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Paesaggi secolarizzati: letture e interpretazioni di territori antropizzati.

Il numero della rivista qui presentato, affronta una particolare condizione territoriale, quella culturale, nella quale il senso della storia diviene paradigma del confronto tra l’azione della società contemporanea e la rivisitazione della secolarizzazione territoriale.
febbraio 2010
Mariagrazia Leonardi


Fig. 1 Tenerife. El Teide. Paesaggio antropico.

Mariagrazia Leonardi è Dottore di ricerca in Progetto e Recupero Architettonico Urbano ed Ambientale e assegnista di ricerca in Composizione Architettonica e Urbana presso l'Università di Catania. Già docente a contratto di Teorie e tecniche della progettazione architettonica e di Architettura degli interni alla Facoltà di Architettura, Siracusa, e di Architettura del paesaggio alla Facoltà di Arti e Comunicazione, Enna, è attiva nella ricerca progettuale, ha curato mostre d’arte e d’architettura contemporanea e workshop internazionali scientifici (Università di Catania, Università Tecnica di Lisbona). Relatrice in convegni internazionali, saggista presso riviste ("L'Architettura cronache e storia", ecc.) e autrice di volumi (“Didattica come sperimentazione progettuale sui nodi dell'identità urbana. Testo e contesto nella ricerca teorica”, Gangemi, Roma, 2008).

Se si definisce il paesaggio come una sintesi dei fattori inerenti l’assetto naturale dei territori e l’azione di trasformazione che l’uomo su di essi ha apportato, esso, da un punto di vista morfologico, si traduce come la manifestazione formale del sovrapporsi e dell’intersecarsi di diversi sistemi di relazione. (fig. 1)
Secondo Eugenio Turri sarebbe possibile riconoscere nell’antropizzazione del territorio la capacità propria degli uomini di rappresentare se stessi. Il paesaggio andrebbe dunque letto sul piano della percezione, recuperandone il senso mitico. Angelo Turco, pensa che il territorio antropizzato sia carico di riferimenti simbolici e lo rappresenta come riflesso della società fenomenica. Per Denis Cosgrove il paesaggio è il luogo della manifestazione formale dei ruoli e delle identità societarie e per Eric Dardel un momento vissuto.
Valori e significati legati a componenti naturali, storiche o sociali del territorio, secondo questi modi di interpretare, devono essere considerati tutti elementi portanti della questione paesaggistica.
Il lavoro qui presentato, in special modo, affronta una particolare condizione territoriale, quella culturale, nella quale il senso della storia diviene paradigma del confronto tra l’azione della società contemporanea e la rivisitazione della secolarizzazione territoriale. (figg. 2, 3, 4, 5)


Fig. 2 Piazza Armerina. Villa Romana del Casale


Fig. 3 Caltagirone, Poggio Salvatorello. Grotticella artificiale di età preistorica.


Fig. 4 Siracusa, Ortigia. Tempio di Apollo


Fig. 5 Siracusa, Neapolis. Il Teatro greco


Ipotesi metodologiche di recupero, valorizzazione e fruizione dello status culturale del paesaggio traggono origine da apporti analitici dove processi multidisciplinari e interdisciplinari, con i loro diversi attori apportano il loro sapere e si interscambiano per definirne o ridefinirne le identità.
Secondo Carlos Martì Aris l’armonia di un progetto starebbe nell’invenzione intelligente, nell’interpretazione appropriata dell’identità di un luogo, nell’innesco del dialogo tra passato e presente.
L’attenzione degli autori qui presenti si orienta sulla conoscenza e sull’esplorazione delle condizioni relazionali del manifestarsi della storia nel paesaggio antropico contemporaneo e dei diversi modi interpretativi del legame, fittizio o reale, tra il nuovo e i paesaggi della memoria.
Il progetto si carica di precisi compiti e responsabilità conoscitive. In primo luogo l’esigenza è quella di apprendere le specifiche regole sintattiche che hanno conformato nel tempo un particolare paesaggio, e che con il loro permanere ne limitano le potenzialità di modificazione. La lettura dello stato dei luoghi si arricchisce poi di giudizi critici che non si limitino al semplice riferirsi alla permanenza fisica dei segni della memoria.
Lavorare sulla storia suscita delle scelte, delle selezioni, l’attribuzione di giudizi, entro una logica progettuale che impedisca le prevaricazioni nei confronti delle strutture di permanenza, in collaborazione con le molteplici discipline atte a interpretarne i significati.
Nel proprio contestualizzarsi entro porzioni di territorio delimitate e riconoscibili, assieme ad altri oggetti con i quali è termine di paragone, la permanenza storica acquista valore per confronto, o il luogo, come veicolo di memorie, è identitario se contribuisce a costruire la significazione fisica e spaziale di un ambiente e quella sociale e collettiva delle persone che lo vivono. (figg. 6, 7)


