1835: Darwin e il terremoto del Cile.
Guido Chiesura

Guido Chiesura ha pubblicato con Hevelius i volumi "Charles Darwin geologo" (2002) e "Charles Darwin: opere geologiche, antologia" (2004). Per la webzine ha scritto "La spedizione di geologi a Santiago di Capoverde" (novembre 2009) e "Il tempo e il fine. Charles Darwin: l'importanza di nascere geologo" (marzo 2009). Sul sito www.darwingeologo.com è disponibile il suo e-book "Isole di Darwin".
Se il brigantino Beagle comandato da Robert FitzRoy sul quale era imbarcato il naturalista Charles Darwin si fosse trovato a navigare in alto mare tra il 20 febbraio e il 4 marzo 1835, non avremmo oggi la possibilità di leggere il resoconto dettagliato del terremoto devastante che colpì la costa del Cile in quei giorni. Il Beagle era invece ancorato nel porto di Conception, e i due erano a terra, in ottima posizione per vivere l’esperienza: Darwin era a Valdivia, 400 km in linea d’aria a sud di Conception, dove si trovava FitRoy. Hanno entrambi lasciato diverse pagine di resoconto: Darwin nel famoso Viaggio di un naturalista intorno al mondo (Ed. Einaudi, 1989, pp. 282-292) e in altri testi più scientifici, FitzRoy nel Narrative of the surveying voyages of His Majesty's Ships Adventure and Beagle between the years 1826 and 1836, describing their examination of the southern shores of South America, and the Beagle's circumnavigation of the globe. Proceedings of the second expedition, 1831-36, under the command of Captain Robert Fitz-Roy, R.N. London: Henry Colburn.
Darwin, ormai geologo esperto e teso alla costruzione di una teoria generale della dinamica del globo sul modello indicato da Charles Lyell, privilegia gli aspetti tettonici degli effetti del terremoto, in particolare da un lato il sollevamento del suolo in conseguenza delle scosse e d’altro lato la concomitante ripresa dell’attività vulcanica nella catena occidentale delle Ande: egli collegherà poi questi eventi in una visione più ampia della tettonica dell’America meridionale quando, nel 1838, leggerà e pubblicherà presso la Geological Society il Saggio dal titolo “Sulla connessione che esiste tra certi fenomeni vulcanici nel Sud America e la formazione di catene di montagne e di vulcani, come effetti della stessa forza per cui vengono sollevati i continenti”.
Così scrive nel suo diario di bordo alla data del giorno 20 di quel mese:
Questo è stato un giorno memorabile negli annali di Valdivia per il più forte terremoto che i più vecchi abitanti ricordano. […] Mi trovavo sulla spiaggia e mi ero sdraiato nel bosco per riposarmi. Arrivò improvvisamente e durò due minuti, (ma mi sembrò molto più lungo). L’oscillazione del terreno era molto sensibile; l’ondulazione sembrò a me e al mio compagno venire da est. Non era difficile rimanere in piedi, ma il movimento mi faceva venire le vertigini. Potrei dire che era come il pattinare sul ghiaccio o come il rollio di una nave con mare un po' increspato. […]
Nella foresta una brezza faceva muovere gli alberi, sentii la terra tremare, ma non vidi alcun altro effetto. In città dove erano quasi tutti gli ufficiali, lo spettacolo fu più terribile, essendo tutte le case costruite in legno, non crollarono ma furono gravemente danneggiate.[…]. Le maree ne risentirono in maniera singolare; la scossa principale avvenne a bassa marea e una vecchia che era sulla spiaggia mi disse che l'acqua correva molto rapidamente, ma senza grandi onde, verso il livello di alta marea e poi, altrettanto rapidamente, ritornava al suo livello normale e ciò appariva con evidenza dalla linea di sabbia umida. […]
Gli effetti più devastanti furono evidenti il 4 marzo, quando il nostro entrò nel porto di Conceptión e sbarcò sull’isola di Quirinquina. Così scrive nel suo diario di bordo:
Il maggiordomo della fattoria mi venne subito incontro a cavallo per darmi le terribili notizie del grande terremoto del giorno 20, “che non una casa a Concepción o a Talcuhano (il porto) era rimasta in piedi; che settanta villaggi erano stati distrutti e che una grande ondata aveva quasi trascinato via le rovine di Talcuhano”. Di quest'ultimo fatto vidi presto prove abbondanti; l'intera costa essendo cosparsa di legname e di mobili come se migliaia di navi fossero naufragate. Oltre a seggiole, tavole, librerie e altro in gran numero, vi erano molti tetti di case quasi intatti. I negozi di Talcuhano erano stati sfondati e grandi sacchi di cotone, yerba e altre mercanzie di valore erano sparpagliati sulla spiaggia. Durante il mio giro intorno all'isola osservai che numerosi blocchi di roccia che, a giudicare dalle incrostazioni marine che vi aderivano, dovevano essersi trovati di recente in acque profonde, erano stati scagliati sulla costa e uno di essi era lungo un metro e ottanta, largo novanta centimetri e alto sessanta.
