Hevelius mette a disposizione dei propri lettori una selezione di titoli da
leggere online su Issuu.com.
L'iscrizione alla nostra newsletter consente di ricevere informazioni periodiche
sulle iniziative della casa editrice, sulle nuove uscite e sulle promozioni speciali.

Colonia KdF a Prora sul Mar Baltico di Clemens Klotz

Francesca Rosa

Disegno della colonia KdF di Prora realizzato da Gerda Rotermund per la rivista "Die neue Linie", 1938 (Da: J. Wernicke, U. Schwartz, Der Koloss von Prora auf Rügen, Königstein im Taunus 2006)

Francesca Rosa, architetto, PhD in Ingegneria Edile, svolge attività professionale autonoma effettuando consulenze nel settore dei Beni Culturali per Enti, Istituzioni e Privati. E’ membro di diverse associazioni scientifiche tra cui do.co.mo.mo. Italia, do.co.mo.mo. International, AAA Italia-Associazione Nazionale Archivi Architettura Contemporanea. Dal 2003 collabora con il sito www.archinfo.it e dal 2004 fa parte della redazione di “do.co.mo.mo. Italia Giornale”. Svolge con regolarità attività scientifica seguita da pubblicazioni, relativa in particolare all’architettura del Novecento. Di recente ha collaborato alla monografia sull’opera di Mario Ridolfi promossa dal Comitato per le Celebrazioni del Centenario presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, in corso di pubblicazione, e alla ricerca ‘Modelli urbani e architetture nelle città coloniali italiane’ in corso presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari. E’ autrice di voci per il dizionario biografico “Allgemeines Künstler Lexikon”.

Il complesso balneare realizzato sull’isola di Rügen, sulle sponde del Mar Baltico nel nord-est della Germania, in applicazione dell’ideologia nazionalsocialista, ha rappresentato e ancora rappresenta un’eredità controversa. L'opera desta in ogni modo interesse perché, oltre ad essere una delle più grandi in cemento armato realizzate in Germania, mostra nei materiali, nelle tecniche costruttive e nei caratteri formali evidenti rimandi alle esperienze che negli anni compresi tra le due guerre rivoluzionarono la pratica architettonica europea.
L’immensa colonia per vacanze fu concepita nell’ambito di un programma promosso dalla KdF (Kraft durch Freude - Forza attraverso la gioia), la sezione del Daf (Deutsche Arbeitsfront - Fronte tedesco del lavoro) istituita nel 1933, su modello dell’italiana Opera nazionale dopolavoro, per organizzare il tempo libero dei lavoratori tedeschi. Nell’arco di un ventennio si prevedeva di realizzare sulle coste del Mar Baltico complessivamente cinque insediamenti balneari KdF, ampliando in tal modo l’offerta turistica avviata dall’ente con le crociere. La colonia nella baia di Prora, che avrebbe dovuto servire da modello per le altre, fu l’unica a essere parzialmente costruita tra il 1936 e il 1939 su progetto di Clemens Klotz (1886-1969).
L’architetto era stato coinvolto nel 1935 da Robert Ley, responsabile del Daf, nell’operazione relativa alla struttura balneare producendo un progetto che, presentato in più di un’occasione pubblica, era stato commentato e apprezzato anche dalle più alte cariche del governo. Ciò nonostante, nel 1936 fu bandito un concorso coordinato da Albert Speer, all’epoca direttore dell’Amt für Schönheit der Arbeit (Ufficio per la bellezza del lavoro) all’interno della KdF, al quale furono invitati undici progettisti tra cui Emil Fahrenkamp, Erich zu Putlitz e Heinrich Tessenow, oltre allo stesso Klotz che partecipò con una sostanziale rielaborazione della prima proposta.
Secondo le direttive del bando l’insediamento, dimensionato per accogliere simultaneamente 20.000 ospiti, doveva essere imperniato su una Festhalle per manifestazioni di propaganda e di spettacolo circondata da un ampio spazio aperto, ed essere dotato di un sistema di alloggi, costituito da migliaia di stanze con vista sul mare, in grado di funzionare in caso di guerra come ospedale. Attraverso l’organizzazione funzionale e la conformazione degli edifici e degli spazi la struttura avrebbe dovuto favorire il controllo e la manipolazione degli individui, perseguiti dal regime. A causa della rigida traccia del bando, i progetti presentati al concorso furono molto simili tra loro nell’impostazione. Fu prescelto il lavoro di Klotz ad esclusione della Festhalle che, giudicata troppo sobria, fu sostituita con quella di zu Putlitz ispirata al linguaggio neoclassicista e segnata da un carattere più aulico e monumentale. Il progetto definitivo elaborato da Klotz e da zu Putlitz fu presentato nel 1937 all’Esposizione Universale di Parigi ottenendo il Gran Prix per l’Architettura.

