Pietra e acqua. Le Terme di Vals di Peter Zumthor. Vals, Svizzera, 1994-1996.
Margherita Tinagli
Il fronte principale delle terme.
Margherita Tinagli è una laureanda del corso di laurea magistrale in Produzione di eventi e allestimenti per l'arte dell’Università degli Studi di Firenze. Nel 2008 ha conseguito presso l'Università di Pisa la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali, con una tesi in Storia dell’architettura contemporanea con il Prof. Bonaccorso.
Il termine SPA, acronimo di Salus Per Aquam, porta con sé dal mondo latino il concetto di svago e di benessere attraverso le terme. Oggi, pregiati materiali, progettazione accurata, tecnologie e servizi vari affiancano i percorsi d'acqua per arricchire l'esperienza del prendersi cura di sé.
Ma le Terme di Vals non sono un'esibizione di giochi acquatici alla moda, al contrario esprimono ancora la silenziosa e primaria esperienza del bagnarsi, del rilassarsi in acqua, del contatto del corpo con il fluido a diverse temperature in differenti situazioni.
L'amministrazione comunale di Vals, un paesino immerso nel paesaggio alpino del Cantone dei Grigioni, ad un'altitudine di 1200 metri, nel 1983 acquista l'intera proprietà delle fonti termali e minerali che scaturiscono dalla sponda della vallata ed affidano l'incarico di progettare i bagni termali all'architetto svizzero Peter Zumthor. I lavori cominciano nel 1994, e dopo solo due anni ha luogo l'inaugurazione.
La piscina interna con i giochi di luce.
Una costruzione rettangolare dalle pareti stratificate in lastre di pietra, la quarzite di Vals che viene estratta a pochi chilometri di distanza dalle terme, costituisce un grande volume che si lega alla montagna formando un tutt’uno. Questa architettura, solitaria ed arcaica, esprime un rapporto intenso con l'imponente topografia dell'ambiente che la circonda e stabilisce una relazione profondissima con la natura.
L'interno delle terme: le scale e i corridoi che portano dal livello degli spogliatoi alle piscine.
E' un edificio isolato e seminterrato, indipendente dall'albergo già esistente, al quale è collegato attraverso un corridoio sotterraneo.
Sono state utilizzate 60.000 lastre di pietra, frantumate e sovrapposte, fresate, levigate e lucidate, utilizzate anche per le finiture interne.
La configurazione dello spazio è rilassante ed emozionante al contempo. L'effetto monolitico è forte, ed è dovuto alla serie ininterrotta di strati di pietra, che non sono rivestiti in nessuna parte dell'edificio.
Zone di circolazione, pavimentazione delle piscine, soffitti, scale, sedili, aperture, tutto è dominato dal principio della stratificazione, e tutte le soluzioni tecniche sono state inserite nella tessitura della pietra, per rafforzare l'omogeneità della struttura, che appare così in uno stato grezzo. Percorrendo l'interno delle Terme, attraversiamo corridoi e passaggi intimi, che ci conducono in un sistema di spazi chiusi e nascosti, in un'aura di profondità quasi mistica. La pesantezza e la solidità di questo unico blocco sono alleggerite dagli elementi sottili degli arredi e dai giochi di luce che si creano grazie ai tagli operati tra le coperture.
All'esterno è situata una piscina disposta a patio. Arte e tecnica, verità e poesia, ben si fondono in queste terme.
Uno degli spazi di riposo, con la vetrata che si affaccia sulla valle.
L'alta qualità di questa costruzione è di natura tecnica, e Zumthor ci tiene a precisare che il lavoro più importante è stato compiuto dai muratori e dagli scalpellini del luogo, che con maestria e sapienza artigiana hanno lavorato al cantiere. Atelier, che in francese significa appunto “cantiere”, è la denominazione che l'architetto ha scelto per il suo studio, proprio a sottolineare la grande passione per la sua professione, per il fare architettura nel suo aspetto più concreto.