L'isola stessa mostrava la straordinaria violenza del terremoto esattamente come la spiaggia rivelava i segni de1 successivo maremoto. Il terreno era in molti punti segnato da fratture dirette da nord a sud, alcune delle fessure vicino alle rive scoscese erano larghe un metro, e molti enormi massi erano già caduti sulla spiaggia. […]
Il giorno seguente Darwin sbarca a Talcuhano e va con il capitano a Concepción. Entrambe le città offrono uno spettacolo spaventoso e sono irriconoscibili a chi le avesse viste prima, perché:
le rovine sono così ammassate e mescolate e la scena ha così poco di un luogo abitabile che è difficile capire la gravità del danno. A Concepción ogni casa o fila di case erano un cumulo impressionante di macerie, Talcuhano, a causa della grande ondata, si vedeva poco più di uno strato di mattoni, tegole e travi e qua e là qualche pezzo di muro rimasto in piedi. Per questa ragione Concepción, sebbene non cosi completamente devastata, era uno spettacolo più terribile e, se posso dire cosi, più pittoresco. Il terremoto, come abbiamo visto a Valdivia, cominciò alle undici e mezzo di mattina. Si ritiene che se fosse avvenuto di notte, i tre quarti degli abitanti sarebbe morto. […] Innumerevoli piccole scosse seguirono il grande terremoto e nei primi dodici giorni furono contate più di trecento scosse. […], mentre le vittime furono meno di cento; in tutti i casi fu la radicata abitudine di precipitarsi fuori dalle porte al primo sussultare del suolo che salvò la gente. Il maggiordomo di Quiriquina mi disse che la prima percezione che ebbe del terremoto fu quella di rotolare a terra insieme al suo cavallo. Alzatosi, fu di nuovo gettato giu. Mi raccontò anche che alcune mucche che si trovavano sul lato ripido dell'isola, rotolarono in mare. Il maremoto provocò la morte di molto bestiame: su un'isola bassa vicino al fondo della baia, settanta animali furono trascinati via e annegarono. Si crede che questo sia stato il terremoto più terribile che si ricordi nel Cile, ma siccome i grandi terremoti avvengono soltanto a lunghi intervalli, non è facile sapere se sia vero, ne d'altra parte una scossa molto più forte avrebbe fatto gran differenza, perché la rovina era già ora completa. Innumerevoli piccole scosse seguirono il grande terremoto e nei primi dodici giorni ne furono contate non meno di trecento.
