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Il
moderno approccio alla progettazione in zona sismica ha
definitivamente sottolineato l’importanza delle risorse
post-elastiche delle strutture per trovare il giusto
compromesso tra la sicurezza per un evento con un
elevato periodo di ritorno (bassa probabilità che si
verifichi durante la vita utile della struttura) e costo
dell’opera.
Si tratta di un concetto ormai consolidato nella
letteratura internazionale da molti decenni e già
presente da anni nell’Eurocodice8, cioè la normativa
europea per la progettazione in zona sismica; tuttavia,
in Italia è stato recepito a livello normativo solo da
pochi anni con l’Ordinanza della Presidenza del
Consiglio dei ministri del 2003 seguita all’evento
sismico del Molise, e definitivamente nella Normativa
Tecnica per le Costruzioni pubblicata con DM nel gennaio
2008 (NTC 2008).
Secondo questo approccio, nell’analisi strutturale
assume un ruolo centrale la capacità deformativa
plastica, che si concentra in specifiche zone e
conferisce alla struttura una maggiore o minore
duttilità globale in base a quella locale, e che
consente la dissipazione di energia richiesta dal sisma
provocando un danneggiamento diffuso ma evitando il
crollo.
La progettazione in zona sismica viene, quindi,
affrontata nelle nuove normative esplicitando sia la
complessità della previsione delle azioni ma soprattutto
il livello di prestazione della struttura fuori dal
campo elastico. Nel caso di strutture in calcestruzzo
armato o in acciaio la letteratura tecnica è molto vasta
e può fare affidamento su ampie sperimentazioni e su
numerose osservazioni dei danni effettivamente
verificatisi durante gli eventi sismici, mentre
spostandosi verso una tipologia strutturale più
innovativa come quella delle costruzioni composte
acciaio-calcestruzzo c’è ancora la necessità di indagini
sperimentali e teoriche e di formulazioni applicative.
Le costruzioni composte acciaio-calcestruzzo sono una
promettente alternativa che riesce in molti casi a
compensare reciprocamente gli svantaggi dei due
materiali componenti, acciaio e calcestruzzo, ottenendo
un risultato migliore rispetto ai sistemi più
tradizionali.
Nel presente lavoro si fa riferimento ad una
problematica specifica delle strutture composte a telaio
in zona sismica, in cui le zone di plasticizzazione sono
quelle in prossimità dei pilastri e per le quali si può
parlare di capacità rotazionale facendo riferimento ad
un modello a plasticità concentrata.
Se per il calcestruzzo armato e l’acciaio esiste la
possibilità di consultare una certa mole di dati e di
formule, inerenti alla valutazione delle capacità
rotazionali, peraltro anche recepite dalle norme, per le
strutture composte i dati a disposizione sono ancora
insufficienti e quindi è importante produrre ulteriori
risultati sperimentali. In particolare, le travi
composte usualmente sono costituite da un profilo
metallico e da una soletta in calcestruzzo; in questa
configurazione la sezione fornisce una ottima
prestazione in presenza di momento positivo poiché la
soletta in calcestruzzo risulta prevalentemente
compressa mentre il profilo è quasi tutto sollecitato a
trazione e quindi diventa trascurabile il problema
dell’instabilità, globale e locale, che generalmente
inficia la prestazione delle strutture metalliche.
Tuttavia il problema in oggetto si presenta diverso
perché le zone plastiche nei telai si formano in
prossimità dei pilastri dove il momento è generalmente
negativo per l’effetto dei carichi verticali o comunque
può presentarsi di entrambi i segni a causa
dell’inversione di segno dell’azione sismica.
In tal caso la soletta si trova sollecitata a trazione e
quindi contribuisce solo con la sua armatura interna,
poiché la resistenza a trazione del calcestruzzo risulta
trascurabile, mentre il profilo si presenta
prevalentemente compresso, riportando in campo gli
effetti negativi dell’instabilità.
Ma i fattori che influenzano la capacità rotazionale non
sono limitati a quelli tipici del calcestruzzo e
dell’acciaio, perché nelle strutture composte interviene
anche il sistema di collegamento fra le due parti e poi
la tipologia di giunto trave-colonna.
