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FONTI: I CLASSICI DELLA MECCANICA
A CURA DI ANTONIO DE SIMONE E
GIULIA VIGGIANI
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Perché leggere i
classici? Italo Calvino risponde dicendo che «un classico è
un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da
dire». E ancora, che «i classici sono libri che, quanto più
si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più, quando
si leggono davvero, risultano nuovi, inaspettati, inediti».
Lungi da noi la presunzione di volere aggiungere parole
nostre a quelle di Calvino. E, tuttavia, nel presentare
questa piccola serie, cosa dire per chiedere al pubblico la
sua attenzione? Viene in soccorso Truesdell: «conosco
giovani che hanno letto i lavori di Gibbs, Kelvin, Stokes e
Cauchy e persino di Eulero e Newton, non già per decorare un
loro articolo con un riferimento dotto, né per scrivere di
storia, ma in cerca di comprensione e metodo, rivelati dalla
voce dei giganti e non da traduzioni di pigmei». |
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Intendiamo occuparci
delle parole che, dall’età dei lumi in poi, hanno consentito
l’affermarsi del metodo scientifico nell’arte del progettare e
costruire. Chi si muove ai confini delle cose conosciute lascia
sempre, lungo il cammino, tesori da scoprire. Questo gli scienziati
già lo sanno. Ma a noi interessa raggiungere anche chi dell’eredità
delle parole dei giganti fa pratica quotidiana di studio o
professione. Studenti siamo stati tutti: idee capaci di trasformare
il mondo al loro apparire, ci sono potute sembrare come le pagine un
po’ avvizzite dell’album di un collezionista, con i nomi dei loro
inventori ingialliti assieme ad esse. Invece noi vorremmo che si
pensasse a quelle conquiste come a delle battaglie coraggiose, e che
si ricordassero gli uomini che le hanno combattute. E poi, i
professionisti. Perché molte grandi idee della meccanica sono
scaturite dalla volontà di progettare opere nuove, dalla necessità
di risolvere problemi concreti, urgenti, e mai affrontati prima.
Assistiamo invece oggi ad una crescente serializzazione
dell’attività progettuale, all’abbandono dell’idea di una università
che formi tecnici coscienti e pensanti. Non interessa più saper
costruire un oggetto, una teoria, ma solo usare quell’oggetto,
quella teoria. Questi processi ci spaventano. Perché temiamo che il
patrimonio acquisito negli ultimi tre secoli sia un patrimonio
fragile, da coltivare quotidianamente oppure perdere. Dice Pavese:
«… avere una tradizione è meno che nulla: è solo cercandola che si
può viverla…». |
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Jacques Heyman
IL SAGGIO DI COULOMB SULLA STATICA
1999 • pp. 232 • cm 16x23 • € 12,91
[ISBN 88 86977 15 8]
Il Saggio si occupa dei quattro principali problemi di meccanica
applicata del XVIII secolo: la flessione delle travi, la rottura dei
pilastri, la spinta delle terre e la spinta degli archi in muratura.
Il Saggio è qui riprodotto nel suo testo originale, tradotto in
italiano ed accompagnato da un saggio critico di J. Heyman. |
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Danilo Capecchi
LA TENSIONE SECONDO CAUCHY
2001 • pp. 144 • cm 16x23 • € 10,33
[ISBN 88 86977 25 5]
Questo libro cerca di far luce sull’evoluzione dei concetti relativi
all’analisi della tensione, ed è finalizzato all’idea che ne
suggerisce Cauchy nei suoi primi lavori, perché è essa che ancora
oggi viene studiata. Completano il volume le opere originali di
Cauchy degli anni 1822-1828 riprodotte integralmente e tradotte in
italiano. |
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