L’attenzione del capitano FitzRoy, ufficiale della Reale Marina Britannica, è naturalmente volta di preferenza al comportamento delle acque dell’oceano in conseguenza del sisma. Ecco alcuni brani estratti dal suo diario di bordo:
Quando fu dato l’allarme,il mare si stava ritirando […] Circa un’ora e mezzo dopo la scossa, quando la maggior parte della popolazione aveva raggiunto le parti più alte, - il mare si era ritirato tanto che tutte le navi all’ancora, anche quelle che si trovavano in 12 metri di acqua furono spiaggiate. […]Ed ogni roccia e scoglio nella baia divenne visibile., - un’enorme onda fu vista forzare attraverso il passaggio occidentale che separa l’isola di Quiriquina dalla terraferma. La terribile onda passò rapidamente lungo il lato occidentale della baia di Conception, spazzando via dalle ripide rive ogni cosa movibile entro un’altezza di 10 metri dal segno dell’acqua alta. […]L’onda passò sopra la maggior parte della città, e quindi rifluì con un torrente che trasportò in mare tutto ciò che non era sepolto sotto cumuli di macerie. In pochi minuti le navi furono di nuovo piaggiate, e si vide avvicinarsi una seconda grande onda, con più fragore e impetuosità della prima, ma per quanto questa fosse più forte i suoi effetti non furono così distruttivi semplicemente perchè non c’ara più nulla da distruggere. Di nuovo il mare si abbassò, dragando via quantità di carpenteria e del materiale più leggero delle case, e lasciando le navi spiaggiate. […]Dopo alcuni minuti di terribile attesa,si vide una terza potente ondata tra Quiriquina e la terraferma, apparentemente più grande delle due precedenti. Rumoreggiando quando cozzava contro ogni ostacolo con forza irresistibile, fluì lungo la costa distruggendo e sommergendo –. […]Ritirandosi subito, come respinta dal piede delle colline, le onde che si ritiravano portarono via tali quantità di arredi domestici, recinzioni e mobilia che quando l’ondata si esaurì il mare appariva ricoperto da rottami. […]Durante il giorno e la notte seguenti la terra non rimase quieta per qualche minuto di seguito. Tremori frequenti e incessanti, scosse occasionali più o meno forti tennero tutti in ansiosa attesa.
La parte geologica dell’esperienza maturata durante il viaggio sul Beagle confluì in tre opere geologiche pubblicate tra il 1842 e il 1846 (si veda: Charles Darwin, Antologia delle opere geologiche, a cura di Guido Chiesura, ed. Hevelius, 2004) e in numerosi contributi alla Geological Society di Londra.
La specifica esperienza del terremoto e la constatazione degli effetti, unitamente ai rilevamenti geologici compiuti da Darwin sulle Ande, gli fornirono il materiale per comporre un saggio che egli lesse nell’augusta istituzione il 7 marzo 1838.
Il saggio ha il seguente titolo: Sulla connessione che esiste tra certi fenomeni vulcanici nel Sud America, e sulla formazione di catene di montagne e di vulcani come effetti della stessa forza che solleva i continenti. In esso Darwin amplia la connessione tra più fenomeni geofisici, e sostiene che anche l’orogenesi è una conseguenza dell’azione di sollevamento dei continenti. In questo Saggio il Professor F.H.T. Rhodes della Cornell University ha visto una premonizione della moderna teoria della tettonica delle placche (F.H.T. Rhodes, Darwin’s search for a theory of the earth, BJIS, 1991, 24, pp. 193-229).
Sul numero 154 del Geophysical Journal International (Luglio 2003, pp. 300-354), il Professor Shamil Galiev, docente al Dipartimento di Ingegneria meccanica dell’Università di Auckland (Nuova Zelanda), pubblica un articolo dal titolo «The theory of non-linear transresonant wave phenomena and an examination of Charles Darwin earthquakes reports». In questo contesto, l’interesse del lungo saggio non sta certo nelle 264 formule matematiche che vi compaiono, ma nelle pagine in cui l’autore applica le formule che sostentano la sua teoria per dimostrare la correttezza delle intuizioni di Darwin circa la connessione tra terremoti ed eruzioni vulcaniche. 