Si tratta, in sostanza, di un problema articolato che
viene introdotto nel capitolo 2 con una breve
discussione sull’effetto dei vari parametri in gioco,
dopo una breve sintesi sulle caratteristiche delle
strutture composte introdotta nel capitolo 1. Nello
stesso capitolo viene riportato anche un breve stato
dell’arte sulle formule per il calcolo delle rotazioni
plastiche che diversi autori hanno elaborato con studi
sperimentali e teorici, evidenziando prevalentemente un
approccio in cui viene introdotta una lunghezza di
cerniera plastica.
Infine vengono sintetizzati anche gli aspetti
dell’instabilità locale e globale del profilo metallico
nell’ambito della sezione composta dove i vincoli e
quindi i meccanismi deformativi possono essere
differenti.
I successivi tre capitoli (3, 4 e 5) sono dedicati alle
prove sperimentali su 4 travi composte in scala reale
progettate ed eseguite proprio nell’ambito della
suddetta tematica per avere informazioni circa
l’influenza di alcuni parametri sulla capacità
rotazionale.
Nel terzo capitolo sono esposti i criteri che hanno
caratterizzato la progettazione: la geometria delle
sezioni, le proprietà dei materiali, le prescrizioni sui
minimi di normativa, la classificazione del profilo
metallico, lo schema statico di riferimento per la
prova, contestualizzato rispetto ad una situazione
reale. Infatti, è stato individuato lo schema di trave
semplicemente appoggiata soggetta a momento negativo,
come rappresentativo della zona di momento negativo
della trave inserita nel telaio; gli elementi hanno una
lunghezza di 4m e la sezione è costituita da un profilo
IPE360 con una soletta di spessore 130 mm larga 1000 mm
o 1600 mm. Inoltre, viene illustrata la
caratterizzazione dei materiali utilizzati:
calcestruzzo, acciaio da carpenteria, acciaio di
armatura, e viene verificata la classificazione delle
sezioni alla luce dei risultati.
Il quarto capitolo illustra i risultati delle prove
eseguite in laboratorio. In primo luogo si descrive la
modalità di crisi che ha evidenziato il manifestarsi di
fenomeni di instabilità globale e poi locale, non
previsti in fase di progettazione, che non hanno
consentito lo sviluppo completo della capacità
rotazionale. I numerosi strumenti di misura inseriti
sugli elementi provati hanno consentito di analizzare in
dettaglio il comportamento strutturale sia in termini di
risposta globale, mediante l’andamento delle frecce in
mezzeria in funzione del carico applicato, sia di misure
locali, quali le deformazioni nel profilo metallico e
nelle barre in acciaio della soletta, e gli scorrimenti
tra la trave in acciaio e la soletta in calcestruzzo.
Nel quinto capitolo sono riportate alcune elaborazioni
teoriche semplici come il calcolo dei momenti ultimi
delle sezioni, i diagrammi momento-curvatura, il calcolo
delle deformazioni nel profilo; i risultati sono
confrontati con quelli sperimentali e confermano che
durante le prove si sono manifestati fenomeni di
instabilità prematuri.
In base all’evidenza sperimentale e a valle di queste
prime analisi si è ritenuto di dovere approfondire il
problema dell’instabilità, nonostante non fosse questo
lo scopo della sperimentazione. Pertanto, nel sesto e
ultimo capitolo si è fatta una verifica all’instabilità
distorsionale, tipica delle travi continue da ponte di
grande luce, mediante le formule disponibili in
letteratura (U-Frame model); inoltre si è sviluppato un
modello agli elementi finiti per la valutazione del
carico critico.
Le valutazioni analitiche e quelle numeriche hanno
confermato l’importanza dell’instabilità nelle travi
sottoposte a prova soprattutto a causa dei vincoli
realizzati effettivamente in laboratorio. Tali vincoli,
infatti, non riproducono le condizioni del tratto di
trave a momento negativo di una trave continua, ma sono
molto meno efficienti per l’instabilità globale.
Si deve concludere che nonostante le prove non abbiano
fornito i risultati attesi per i quali erano state
progettate, le informazioni ottenute e l’approfondimento
delle problematiche di modellazione sono di rilevante
interesse. |