'esperienza di uno spazio sacro monumentale (pensato per le grandi folle) e di liberare l'animo, attraverso il vuoto del sagrato, dalla vivace vita del paese. Il santuario di Piano si pone dunque immediatamente come un'architettura dell'accoglienza spirituale, concreta e rarefatta al tempo stesso.
La nuova chiesa di S. Pio da Pietrelcina vista dall'alto.
I tre volti della Chiesa.
Di fronte all'unica opera di architettura sacra del RPBW si resta perplessi circa una corretta definizione della tipologia architettonica: stiamo parlando di una chiesa, di un santuario o di un centro di spiritualità?
Nel progettare il santuario di San Giovanni Rotondo sono state pensate, in realtà, tre chiese, corrispondenti a tre differenti modalità di preghiera (1): una chiesa all'aperto, con altare mobile, che può accogliere nel sagrato circa 30.000 fedeli; un'aula liturgica connotata dalla pietra, destinata alle celebrazioni ricorrenti, e la chiesa cripta inferiore, dove è stato sepolto S. Pio, luogo di raccoglimento personale e preghiera intima (2).
Nell'affrontare il progetto, Piano ha dunque dialogato con una committenza composita: il complesso rispecchia la necessità di conciliare le esigenze dei pellegrini e dei Frati Minori.
Se, da una parte, questi ultimi sono di fatto i committenti ufficiali dell'opera, dall'altra il popolo dei fedeli può esserne ritenuto parimenti promotore.
La complessità degli spazi riflette la diversità degli usi cui sono destinati i locali; nell'articolazione della pianta, infatti, è stato tenuto conto sia della necessità di gestire i pellegrini (variabili in numero a seconda dei periodi dell'anno liturgico), che delle esigenze dei frati.
La gestione dei locali all'interno del santuario si esplica nella suddivisione della chiesa superiore in settori diversi. Una stretta denominazione simbolica individua su livelli differenti le zone destinate al culto e alle celebrazioni con grandi gruppi (come la grande aula liturgica), le zone di servizio (come la sacrestia, che costeggia la grande chiesa), le aree destinate a convegni e incontri di preghiera e quelle pensate per l'uso esclusivo dei Frati Minori. Al piano interrato, infine, il sancta sanctorum del complesso, la cripta con le spoglie mortali di S. Pio da Pietrelcina.
Il santuario offre attraverso questa particolare individuazione degli spazi un'architettura in grado di assecondare le manifestazioni della vita religiosa dell'epoca contemporanea, tese tra l'accostamento privato alla preghiera e la necessità di condividere l'esperienza di fede con una comunità numerosa.
L'articolazione dei locali permette così di individuare nella liturgia il collante generale che unifica il complesso cultuale, restituendolo al fedele.
Se l'esperienza religiosa è veicolata all'esterno da un percorso che privilegia la visione, all'interno, nella grande aula liturgica, sono i movimenti compiuti durante le celebrazioni eucaristiche e durante i momenti di preghiera che permettono al fedele di impadronirsi della pianta spiraliforme dell'ambiente e di comprenderne l'architettura.
“Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa”
Renzo Piano, architetto di professione e artigiano di vocazione, ha sempre posto molta attenzione ai materiali impiegati nelle sue architetture; l'architettura è, prima di tutto, un'opera tangibile dell'uomo, destinata ad una precisa funzione, e i materiali impiegati sono fondamentali per la vivibilità fisica e simbolica degli spazi.
La scelta della pietra locale di Apricena risponde all'esigenza di radicare nel luogo il santuario di San Giovanni Rotondo, puntando sull'armonizzazione dell'architettura al paesaggio locale.
La pietra impiegata nel sagrato e nei conci degli archi strutturali richiama visivamente il promontorio su cui sorge il santuario, evocando al contempo le cattedrali romaniche e la tradizione costruttiva dell'architettura sacra, basata sull'impiego di questo materiale. E' importante notare come la pietra sia il materiale principe dell'edificazione della chiesa cristiana in virtù dei richiami cristologici presenti nelle Sacre Scritture, simbolo dell'unità della comunità cristiana e del Cristo stesso. Nel panorama dell'architettura sacra contemporanea spetta a Mario Botta il merito di aver sperimentato nuove architetture in pietra, capaci di evocare la tradizione senza esserne banalizzazioni.