Guido Chiesura ha pubblicato con Hevelius i volumi "Charles Darwin geologo" (2002) e "Charles Darwin: opere geologiche, antologia" (2004). Per la webzine ha scritto "La spedizione di geologi a Santiago di Capoverde" (novembre 2009) e "Il tempo e il fine. Charles Darwin: l'importanza di nascere geologo" (marzo 2009). Sul sito www.darwingeologo.com è disponibile il suo e-book "Isole di Darwin".
Se il brigantino Beagle comandato da Robert FitzRoy sul quale era imbarcato il naturalista Charles Darwin si fosse trovato a navigare in alto mare tra il 20 febbraio e il 4 marzo 1835, non avremmo oggi la possibilità di leggere il resoconto dettagliato del terremoto devastante che colpì la costa del Cile in quei giorni. Il Beagle era invece ancorato nel porto di Conception, e i due erano a terra, in ottima posizione per vivere l’esperienza: Darwin era a Valdivia, 400 km in linea d’aria a sud di Conception, dove si trovava FitRoy. Hanno entrambi lasciato diverse pagine di resoconto: Darwin nel famoso Viaggio di un naturalista intorno al mondo (Ed. Einaudi, 1989, pp. 282-292) e in altri testi più scientifici, FitzRoy nel Narrative of the surveying voyages of His Majesty's Ships Adventure and Beagle between the years 1826 and 1836, describing their examination of the southern shores of South America, and the Beagle's circumnavigation of the globe. Proceedings of the second expedition, 1831-36, under the command of Captain Robert Fitz-Roy, R.N. London: Henry Colburn.
Darwin, ormai geologo esperto e teso alla costruzione di una teoria generale della dinamica del globo sul modello indicato da Charles Lyell, privilegia gli aspetti tettonici degli effetti del terremoto, in particolare da un lato il sollevamento del suolo in conseguenza delle scosse e d’altro lato la concomitante ripresa dell’attività vulcanica nella catena occidentale delle Ande: egli collegherà poi questi eventi in una visione più ampia della tettonica dell’America meridionale quando, nel 1838, leggerà e pubblicherà presso la Geological Society il Saggio dal titolo “Sulla connessione che esiste tra certi fenomeni vulcanici nel Sud America e la formazione di catene di montagne e di vulcani, come effetti della stessa forza per cui vengono sollevati i continenti”.
Così scrive nel suo diario di bordo alla data del giorno 20 di quel mese:
Questo è stato un giorno memorabile negli annali di Valdivia per il più forte terremoto che i più vecchi abitanti ricordano. […] Mi trovavo sulla spiaggia e mi ero sdraiato nel bosco per riposarmi. Arrivò improvvisamente e durò due minuti, (ma mi sembrò molto più lungo). L’oscillazione del terreno era molto sensibile; l’ondulazione sembrò a me e al mio compagno venire da est. Non era difficile rimanere in piedi, ma il movimento mi faceva venire le vertigini. Potrei dire che era come il pattinare sul ghiaccio o come il rollio di una nave con mare un po' increspato. […]
Nella foresta una brezza faceva muovere gli alberi, sentii la terra tremare, ma non vidi alcun altro effetto. In città dove erano quasi tutti gli ufficiali, lo spettacolo fu più terribile, essendo tutte le case costruite in legno, non crollarono ma furono gravemente danneggiate.[…]. Le maree ne risentirono in maniera singolare; la scossa principale avvenne a bassa marea e una vecchia che era sulla spiaggia mi disse che l'acqua correva molto rapidamente, ma senza grandi onde, verso il livello di alta marea e poi, altrettanto rapidamente, ritornava al suo livello normale e ciò appariva con evidenza dalla linea di sabbia umida. […]
Gli effetti più devastanti furono evidenti il 4 marzo, quando il nostro entrò nel porto di Conceptión e sbarcò sull’isola di Quirinquina. Così scrive nel suo diario di bordo:
Il maggiordomo della fattoria mi venne subito incontro a cavallo per darmi le terribili notizie del grande terremoto del giorno 20, “che non una casa a Concepción o a Talcuhano (il porto) era rimasta in piedi; che settanta villaggi erano stati distrutti e che una grande ondata aveva quasi trascinato via le rovine di Talcuhano”. Di quest'ultimo fatto vidi presto prove abbondanti; l'intera costa essendo cosparsa di legname e di mobili come se migliaia di navi fossero naufragate. Oltre a seggiole, tavole, librerie e altro in gran numero, vi erano molti tetti di case quasi intatti. I negozi di Talcuhano erano stati sfondati e grandi sacchi di cotone, yerba e altre mercanzie di valore erano sparpagliati sulla spiaggia. Durante il mio giro intorno all'isola osservai che numerosi blocchi di roccia che, a giudicare dalle incrostazioni marine che vi aderivano, dovevano essersi trovati di recente in acque profonde, erano stati scagliati sulla costa e uno di essi era lungo un metro e ottanta, largo novanta centimetri e alto sessanta.
