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Se si paragona l’età della Terra all’altezza
dell’Empire State Building, l’arco di tempo complessivo della
presenza del genere umano equivale a una monetina posta sulla
sommità del grattacielo. Il periodo storico potrebbe essere
rappresentato dallo spessore di un foglio di carta velina sopra la
monetina. E' in questo foglio di carta velina che l’uomo ha inciso
profondamente sull’ambiente, dapprima per renderlo più
amichevole e poi, secondo alcuni, fino a mettere a rischio
la stessa sopravvivenza del pianeta. Secondo una definizione
dell’Engineers
Council for Professional Development l’Ingegneria è la professione
nella quale le conoscenze fisico-matematiche, ottenute con
lo studio, la sperimentazione e la pratica, vengono
applicate con saggezza per utilizzare i materiali e le forze
della natura per il benessere del genere umano. |
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Questa definizione ingenuamente
positivista, così tipicamente americana, rende molto bene l’immagine
dell’ingegnere come protagonista positivo, che prevale dalle origini
della nostra civiltà (gli ingegneri egizi, greci, romani) fino alla
metà del secolo scorso. Oggi invece l’ingegnere positivo, incorrotto
ed incorruttibile, protagonista del progresso, nell'immaginario collettivo si è trasformato nel cementificatore, nell’’inquinatore, nell’uomo di tangentopoli.
“Questa benigna struttura, la Terra – dice Amleto quando entra in
scena nel secondo atto, tenendo in mano il suo libro – mi sembra
diventata una sterile escrescenza, e l’eccelsa volta aerea, il
firmamento saldamente sospeso sopra di noi, maestoso soffitto
intarsiato d’oro fiammante, m’appare come una miscela esplosiva di
vapori perniciosi”. E contemporaneamente, come scrive Italo Calvino:
“la Scienza non sembra più un'unità armonica di macrocosmo e
microcosmo ma un continuo interagire di caso e necessità che si
rifrange nell’infinita varietà delle cose, nell’irriducibile
singolarità degli individui e dei fenomeni”. Come recuperare
l'immagine di un ingegnere che contribuisca a realizzare un avvenire
sostenibile per il genere umano? Come rinverdire il nostro orgoglio
di ingegneri civili, ma anche di cittadini del mondo moderno e di
portatori di una cultura razionale? Uno dei modi, noi crediamo, è
quello di riesaminare le grandi opere dell'ingegneria civile del
passato più o meno lontano. Tornare alle nostre radici, interrogare
il passato per pensare il futuro.. |
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L’ACQUEDOTTO PUGLIESE
THE APULIAN AQUEDUCT, “Engineering”, 1928
C. GUIDI, Giornale del Genio Civile, 1912
2001, pp. 96, cm 21x0 , € 10,33, [ISBN 88 86977 46 8]
Il volume prende spunto da una serie di articoli pubblicati nel 1928
dalla Rivista “Engineering”; essi, nel loro insieme, costituiscono
una straordinaria monografia che descrive il progetto e la
costruzione dell’Acquedotto Pugliese: un’opera, realizzata in Italia
e da Italiani circa un secolo fa, e che è stata definita la più
grande opera di ingegneria idraulica del mondo e un esempio di
Ingegneria Civile di alto livello, quale forse ormai è andato
perduto. A esempio, le condotte in cemento armato cerchiate,
utilizzate nell’opera, furono calcolate con un procedimento
appositamente sviluppato dal prof. Guidi del Reale Politecnico di
Torino, e che è esposto in un articolo sul Giornale del Genio Civile
del 1912, riprodotto anastaticamente. I disegni delle opere d’arte e
dei particolari costruttivi testimoniano la cura della progettazione
e il suo continuo adattamento alle condizioni incontrate lungo il
tracciato; le fotografie, infine, narrano l’epopea della
costruzione. |
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STORIE DI INGEGNERIA TRA TERRA E MARE
A.VERRUIJT: La conquista del territorio dei Paesi Bassi
M. HAMZA: La costruzione del Canale di Suez
W. F. MARCUSSON III: La costruzione del Canale di Panama
2002, pp. 90, cm 21x30, € 10,00 , [ISBN 88 86977 40 9]
Questo libro presenta tre grandi imprese dell’Ingegneria Civile: la
lotta per strappare al mare il territorio dei Paesi Bassi e la
costruzione, fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, dei due
grandi canali navigabili di Suez e di Panama. L’epopea dell'Olanda è
stata resa possibile, nell'arco di otto secoli, dalla tenacia e
dall’ingegnosità delle popolazioni, dei tecnici e degli scienziati,
e dall’ampiezza di vedute di principi e uomini di stato. Molto
diverso il contesto geografico e temporale nel quale si svolgono le
imprese di Suez e di Panama. Siamo proprio in quell’intervallo, a
cavallo fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, che lo
storico inglese Eric J. Hobsbawn ha chiamato l’età degli imperi, e
siamo in regioni, come l’Africa e l’America Latina, che sono state
il teatro degli imperi. Arricchiscono il volume illustrazioni,
fotografie e disegni delle opere d’arte. |