L'impianto strutturale dell'aula liturgica superiore del santuario a San Giovanni Rotondo si regge su un doppio ordine di archi in pietra precompressa, distanziati tra loro di circa 10° in modo da formare una raggiera che scandisce obliquamente le navate nella pianta spiraliforme.
I grandi archi di forma parabolica segnano un'importante novità nelle tipologie strutturali in pietra: la precompressione mediante trefoli d'acciaio permette ai conci di unire le caratteristiche fisiche della pietra e del cemento armato, creando strutture capaci di sostenere grandi carichi di peso e contrastare gli sforzi tettonici dovuti ai frequenti terremoti della zona.
Per costruire gli archi sono stati necessari anni di sperimentazione (una delle tante cause che hanno portato ad un dilatamento temporale tra progettazione e costruzione), sottoponendo il progetto delle strutture direttamente al Ministero dei Lavori Pubblici.
La soluzione tecnica non è importante solamente dal punto di vista ingegneristico; è, questa, una delle grandi lezioni che ci lascia Renzo Piano: la sperimentazione è madre delle nuove forme artistiche poiché arte e tecnica sono intimamente unite.
Santuario di S. Pio, la grande aula liturgica vista dall'interno.
L'interno dell'aula liturgica superiore si configura come uno spazio guidato da una struttura solida e discreta che al contempo valorizza l'ampio spazio vuoto tra gli archi e il tetto, rendendo tangibile la poetica dello spazio sospeso che già si intravedeva nell'ampio sagrato.
I grandi archi in pietra sono dei ponti metaforici che uniscono il passato e il futuro. A lungo l'architettura sacra contemporanea ha cercato di trovare delle strutture architettoniche in grado di dialogare parimenti con la tradizione e con la modernità. Per quanto riguarda l'uso della pietra come materiale strutturale, Botta e Piano hanno sicuramente aperto dei percorsi di ricerca interessanti.
Il ruolo delle arti.
Una trattazione a parte meriterebbe la feconda relazione tra le arti visive a l'architettura del santuario: per il santuario di Padre Pio i frati minori hanno voluto fortemente la collaborazione di artisti noti, quali Arnaldo Pomodoro, Giuliano Vangi, Mimmo Paladino, Mario Rossello.
Le opere seguono il programma iconografico ideato da Mons. Crispino Valenziano, adattandosi alle necessità iconografiche della comunità e dalle funzioni derivate dal loro essere destinate ad un uso liturgico. La collaborazione degli artisti al programma decorativo si inserisce sia nell'ottica auspicata dal Messaggio del Concilio Vaticano II agli artisti del 1965, sia nel generale movimento di rinnovamento delle forme dell'arte sacra che, a partire dal secondo dopoguerra, ha investito problematicamente tutta l'Italia.
Le opere di Vangi, Pomodoro e Rossello, se da un lato ereditano le difficoltà e le tensioni dovute ad una crisi delle forme di rappresentazione dell'iconografia sacra, dall'altro scelgono di preservare il riconoscimento di volti, cose, episodi. Ripercorrendo le esperienze degli ultimi anni, ritrovano un nuovo ruolo all'interno dell'architettura che armonizza la loro doppia identità di arredi sacri e opere d'autore.
(1) C. VALENZIANO, in ODDO 2005, p.53.
(2) ODDO, op.cit., p. 91.
Bibliografia:
M. Agnoletto, Renzo Piano, Milano, Motta, 2007.
F. Irace (a cura di), Renzo Piano Building Workshop. Le città visibili, Milano, Electa, 2007.
M. Oddo (a cura di), La chiesa di padre Pio San Giovanni Rotondo, Milano, Motta, 2005.
R. Piano, Giornale di bordo, Antella (Firenze), Passigli, ed. 2005.
R. Piano, R. Cassigoli, La responsabilità dell'architetto. Conversazione con Renzo Cassigoli, Bagno a Ripoli (Firenze), Passigli, 2007.
R. Piano, Che cos'è l'architettura, Milano, Sossella, 2007.
C. Valenziano, Architetti di chiese, Bologna, EDB, 2005.
Per la visione delle immagini si rimanda al sito ufficiale del RPBW: http://rpbw.r.ui-pro.com/
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