L'isola stessa mostrava la straordinaria violenza del terremoto esattamente come la spiaggia rivelava i segni de1 successivo maremoto. Il terreno era in molti punti segnato da fratture dirette da nord a sud, alcune delle fessure vicino alle rive scoscese erano larghe un metro, e molti enormi massi erano già caduti sulla spiaggia. […]
Il giorno seguente Darwin sbarca a Talcuhano e va con il capitano a Concepción. Entrambe le città offrono uno spettacolo spaventoso e sono irriconoscibili a chi le avesse viste prima, perché:
le rovine sono così ammassate e mescolate e la scena ha così poco di un luogo abitabile che è difficile capire la gravità del danno. A Concepción ogni casa o fila di case erano un cumulo impressionante di macerie, Talcuhano, a causa della grande ondata, si vedeva poco più di uno strato di mattoni, tegole e travi e qua e là qualche pezzo di muro rimasto in piedi. Per questa ragione Concepción, sebbene non cosi completamente devastata, era uno spettacolo più terribile e, se posso dire cosi, più pittoresco. Il terremoto, come abbiamo visto a Valdivia, cominciò alle undici e mezzo di mattina. Si ritiene che se fosse avvenuto di notte, i tre quarti degli abitanti sarebbe morto. […] Innumerevoli piccole scosse seguirono il grande terremoto e nei primi dodici giorni furono contate più di trecento scosse. […], mentre le vittime furono meno di cento; in tutti i casi fu la radicata abitudine di precipitarsi fuori dalle porte al primo sussultare del suolo che salvò la gente. Il maggiordomo di Quiriquina mi disse che la prima percezione che ebbe del terremoto fu quella di rotolare a terra insieme al suo cavallo. Alzatosi, fu di nuovo gettato giu. Mi raccontò anche che alcune mucche che si trovavano sul lato ripido dell'isola, rotolarono in mare. Il maremoto provocò la morte di molto bestiame: su un'isola bassa vicino al fondo della baia, settanta animali furono trascinati via e annegarono. Si crede che questo sia stato il terremoto più terribile che si ricordi nel Cile, ma siccome i grandi terremoti avvengono soltanto a lunghi intervalli, non è facile sapere se sia vero, ne d'altra parte una scossa molto più forte avrebbe fatto gran differenza, perché la rovina era già ora completa. Innumerevoli piccole scosse seguirono il grande terremoto e nei primi dodici giorni ne furono contate non meno di trecento.