Modello del progetto di C. Klotz (1936) (Da: Franz Zadniček/Jürgen Rostock, Paradiesruinen, 2006)

Gli elaborati grafici e il modello del progetto di Klotz mostrano un impianto di eccezionale dimensione, in parte basato sul tipo edilizio del sanatorio, composto essenzialmente da due lunghi corpi di fabbrica destinati al sistema delle stanze e sviluppati a nord e a sud di una piazza centrale, secondo la forma arcuata dell’insenatura. Questi elementi, estesi complessivamente più di quattro chilometri e alti sei piani, furono gli unici completati in modo perlopiù conforme al progetto, a differenza di altre parti dell’impianto incompiute, modificate o mai realizzate.

Ciascuna delle ali degli alloggi era suddivisa in quattro blocchi uguali attraverso corpi perpendicolari, riservati agli spazi comuni, conformati verso il mare come prue di navi. Nelle facciate prospettanti il mare sistemi aggettanti di terrazze coperte, sviluppate su tutti i piani e segnate da pilastri liberi, interrompevano il ritmo delle finestre. Verso terra il fronte di ciascuna ala era articolato da una serie di bracci, disposti a pettine, destinati ai corpi scala e ai servizi. Blocchi identici di rilevanti dimensioni, ripetuti per una notevole estensione, avrebbero generato un insieme austero e monumentale.
Le stanze, poco ampie e denominate ‘cabine’ secondo la metafora della nave, si susseguivano nella parte dei corpi di fabbrica rivolta verso il mare, servite da lunghi corridoi disposti nella parte opposta. Al piano terreno dei blocchi erano previsti alcuni servizi, tra cui asili e negozi, gli appartamenti per gli impiegati e ampi passaggi di comunicazione.

La parte centrale del modello del progetto (1936)
(Da: J. Wernicke, U. Schwartz, Der Koloss von Prora auf Rügen, Königstein im Taunus 2006)

Lo spazio aperto dominato dalla Festhalle, delimitato verso il mare da un molo e sovrastato nell’entroterra da una torre contenente servizi di ristoro, era raccordato a entrambe le ali degli alloggi attraverso padiglioni destinati alla vita collettiva: sale di accoglienza, cinema, teatri, ristoranti e caffè. I volumi degli impianti sportivi e degli alloggi del personale, di alcuni servizi, tra cui una scuola, un ospedale e un’autorimessa, e della stazione, erano dislocati nel verde dell’entroterra. Erano previste anche alcune soluzioni innovative sotto il profilo tecnico-impiantistico come il sistema di riscaldamento per le terrazze coperte attrezzate con sedie a sdraio e i meccanismi per la produzione di onde artificiali nelle piscine.