Fig. 6 Turchia. Veduta paesaggistica della Valle dell’Altindere dal Monastero di Sumela


Fig. 7 Turchia, Monastero di Sumela. Integrazione paesaggistica

Sotto tali presupposti le tracce della memoria possono divenire segni dell’innovazione entro un uso creativo che le assurga come strumenti di risignificazione del paesaggio esistente.
Il progetto assume l’arduo compito di cercare il senso delle trame perdute, di riordinare il territorio a partire dall’esistente per innescarvi valori d’uso, interagendo con il paesaggio attraverso una serie di condizioni concomitanti di trasformazione, sotto l’azione congiunta di una serie di principi direttori e di opportunità.
La sequenza dei paesaggi qui proposti può essere pensata nel suo insieme come un sistema di bacini culturali, dove la storia ha lasciato un patrimonio mobile, immobile e tangibile, che si incontra nelle peculiarità di alcuni ambiti territoriali.
Sono stati presentati contributi il cui interesse prevalente è rivolto all’analisi di alcuni insediamenti umani visti come risultato dell’integrazione tra l’opera dell’uomo e i caratteri naturali del paesaggio.
Il primo contributo si colloca ad una scala territoriale. Sulla scia di tali riflessioni, si propone di considerare l’intero territorio culturale come un museo all’aperto. Pinella Marchese. responsabile degli interventi archeologici che si realizzano nei comuni di Caltagirone e di San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, e della realizzazione della musealizzazione dei complessi di interesse patrimoniale, nell’obiettivo di offrire una diffusione culturale di qualità, si è occupata e continua a occuparsi di un lavoro di investigazione scientifica sulla storia e sull’archeologia del paesaggio, in cooperazione con le università, secondo una visione multidisciplinare della processualità progettuale.
Un modus agendi essenziale per assicurare la sopravvivenza e la conservazione del patrimonio culturale si esplica attraverso strumenti interdisciplinari che hanno inizio nella catalogazione per una diffusione della cultura per concludersi nella riqualificazione delle architetture e degli spazi di interesse storico o archeologico.
Assodato che solo dall’indagine dei risultati proposti dalla conoscenza del patrimonio, scaturiscono le possibilità di apporre giudizi critici e giustificati su cosa debba permanere senza paralizzare la dinamica di modernizzazione, l’autrice si interessa alla fruizione dei complessi archeologici localizzati nel territorio della Montagna della Ganzaria, progettandone la conservazione, la protezione e le condizioni di musealizzazione all’aperto nel rispetto degli aspetti contestuali, culturali, pedagogici e cognitivi e dell’integrazione paesaggistica.
Un secondo e un terzo contributo prendono lo status urbano come principale riferimento. Paolo Barresi, ricercatore universitario, ripercorre e reinterpreta le origini culturali delle presenze insediative aderenti al complesso sistema della città di Gortyna presso l’isola di Creta. L’autore rintraccia gli status della permanenza delle civiltà greca e romana, sottolineandone la costituzione fisica e antropologica fino alle età bizantina e medievale.
Nel pensiero che la città sia un sistema di luoghi strutturato sulla stratificazione di memorie materializzate nelle architetture e nei suoi spazi, con la grande capacità di conservare e di trasmettere il ricordo delle proprie configurazioni passate attraverso la conservazione, la modificazione, l’ibridazione dei suoi costruiti e dei suoi impianti urbani, i metodi e le procedure adottate per l’indagine condotta da Daniela Patti, ricercatrice universitaria, sul paesaggio urbano di Enna, sono quelli dell’analisi tipologica e morfologica. Attraverso questi l’autrice riconduce la complessità del contesto studiato ad un quadro unitario di categorizzazione. Esso è strutturato tramite un insieme di regole dedotte dalla dinamica storica degli insediamenti.
La conoscenza delle modificazioni e la conservazione alle varie scale di determinazione degli insediamenti trova per gli autori i suoi punti di riferimento nella storia e nell’adozione di un criterio di continuità tra passato, presente e futuro finalizzato ad aumentare sia la complessità ecologica del paesaggio che la possibilità di fruizione sociale.
Infine Silvia Sgariglia rivolge l’attenzione verso un elemento emergente e significativo dell’identità del paesaggio urbano di Siracusa: l’Athenaion, effettuando una ricostruzione storico-critica della genesi e dello sviluppo dell’emergenza architettonica sita in piazza Duomo, in Ortigia. Qui l’antico, che altrove si legge nella permanenza dei tracciati urbani, si è mantenuto, pur distorto dalle modificazioni, nella memoria dei luoghi tramite le tracce di un destino millenario, che ha accolto la consacrazione religiosa della fondazione della colonia greca nella presenza di un oikos (secolo VIII a. C.), costituitosi poi quale nucleo del tempio di Athena, e rimanendo santuario dalla cristianità sino a oggi.