L’attenzione del capitano FitzRoy, ufficiale della Reale Marina Britannica, è naturalmente volta di preferenza al comportamento delle acque dell’oceano in conseguenza del sisma. Ecco alcuni brani estratti dal suo diario di bordo:
Quando fu dato l’allarme,il mare si stava ritirando […] Circa un’ora e mezzo dopo la scossa, quando la maggior parte della popolazione aveva raggiunto le parti più alte, - il mare si era ritirato tanto che tutte le navi all’ancora, anche quelle che si trovavano in 12 metri di acqua furono spiaggiate. […]Ed ogni roccia e scoglio nella baia divenne visibile., - un’enorme onda fu vista forzare attraverso il passaggio occidentale che separa l’isola di Quiriquina dalla terraferma. La terribile onda passò rapidamente lungo il lato occidentale della baia di Conception, spazzando via dalle ripide rive ogni cosa movibile entro un’altezza di 10 metri dal segno dell’acqua alta. […]L’onda passò sopra la maggior parte della città, e quindi rifluì con un torrente che trasportò in mare tutto ciò che non era sepolto sotto cumuli di macerie. In pochi minuti le navi furono di nuovo piaggiate, e si vide avvicinarsi una seconda grande onda, con più fragore e impetuosità della prima, ma per quanto questa fosse più forte i suoi effetti non furono così distruttivi semplicemente perchè non c’ara più nulla da distruggere. Di nuovo il mare si abbassò, dragando via quantità di carpenteria e del materiale più leggero delle case, e lasciando le navi spiaggiate. […]Dopo alcuni minuti di terribile attesa,si vide una terza potente ondata tra Quiriquina e la terraferma, apparentemente più grande delle due precedenti. Rumoreggiando quando cozzava contro ogni ostacolo con forza irresistibile, fluì lungo la costa distruggendo e sommergendo –. […]Ritirandosi subito, come respinta dal piede delle colline, le onde che si ritiravano portarono via tali quantità di arredi domestici, recinzioni e mobilia che quando l’ondata si esaurì il mare appariva ricoperto da rottami. […]Durante il giorno e la notte seguenti la terra non rimase quieta per qualche minuto di seguito. Tremori frequenti e incessanti, scosse occasionali più o meno forti tennero tutti in ansiosa attesa.
La parte geologica dell’esperienza maturata durante il viaggio sul Beagle confluì in tre opere geologiche pubblicate tra il 1842 e il 1846 (si veda: Charles Darwin, Antologia delle opere geologiche, a cura di Guido Chiesura, ed. Hevelius, 2004) e in numerosi contributi alla Geological Society di Londra.
La specifica esperienza del terremoto e la constatazione degli effetti, unitamente ai rilevamenti geologici compiuti da Darwin sulle Ande, gli fornirono il materiale per comporre un saggio che egli lesse nell’augusta istituzione il 7 marzo 1838.
Il saggio ha il seguente titolo: Sulla connessione che esiste tra certi fenomeni vulcanici nel Sud America, e sulla formazione di catene di montagne e di vulcani come effetti della stessa forza che solleva i continenti. In esso Darwin amplia la connessione tra più fenomeni geofisici, e sostiene che anche l’orogenesi è una conseguenza dell’azione di sollevamento dei continenti. In questo Saggio il Professor F.H.T. Rhodes della Cornell University ha visto una premonizione della moderna teoria della tettonica delle placche (F.H.T. Rhodes, Darwin’s search for a theory of the earth, BJIS, 1991, 24, pp. 193-229).
Il Professor Galiev, interrogato su cosa pensasse della affermazione di Rhodes, ha risposto: «Non sono sicuro che C. Darwin sia stato il primo a parlare di movimento delle placche, ma certo fu uno dei primi. Per esempio egli scrisse: “Il Sud America è in quella parte (Cile) una mera crosta che sta sopra una massa di roccia fluida (p. 299 del Journal of Researches, Part 2, London, William Pickering, 1986). C. Darwin ha dichiarato che l’azione dei vulcani, il sollevamento permanente del suolo e le grandi onde dell’oceano erano parti dello stesso fenomeno. Egli non ha chiaramente scritto che questi fenomeni erano “tettonica delle placche” ma, forse, ci ha pensato».