I blocchi degli alloggi in costruzione (1938)
(Da: The ‘Paradise’ of the ‘Volksgemeinschaft’, Berlin 2005)

La dimensione imponente costituiva un aspetto fondamentale del progetto. La scala territoriale, che aveva imposto una chiara organizzazione funzionale e distributiva, rappresentava di per sé una parte della propaganda culturale e politica del Regime nonché la prova della sua presunta efficienza, prevalendo anche sulle scelte formali. Il linguaggio architettonico ufficiale, basato su forme neoclassiciste pervase da una ricercata rappresentatività, segnava esclusivamente la Festhalle di zu Putlitz e gli edifici contigui. Nel resto del complesso, dove la specifica destinazione d’uso implicava razionalità ed essenzialità, Klotz aveva fatto ricorso a scelte lessicali ispirate alle sperimentazioni moderne. Rimandi al linguaggio moderno, evidenti anche sotto il profilo tecnico-costruttivo, segnavano i volumi stereometrici degli alloggi, realizzati con una struttura mista di cemento armato e muratura, caratterizzati dai pilastri liberi delle terrazze coperte, rifiniti a intonaco e privi di decorazione. I volumi curvi di alcuni dei padiglioni collettivi, conclusi da solette in calcestruzzo a sbalzo, evocavano in particolare motivi mendelsohniani. Il linguaggio espressivo che caratterizzava i padiglioni collettivi della colonia di Prora è stato accostato, in particolare, a quello del De La Warr Seaside Pavilion a Bexhill nel Sussex, realizzato tra il 1933 e il 1935 da Erich Mendelsohn e Serge Chermayeff (Wilkens 1998 p. 118).

Uno dei padiglioni destinati ai servizi collettivi in costruzione (1939) 
(Da: The ‘Paradise’ of the ‘Volksgemeinschaft’, Berlin 2005)

Nel 1938 nove grandi imprese, coadiuvate da quarantotto minori, affrontarono contemporaneamente la costruzione dei blocchi delle stanze ultimandone il rustico nel 1939. Ciascuna delle grandi imprese coinvolte - la Philipp Holzmann AG, Siemens-Bau-Union, Dyckerhoff und Widmann, Polensky & Zöllner, DEUBAU, Hochtief, Beton und Monierbau, Boswau und Knauer - si occupò di un blocco di stanze; la Sager und Wörner realizzò il molo. Nel periodo antecedente la guerra si impose un netto risparmio dei materiali di costruzione: nel cantiere di Prora il legno fu poco usato, le casseforme furono riciclate, l’acciaio fu impiegato soprattutto sotto forma di profilati leggeri. Al fine di risparmiare il ferro delle armature, solo i pilastri portanti furono realizzati in cemento armato, mentre per quelli non sollecitati furono utilizzati i mattoni.

I corpi aggettanti delle terrazze coperte, parzialmente tamponate (1958)
(Da: J. Wernicke, U. Schwartz, Der Koloss von Prora auf Rügen, Königstein im Taunus 2006)

La stazione balneare non fu mai utilizzata secondo il suo scopo originario. I lavori, che a causa della guerra subirono un’interruzione, andarono avanti in modo discontinuo fino al 1942-43 al fine di completare alcuni dei blocchi da destinare a ospedale militare e ad alloggi per i rifugiati dei bombardamenti. Dal 1949 al 1991 il complesso, interdetto ai civili, fu adibito dalla Repubblica Democratica Tedesca a scopi militari subendo rimaneggiamenti e demolizioni.

Fronte verso il mare dei blocchi degli alloggi  (Fotografia di Francesca Rosa, agosto 2009)

Dal principio degli anni Novanta si discute sul destino del “colosso” di Rügen che, sebbene sia soggetto dal 1992 alla tutela speciale dello stato per i beni monumentali di particolare rilevanza storico-artistica, versa in condizioni di degrado sia strutturale che architettonico. Tra il principio del 2005 e l’autunno 2006 quattro dei cinque blocchi meglio conservati sono stati venduti dallo stato a diversi acquirenti. Alcuni investitori privati hanno acquistato tre dei blocchi al fine di trasformarli in strutture per villeggiatura esclusiva con appartamenti, alberghi, ristoranti, discoteche, centri sportivi e per il tempo libero. Nel novembre 2006 un altro blocco è stato acquisito dal Landkreis Rügen, cioè l’ente locale che amministra il territorio dell’isola, con lo scopo di insediarvi con i fondi della Repubblica Federale Tedesca, della Regione Meclenburgo-Pomerania Occidentale e della Comunità Europea un ostello per la gioventù dotato di circa quattrocento stanze e un campeggio per duecentocinquanta posti. Il campeggio è in funzione dall’agosto 2007 mentre i lavori per la realizzazione dell’ostello sono iniziati nel luglio 2009 e dovrebbero terminare nel 2011.

