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GRANDI OPERE DI INGEGNERIA CIVILE
A CURA DI CARLO VIGGIANI
 

Se si paragona l’età della Terra all’altezza dell’Empire State Building, l’arco di tempo complessivo della presenza del genere umano equivale a una monetina posta sulla sommità del grattacielo. Il periodo storico potrebbe essere rappresentato dallo spessore di un foglio di carta velina sopra la monetina. E' in questo foglio di carta velina che l’uomo ha inciso profondamente sull’ambiente, dapprima per renderlo più amichevole e poi, secondo alcuni, fino a mettere a rischio la stessa sopravvivenza del pianeta. Secondo una definizione dell’Engineers Council for Professional Development l’Ingegneria è la professione nella quale le conoscenze fisico-matematiche, ottenute con lo studio, la sperimentazione e la pratica, vengono applicate con saggezza per utilizzare i materiali e le forze della natura per il benessere del genere umano.

Questa definizione ingenuamente positivista, così tipicamente americana, rende molto bene l’immagine dell’ingegnere come protagonista positivo, che prevale dalle origini della nostra civiltà (gli ingegneri egizi, greci, romani) fino alla metà del secolo scorso. Oggi invece l’ingegnere positivo, incorrotto ed incorruttibile, protagonista del progresso, nell'immaginario collettivo si è trasformato nel cementificatore, nell’’inquinatore, nell’uomo di tangentopoli. “Questa benigna struttura, la Terra – dice Amleto quando entra in scena nel secondo atto, tenendo in mano il suo libro – mi sembra diventata una sterile escrescenza,  e l’eccelsa volta aerea, il firmamento saldamente sospeso sopra di noi, maestoso soffitto intarsiato d’oro fiammante, m’appare come una miscela esplosiva di vapori perniciosi”. E contemporaneamente, come scrive Italo Calvino: “la Scienza non sembra più un'unità armonica di macrocosmo e microcosmo ma un continuo interagire di caso e necessità che si rifrange nell’infinita varietà delle cose, nell’irriducibile singolarità degli individui e dei fenomeni”. Come recuperare l'immagine di un ingegnere che contribuisca a realizzare un avvenire sostenibile per il genere umano? Come rinverdire il nostro orgoglio di ingegneri civili, ma anche di cittadini del mondo moderno e di portatori di una cultura razionale? Uno dei modi, noi crediamo, è quello di riesaminare le grandi opere dell'ingegneria civile del passato più o meno lontano. Tornare alle nostre radici, interrogare il passato per pensare il futuro..

 

 

L’ACQUEDOTTO PUGLIESE

THE APULIAN AQUEDUCT, “Engineering”, 1928
C. GUIDI, Giornale del Genio Civile, 1912


2001, pp. 96, cm 21x0 , € 10,33, [ISBN 88 86977 46 8]

Il volume prende spunto da una serie di articoli pubblicati nel 1928 dalla Rivista “Engineering”; essi, nel loro insieme, costituiscono una straordinaria monografia che descrive il progetto e la costruzione dell’Acquedotto Pugliese: un’opera, realizzata in Italia e da Italiani circa un secolo fa, e che è stata definita la più grande opera di ingegneria idraulica del mondo e un esempio di Ingegneria Civile di alto livello, quale forse ormai è andato perduto. A esempio, le condotte in cemento armato cerchiate, utilizzate nell’opera, furono calcolate con un procedimento appositamente sviluppato dal prof. Guidi del Reale Politecnico di Torino, e che è esposto in un articolo sul Giornale del Genio Civile del 1912, riprodotto anastaticamente. I disegni delle opere d’arte e dei particolari costruttivi testimoniano la cura della progettazione e il suo continuo adattamento alle condizioni incontrate lungo il tracciato; le fotografie, infine, narrano l’epopea della costruzione.

 

STORIE DI INGEGNERIA TRA TERRA E MARE

A.VERRUIJT: La conquista del territorio dei Paesi Bassi
M. HAMZA: La costruzione del Canale di Suez
W. F. MARCUSSON III: La costruzione del Canale di Panama


2002, pp. 90, cm 21x30, € 10,00 , [ISBN 88 86977 40 9]

Questo libro presenta tre grandi imprese dell’Ingegneria Civile: la lotta per strappare al mare il territorio dei Paesi Bassi e la costruzione, fra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, dei due grandi canali navigabili di Suez e di Panama. L’epopea dell'Olanda è stata resa possibile, nell'arco di otto secoli, dalla tenacia e dall’ingegnosità delle popolazioni, dei tecnici e degli scienziati, e dall’ampiezza di vedute di principi e uomini di stato. Molto diverso il contesto geografico e temporale nel quale si svolgono le imprese di Suez e di Panama. Siamo proprio in quell’intervallo, a cavallo fra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, che lo storico inglese Eric J. Hobsbawn ha chiamato l’età degli imperi, e siamo in regioni, come l’Africa e l’America Latina, che sono state il teatro degli imperi. Arricchiscono il volume illustrazioni, fotografie e disegni delle opere d’arte.