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A. Chiaradonna, A. De Angelis, A. Dello Russo, G. Ramaglia
QUATTRO STUDI DI INGEGNERIA SISMICA
Tratti dalle tesi di laurea vincitrici della III edizione del Premio "Sergio Rotili"

2015 • pp. 168 • cm 16x23 • € 18.00 [ISBN 88 86977 89 0] 


La scelta dei 4 lavori pubblicati in questo volume è caduta su due macrotematiche dell’ingegneria sismica, le strutture e la geotecnica; in ognuno dei casi si aprono due finestre diverse da cui guardare il problema specifico attraverso  una applicazione sviluppata in un lavoro di tesi.
Nell’ambito delle strutture si inseriscono i lavori “Analisi del rischio sismico di edifici ospedalieri: gli elementi non strutturali “ e “Valutazioni di vulnerabilità a scala territoriale: modelli e applicazioni a casi reali”. Nel primo caso viene introdotto il concetto di rischio sismico degli elementi non strutturali sottolineando le ricadute negative dei danni che il terremoto può causare su tamponature, tramezzi, impianti, arredi. Nel caso di un edificio destinato ad una funzione pubblica, non si tratta solo della sicurezza delle persone, che comunque possono essere danneggiate dal crollo di pareti e controsoffitti o dalla caduta di arredi e impianti, ma della perdita di funzionalità della costruzione, che nel caso di un ospedale è proprio la possibilità di soccorrere le vittime del terremoto. Oltre alla problematica generale viene approfondito il problema delle pareti di tamponatura, che in molti terremoti hanno presentato una elevata vulnerabilità. Il secondo lavoro rappresenta un assaggio di come si possono affrontare i problemi di vulnerabilità sismica degli edifici esistenti su scala urbana, attraverso l’analisi del caso studio degli edifici in muratura tipici del centro storico di Benevento. Il problema viene trattato ipotizzando che l’inquadramento territoriale si debba sviluppare senza procedere ad indagini approfondite sui singoli edifici ma solo in base alla conoscenza di parametri semplici quale il numero di piani, il tipo di muratura, il tipo di solaio. Viceversa il metodo proposto ed applicato al caso studio si presenta di tipo quantitativo nell’analisi degli edifici attraverso la modellazione non lineare di strutture schematiche rappresentative degli edifici reali. Il risultato finale consente di tracciare le mappe di rischio sismico del centro storico di Benevento che sicuramente sono utili per inquadrare le situazioni più critiche ed indirizzare in modo più efficace gli interventi di adeguamento sismico.
Nell’ambito della geotecnica si inseriscono i lavori: “Effetti di cavità sulla risposta sismica del sottosuolo: uno studio parametrico” e “Risposta sismica locale: applicazione al caso L’Aquila”. Nel primo lavoro si descrive un dettagliato studio parametrico sugli effetti di cavità ipogee sulla risposta sismica in superficie. Lo studio è parte integrante di un più ampio lavoro di ricerca sulla risposta sismica in condizioni complesse di sottosuolo, ispirato al caso di Castelnuovo (comune di S. Pio delle Camere, AQ). A seguito dell’evento sismico del 6.IV.2009, il centro abitato di Castelnuovo, distante oltre 20 km dall’epicentro, ha mostrato risentimenti associabili ad una intensità macrosismica, IMCS = IX-X. La presenza di un sistema di cavità ipogee che sottende gran parte dell’edificato storico può aver inciso sulla risposta sismica del colle, oltre che sulla vulnerabilità degli edifici sovrastanti. Nel secondo lavoro vengono evidenziati gli effetti della propagazione sismica “near-source”, verificatisi durante il terremoto abruzzese del 2009. Dai segnali sismici registrati a L’Aquila e nei paesi limitrofi nella valle dell’Aterno, per la prima volta in Italia sono stati “osservati” fenomeni tipici delle condizioni near-source, quali la direttività, componenti verticali del moto elevate rispetto alle componenti orizzontali, l’arrivo pressoché contemporaneo delle onde P e S. Lo studio effettuato getta le basi per un aggiornamento della mappa di microzonazione sismica lungo la valle del fiume Aterno. La determinazione della funzione di amplificazione lungo la sezione della valle, permette di individuare, infatti, aree affette da amplificazioni topografiche, frane da crollo e amplificazioni stratigrafiche.