Dettaglio del fronte verso il mare di uno dei blocchi degli alloggi 
(Da: Franz Zadniček/Jürgen Rostock, Paradiesruinen, 2006)

E’ auspicabile che, nell’ambito dei progetti di riqualificazione del complesso, una parte dei fabbricati sia comunque riservata a quelle associazioni, come il Dokumentationszentrum Prora gestito dalla fondazione Neue Kultur e l’organizzazione Prora-Zentrum, che attualmente sono ospitate in alcuni blocchi e che da lungo tempo svolgono attraverso visite guidate, mostre temporanee e permanenti, convegni, seminari, ricerche e pubblicazioni, un’intensa attività di sensibilizzazione e di conoscenza della colonia finalizzata a preservarne il valore di monumento della storia architettonica, sociale e politica del nazionalsocialismo.

Veduta aerea della baia di Prora (1991) (Da: Franz Zadniček/Jürgen Rostock, Paradiesruinen, 2006)

Si ringrazia Hermann Schlimme per la traduzione di alcuni brani dal tedesco.

Bibliografia
F. Rosa, Clemens Klotz’s colonia at Prora, on the Baltic sea in V. Balducci e S. Bica (a cura di), Architecture and society of the holidays camps. History and perspectives, Timisoara, 2007, pp. 235-237
F. Rosa, Colonia KdF a Prora di Clemens Klotz in “do.co.mo.mo. Italia Giornale” maggio 2007, pag. 12
J. Rostock, F. Zadniček, Paradiesruinen, Das KdF-Seebad der Zwanzigtausend auf Rügen, (7° Edizione riveduta e ampliata) Berlin 2006
J. Wernicke, U. Schwartz, Der Koloss von Prora auf Rügen, gestern-heute-morgen, (2° edizione) Königstein im Taunus 2006
Prora documentation centre, Neue Kultur (a cura di), The “Paradise” of the Volksgemeinschaft”, Berlino 2005
W. Benz, Storia illustrata del Terzo Reich, Torino 2005, p. 98
S. Talenti, Vacanze “con gioia” sul mar Baltico: la colonia KdF a Prora in V. Balducci (a cura di), Architetture per le colonie di vacanza: esperienze europee, Firenze 2005, pp. 105-106
R.A. Etlin (a cura di), Art, culture, and media under the Third Reich, Chicago, London, 2002
R. Wilkens, Gebaute Utopie der Macht. Das Beispiel Prora in Moderne Architektur in Deutschland 1900 bis 2000, Frankfurt am Main 1998, pp. 116-129
H. Frank, Un héritage difficile in “L’Architecture d’aujourd’hui” n. 314,1997, pp. 68-71
B. Lichtnau, Prora. La joie par la force in “L’Architecture d’aujourd’hui” n. 314, 1997, pp. 57-67
D. Meyhofer, Putbus e Prora in “Abitare” n. 352, 1996, pp. 148-153
W. Durth, Deutsche Architekten. Biographische Verflechtungen 1900-1970, 2a edizione München 1992, pp. 515-516 (1a edizione Braunschweig 1986)
B. Miller-Lane, Architettura e politica in Germania 1918-1945, Roma 1973

Siti web
www.proradok.de
www.prora-zentrum.de
www.OsteeZeitung.de, visitato il 20 dicembre 2009
www.bundesimmobilien.de, visitato il 20 dicembre 2009