Peter Zumthor ha vinto il Premio Pritzker per l'architettura 2009 “per il suo talento nel combinare pensieri chiari e rigorosi con una dimensione autenticamente poetica”.
Vive e lavora ad Haldstain, nei Grigioni, nella riservatezza e nella concentrazione assoluta. Dal 1996 insegna come professore all'Accademia di Architettura di Mendrisio. Ha rifiutato l'incarico di costruire la villa degli eredi di Hugo Boss, l'invito di Audi a progettare showroom nel mondo, l'offerta di Giorgio Armani per una passerella a Milano, ritenendo queste occasioni troppo legate a questioni commerciali e di marketing. Un atteggiamento anomalo nel panorama contemporaneo ma che indubbiamente dà dignità ad una professione. Lavora in senso classico, non da architetto artista che cerca necessariamente di inventare cose nuove, non cerca le forme impensabili che rincorrono le mode e gli stili. Infastidito dall'architettura da palcoscenico, preferisce rimanere coerente e fedele alla scelta che ha compiuto quando ha deciso di costruire e di conferire poesia al proprio lavoro, inteso come artigianalità, lentezza e pazienza. Lascia da parte le invenzioni surreali e sceglie di instaurare un continuo confronto con il luogo, ma senza essere mai troppo influenzato dalla tradizione. Sensibile nel definire le atmosfere, è un artigiano perfezionista attaccato al reale che predilige i materiali ordinari. L'architettura è un'esperienza tangibile, per questo i materiali sono come le note di uno spartito musicale per i compositori: la musica ha bisogno dell'esecuzione così come l'architettura della sua realizzazione.
Il suo progettare è definito per immagini, immagini interiori e della memoria, per questo i disegni acquistano una grande importanza: i suoi schizzi hanno un segno sintetico, secco e preciso, senza stratagemmi grafici, che già esprimono esattamente la qualità architettonica. Fa inoltre un grande uso dei plastici, per studiare la luce e le proporzioni. Tutto tende alla concretezza, ma mantiene un'astratta sensibilità.
Schizzo di studio della pianta.
Fra le sue opere più famose ricordiamo anche la piccola cappella Sogn Benedetg a Graubundën in Svizzera del 1989, un centro esposizioni e di documentazione sulla “Topografia del Terrore” nazista a Berlino del 1997, la Kunsthaus di Bregenz del 1997, ed il Padiglione Svizzero all'Esposizione Universale di Hannover del 2000.
BIBLIOGRAFIA:
Zumthor P., Pensare Architettura, Milano, Mondadori Electa, 2003
Zumthor P., Thermal Bath at Vals, London, Architectural Association Publications , 1996
Achleitner F., Ritorno al moderno? L'architettura di Peter Zumthor, in “Casabella” n.648, settembre 1997, pp. 52-75
Stec B., Conversazioni con Peter Zumthor, in “Casabella” n.719, Milano, Febbraio 2004, pp.6-16
Baglione C., Peter Zumthor. Costruire la memoria. Conversazione con Peter Zumthor, in “Casabella” n.747, Milano, Settembre 2006, pp.72-81
Steinmann M., Téchnē. Sul lavoro di Peter Zumthor, in “Domus” n.710, Milano, Novembre 1989 pp. 52-53
Per la visione delle immagini si rimanda al sito ufficiale delle Terme di Vals: http://therme-vals.ch
Vuoi sapere quando pubblicheremo un nuovo capitolo della webzine?
Iscriviti alla mailing list di Hevelius
Estate 2010
- Claudia LambertiLa cantina Petra a Suvereto
- Mariele BivonaLa finca Güell a Barcellona
- Claudia CastiglioniLa Città delle arti e delle scienze
- Barbara CortinaL’Ostello Celica di Lubiana
- Federico GavazziIl Gasteig a Monaco di Baviera
- Benedetta GianfranchiLa Moschea di Roma
- Antoniettachiara RussoLa chiesa di San Pio da Pietrelcina
- Margherita TinagliLe Terme di Vals