Nel citato Saggio del 1838 Darwin aveva affermato:
In un primo tempo, considerando questi fenomeni (la connessione temporale osservata tra terremoto ed attività vulcanica, n.d.t) che dimostrano come si sia verificato un effettivo movimento del materiale vulcanico sotterraneo quasi nello stesso istante in località molto distanti, l’idea che irresistibilmente mi viene in mente è quella dell’acqua che schizza fuori attraverso i buchi nel ghiaccio di una pozzanghera gelata quando una persona la calpesta. E’ ovvia la deduzione da questa idea, e cioè che il suolo del Cile galleggia su un lago di roccia fluida la cui superficie, per quanto si sa dei punti di eruzione nel giorno del terremoto, sarebbe pari al doppio di quella del Mar Nero.
E’ interessante osservare che, in modo figurato, l’onda lunga del terremoto arrivò fino in Inghilterra, nel senso che le osservazioni di Darwin influirono sul dibattito, assai vivace nei primi decenni dell’800, tra catastrofisti e unifomisti: Lyell e seguaci furono costretti ad ammettere che alcuni dei cambiamenti che formavano l’oggetto delle loro ricerche erano di fatto accaduti in maniera più drastica (catastrofica) di quanto avessero fino allora supposto. Darwin, infatti, aveva osservato e riferito in ambiti scientifici autorevoli, che sulle coste del Cile gli effetti dei recenti terremoti avevano alterato la posizione relativa dei diversi strati geologici per circa 6 metri in una singola scossa, e questa scoperta convinse Lyell che i terremoti avvenuti nel passato potevano, dopo tutto, essere stati molto più forti di quanto avesse prima supposto. Dal canto loro i catastrofisti dovettero moltiplicare il numero delle catastrofi che divennero quindi tanto numerose e piccole da diventare veri e propri fenomeni geologici governate da leggi come ogni altro fenomeno geologico o paleontologico. Svanivano in sostanza i criteri per distinguere tra cambiamenti “normali” (o naturali) da quelli “catastrofici (o soprannaturali) della crosta terrestre.
Nel citato Saggio del 1838 Darwin aveva affermato:
In un primo tempo, considerando questi fenomeni (la connessione temporale osservata tra terremoto ed attività vulcanica, n.d.t) che dimostrano come si sia verificato un effettivo movimento del materiale vulcanico sotterraneo quasi nello stesso istante in località molto distanti, l’idea che irresistibilmente mi viene in mente è quella dell’acqua che schizza fuori attraverso i buchi nel ghiaccio di una pozzanghera gelata quando una persona la calpesta. E’ ovvia la deduzione da questa idea, e cioè che il suolo del Cile galleggia su un lago di roccia fluida la cui superficie, per quanto si sa dei punti di eruzione nel giorno del terremoto, sarebbe pari al doppio di quella del Mar Nero.
E’ interessante osservare che, in modo figurato, l’onda lunga del terremoto arrivò fino in Inghilterra, nel senso che le osservazioni di Darwin influirono sul dibattito, assai vivace nei primi decenni dell’800, tra catastrofisti e unifomisti: Lyell e seguaci furono costretti ad ammettere che alcuni dei cambiamenti che formavano l’oggetto delle loro ricerche erano di fatto accaduti in maniera più drastica (catastrofica) di quanto avessero fino allora supposto. Darwin, infatti, aveva osservato e riferito in ambiti scientifici autorevoli, che sulle coste del Cile gli effetti dei recenti terremoti avevano alterato la posizione relativa dei diversi strati geologici per circa 6 metri in una singola scossa, e questa scoperta convinse Lyell che i terremoti avvenuti nel passato potevano, dopo tutto, essere stati molto più forti di quanto avesse prima supposto. Dal canto loro i catastrofisti dovettero moltiplicare il numero delle catastrofi che divennero quindi tanto numerose e piccole da diventare veri e propri fenomeni geologici governate da leggi come ogni altro fenomeno geologico o paleontologico. Svanivano in sostanza i criteri per distinguere tra cambiamenti “normali” (o naturali) da quelli “catastrofici (o soprannaturali) della crosta terrestre.
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